Ricetta beauty: il tonico alla camomilla

Il tonico è un prodotto che spesso viene snobbato nella propria beauty routine; niente di più sbagliato!

Il tonico è un prodotto fondamentale per la skincare routine.

La sua funzione è di riequilibrare l’acidità della pelle e prepararla a ricevere il trattamento successivo ossia la crema viso.

Se non avete il tonico in casa, ecco una semplice ricetta da provare con i filtri della camomilla. Le sue proprietà sono svariate: è nota per il suo potere calmante ma è anche un ottimo lenitivo per la pelle.

Se hai la pelle secca e sensibile questo è il tonico adatto a te!

Tempo di preparazione:

10 minuti.

Occorrente:

3 bustine di camomilla.

150 ml di acqua distillata.

Boccetta con uno spray.

Preparazione:

Mettete sul fuoco o nel microonde 150 ml di acqua distillata, riscaldate fino alla bollitura e inserite i 3 filtri nell’acqua calda. Trascorsi i 5 minuti attendete che si raffreddi e inserite il liquido in una boccetta con erogatore spray.

Il vostro tonico una volta raffreddato sarà pronto all’utilizzo e potrà essere conservato per 3 giorni in frigo.

Se preferite potete immergere una maschera di carta nel liquido e applicarla sul viso per 10 minuti.

La vostra pelle apparirà luminosa e idratata.

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Bar ristorante Tiki a Roma

Domenica a pranzo in città, ma quale? La bellissima Roma!

Il tempo metereologico da una piccola tregua e qualche raggio di sole timidamente fa capolino tra le nuvole. Un leggero languore mi dice che é ora di pranzo.

Essendo in zona EUR mi fermo al Bar ristorante Tiki. I tavoli nella veranda mi chiamano a loro, come pure il bel bancone dove c’è ogni ben di Dio.

La mia scelta cade sull’insalata di polpo ai profumi di agrumi e l’immancabile pizza romana. Sono stata brava e ho preso solo un pezzo.

Preso posto in veranda, mi sono gustata la mia scelta e devo dire che é stata ottima. Il polpo, finemente tagliato, si amalgamava bene con le verdure e pezzetti di arancia il tutto con un velo di ottimo olio di oliva.

La pizza alle zucchine era divina, la pasta non spessa e leggermente croccante che ha quel gusto che rimane impresso e non fa rimpiangere la scelta.

Locale pulito e chi mi ha servito é stato molto gentile; la parlata e l’allegria romana sono un contorno davvero apprezzato.

http://www.tikibar.it/

Un ritratto di artista: Pamela Colman Smith

Scrivere un articolo su Pamela Colman Smith non è cosa facile. La storia di questa artista del secolo scorso infatti potrebbe rientrare tranquillamente in quel genere che oggi viene definito “noir”. Ripercorrere questa storia significa sentire il sangue di Pamela che ancora scorre e chiede qualcosa di simile alla giustizia. Una giustizia però diversa, una giustizia in un certo senso “superiore”.
Pamela Colman Smith è conosciuta principalmente per aver illustrato il mazzo di tarocchi che attualmente viene più usato e cioè il mazzo di Edward Waite. Nel ‘900 è stato il mazzo più celebre. Certamente è bellissimo perchè Pamela era una grande artista ed aveva una mano veramente felice nel disegno.
Le sue illustrazioni infatti, di una modernità incredibile (uno stile che evoca l’odierno Manara, con echi deliziosamente liberty e rimandi a Doré), sprigionano una fantasia e immaginazione che tradiscono l’essere medianico di questa donna.
La sua bravura era comunque riconosciuta se fu lo stesso Yeats a introdurla nell’ordine della Golden Dawn. Subito dopo la sua entrata, l’ordine si scisse in due parti e lei aderì a quella retta da Arthur Edward Waite, che dirigeva il nuovo tempio di Iside- Urania.
La prima volta che sentii nominare Pamela Colman Smith fu durante i corsi che seguivo sul Tarot, tenuti a Milano da Philippe Camoin. Ricordo che rimasi molto colpita dal fatto che dopo aver finito di disegnare il mazzo, pare “impazzì” e fu rinchiusa in un ospedale psichiatrico, ma su questa storia non si trova nessuna notizia. La cosa certa è che scrisse una lettera al suo mentore Alfred Stiegliz nella quale diceva, a proposito del mazzo di Waite, che aveva finito un grande lavoro per pochissimi soldi.
Quindi sappiamo che fu retribuita poco per il lavoro svolto che lei sapeva essere di grande qualità e il successo che il mazzo continua ad avere è dovuto principalmente (se non completamente) alle immagini disegnate da Pamela.
Il modo in cui morì, poi, è di quelli destinati a lasciare un debito insoluto… morì nel 1951.
Una parabola impegnativa per un’artista che non smise mai di credere nel suo lavoro e in se stessa. La vita di Pamela apre a numerose riflessioni.
Personalmente non posso fare a meno di confrontarmi con la figura di questo interessantissimo personaggio semi-sconosciuto, per svariati motivi. Primo tra tutti il suo essere donna e artista, un connubio difficile oggi, figuriamoci a cavallo del secolo scorso. L’ambiente della Golden Dawn, in cui Pamela fu introdotta, non doveva essere un posto particolarmente aperto nei confronti della donna, ma lei, come sappiamo, aderì alla parte del nuovo tempio di Iside-Urania. Perchè? Perché era diventata amica del signor Waite, il quale le commissionò di disegnare il mazzo di tarocchi di cui ho parlato sopra, ma c’è un altro motivo più sottile.
Pamela era infatti una potente sensitiva, lo si capisce dalla sua Venere natale, nel segno dei pesci, un segno cristico (e quindi di salvezza), che ci dà un’importante chiave di lettura per comprendere bene il destino di questa Anima incarnata. Il nome del tempio in cui entrò poi, dice molte cose.
Il fatto che siano stati degli uomini a fondare un tempio che prendeva il nome da due donne o meglio sarebbe dire, da due degli aspetti più alti dell’essenza femminile, ci dice che l’ambiente in cui entrò Pamela era comunque attento al lato femminile della realtà. Peccato però che fosse pur sempre una visione maschile e, purtroppo, utilitaristica.
La tentazione di sostituirsi al Creatore per plasmare e creare nel vero senso della parola la parte femminile della realtà, è grande nell’uomo. Personalmente credo sia un moto egoico profondo e grave e la storia di Pamela mi spinge a concludere che questo genere di atteggiamento sia purtoppo quasi sempre una pagliacciata di facciata.
Da quello che si comprende leggendo la biografia di Pamela infatti, alla sua morte nessuno dei membri della Golden Dawn si presentò al funerale (il signor Waite era già morto come anche il signor Crowley) e la sua tomba non si sa dove sia. Questo fatto è molto grave all’interno di un ambiente magico-esoterico come quello di cui stiamo parlando.
Il momento della morte, infatti, costituisce il momento più importante nella vita di un essere umano e il modo in cui si lascia questa vita, se guardato dalla giusta prospettiva, contiene informazioni fondamentali per comprendere meglio anche la parabola di vita appena trascorsa.
Sappiamo che Pamela morì a 73 anni in seguito alla sua conversione al Cristianesimo. Questo è un dettaglio importantissimo che finora è sfuggito e che credo sia arrivato il momento di approfondire.
Il fatto che questa donna abbia sentito l’esigenza di qualcosa di più alto, lo dice chiaramente l’amarezza che nasce dal seguire la sua parabola, che non può essere definita “discendente”. Pamela infatti riceveva conferme continue della sua bravura, sapeva di essere un’artista qualificata. Non era questo il suo problema. Il suo problema reale erano i soldi. Pamela, infatti, che ricordiamo aver vissuto per 40 anni con la stessa compagna di vita, non veniva retribuita abbastanza per la qualità dell’opera che svolgeva e questo può essere il motivo principale per cui accettò di entrare nel tempio di Iside-Urania del signor Waite. Questo sospetto è rafforzato dalle parole deluse che Pamela disse al suo mentore e di cui prima abbiamo fatto citazione.
Prima di proseguire è doveroso fare una breve precisazione. Lungi da me il voler relegare la parabola di Pamela a una questione sessita. Sarebbe troppo facile infatti dare la colpa al maschio cattivo e prepotente che detiene il potere e sfrutta la donna, nella sua essenza, in ciò che a lui manca e cioè il lato mistico-sensitivo. Lungi da me anche il voler lanciare una croce addosso a qualcuno, il lancio della croce infatti è uno sport che lascio volentieri a chi non ha un punto di vista.
Il mio intento è semplicemente quello di fare un ritratto di Donna, come io lo sento, senza pretendere di avere ragione ma solo per spingere il più possibile a una riflessione seria, che nel nostro tempo assume un’importanza capitale.
Vivamo infatti in un secolo in cui la donna è chiamata a una presa di coscienza che significa essenzialmente un guardarsi dentro, risolversi e rendere al mondo ciò per cui dovrebbe essere stata creata, in un’ipotesi creazionistica che non mi trova per niente in disaccordo.
Sappiamo che Pamela, nel 1911 si convertì al Cattolicesimo e creò una casa vacanze per sacerdoti cattolici. Una scelta bizzarra e interessante che ci racconta molte cose.
Delusa probabilmente dal fallimento della sua entrata nella Golden Dawn, dalla quale sperava di ricavare quel benessere economico che le mancava e che lei sapeva di meritare in quanto brava professionista nel mestiere di illustratrice prima che artista, si era convertita. L’atto di conversione, soprattutto per una persona che ha le esperienze che Pamela aveva, non nasce solo da una questione di tornaconto e utile. Provenendo dalle file dell’esoterismo più forte sicuramente una conversione deve essere vista anche e soprattutto dal punto di vista di ricerca spirituale…di ricerca di quella luce che proviene necessariamente da una fonte più alta, una fonte “super partes”.
Una donna sensitiva e mistica, queste cose le comprende senza ombra di dubbio. Se la conversione le abbia portato quella luce di cui lei, come tutti, aveva bisogno, non possiamo saperlo dai dati della sua vita.
Pamela infatti morì in povertà e tutti i suoi effetti personali, compresi i disegni, furono venduti per saldare i debiti che aveva contratto.
La sua compagna non ricevette nulla, compagna che ricordiamo le rimase accanto per quarant’anni.

Una storia amara, di quelle da dimenticare perchè ricordarle equivarrebbe a sollevare veli pesanti, iniziare riflessioni pericolose, che presuppongono per prima cosa una capacità di intelligenza e discernimento che non è facile raggiungere.

Ciò che posso fare io, da studiosa del Tarot di Marsiglia, è proporre un confronto tra la versione del “matto” presente nel Tarot e quella nel mazzo di Rider Waite, precisando che questo confronto fu luminosamente suggerito da Philippe Camoin durante i corsi. Quindi io mi limito a riproporre una riflessione che, nel tempo, non ha mai perso in me la carica di importanza che possiede e credo sia una riflessione doverosa da fare, dal momento che il mazzo di Waite è uno dei più usati ancora oggi.
Nel Tarot di Marsiglia la carta del matto, che ricordo non ha numero, rappresenta l’Anima che intraprende il viaggio di ritorno verso la meta rappresentata dalla carta XXI e cioè il Mondo. Il matto del Tarot di Marsiglia è un personaggio che cammina, con un sacco in spalla e si muove in direzione sinistra destra. Da questo punto di osservazione non è separabile da quello che è stato definito “mandala Camoin”, la disposizione cioè dei restanti 20 Arcani in tre file da sette carte ognuno, che rappresentano le tappe del percorso che l’anima si accinge a fare nella vita. Tappe difficili perchè la via dell’Anima (quando ritorna a casa) è sempre la più complicata, in quanto si oppone al flusso discendente che l’ha attratta verso la materia.
Il matto del Tarot di Marsiglia è spinto da un cane, che è anche un demone, azzurro (il colore della pelle di un’altro arcano importante del mazzo, il numero XV, Le Diable, ma anche il colore del cielo).
Nel mazzo di tarocchi di Rider Waite, al contrario, il matto è raffigurato come un bel giovane slanciato, con la testa ornata da un copricapo piumato, il sacco in spalla, un fiore bianco in mano, il volto rivolto al cielo, che cammina in direzione contraria a quella del matto del Tarot di Marsiglia, senza guardare dove mette i piedi, pericolosamente verso l’orlo di un precipizio… un cane bianco lo accompagna festoso; facile immaginare che se niente fermerà la sua spensierata follia, precipiterà di sotto.
Questo raffronto semplice, che ognuno può fare senza alcuno sforzo, basta osservare i disegni delle due carte, contiene un monito importante e anche una chiave di volta all’interno del contesto esoterico nel quale il Tarot si inserisce.
Le origini del Tarot di Marsiglia infatti sono avvolte nel mistero, sicuramente risalgono a conoscenze veicolate dai padri del deserto. Ci sono molte ipotesi a proposito e personalmente ho una mia idea in merito, idea che non mi interessa divulgare perchè contribuirebbe solo a creare maggiore confusione nella testa del lettore digiuno di certi argomenti.
La cosa che invece mi interessa sottolineare perchè inerente alla vita di Pamela è il fatto che a questa artista medianica fu commissionato di disegnare un mazzo che nasceva dalla mente di un grande esoterista del passato, il quale aveva dato una sua personale visione dei 22 arcani, visione che ha condotto Pamela in psichiatria, o almeno così pare. Questo è un fatto da sottolineare e un monito da lanciare a tutti coloro che, attirati dalla bellezza ed eleganza indiscussa dei disegni, si lasciano ispirare da questo mazzo e magari lo usano anche per rispondere a domande di inconsapevoli consultanti.
Paola Marchi

Barbarie Italiana a Montecitorio

A Palazzo Montecitorio arriva
“BARBARIE ITALIANA”
Fateci smettere questo spettacolo!

Giovedì 22 novembre, in vista della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio ospiterà il format teatrale, ideato e scritto da Betta Cianchini che sarà presentato a cento studenti di istituti romani.

La storie italiane di una madre e di suo figlio, quella di un uomo e quella di una donna sono state scelte tra i diciannove racconti del format, proprio per restituire la visione di un vissuto maschile e di uno femminile. Seguirà la lettura delle testimonianze raccolte per le strade di Roma e provincia dalla stessa autrice. Testimonianze che tradiscono la vera natura del fenomeno, dimostrando che ci troviamo in presenza di un fenomeno culturale e trasversale.

Alcune testimonianze saranno lette dalla Vice Presidente della Camera Maria Edera Spadoni, da deputati, dagli stessi ragazzi degli istituti invitati, dalle giovanissime attrici della Compagnia Tacco 16 di Laura Milani e Francesca R. Miceli Picardi.

“Barbarie italiana” – Fateci smettere questo spettacolo! – è un progetto formativo, informativo e performativo di sensibilizzazione artistica sul tema della violenza contro la donna, presentato in tante parti d’Italia in collaborazione con le associazioni che ne hanno condiviso il contenuto: BeFree, AssoLei, DGayProject, Punto D, C.A.M. (Centro Ascolto Uomini Maltrattanti) e attualmente con il grande e prezioso lavoro de “Le Funambole”, di cui Betta è socia fondatrice.

Le quattro storie raccontate, tra cui Il cassetto dei calzini con Gabriela Eleonori e Simone Bobini, Il buon padre di famiglia con Valerio Morigi e Amavo quell’uomo con Federica Quaglieri e le Tacco 16 di Laura Milani, prendono vita dall’analisi di fatti di cronaca e di centinaia casi di violenza domestica, nonché dalle testimonianze raccolte dalla stessa autrice.

“Questo progetto si ripromette di portare alla ribalta il problema da un punto di vista troppo spesso ignorato: gli uomini violenti sono stati prima di tutto figli, fratelli, quindi alunni. È soprattutto a loro che dobbiamo parlare. Una vera e propria maratona teatrale per raccontare e denunciare una barbarie italiana che non smetteremo di raccontare fino a quando ci saranno ancora casi di femminicidio”, spiega Betta Cianchini.

Le testimonianze da lei raccolte sono spesso oggetto di studio e occasione di dibattito nei Congressi, nelle Conferenze, nelle scuole e nelle tavole rotonde sulle pari opportunità e sulle problematiche di genere. Le storie raccontate sono storie italiane. Ognuna di queste storie non è la mera narrazione di un unico fatto di cronaca perché raccontarne la crudeltà rischierebbe di abusare di una vita che già di suo è stata intrisa di soprusi e dolorosa profanazione. Ogni storia messa in scena è il puzzle di tante storie di vita quotidiana che hanno alla base le stesse violente dinamiche culturali ed emotive.

“È importante portare nelle scuole la testimonianza della fondamentale differenza tra amore e possesso”, prosegue l’autrice, che realizzerà il suo spettacolo all’interno delle scuole romane in collaborazione dell’artista Alan Bianchi e l’Associazione Le Funambole grazie al sostegno di Squadra Credit, azienda da sempre attenta alle problematiche sociali, che ha deciso di sostenere e promuovere il progetto.

Betta Cianchini ha già presentato il suo lavoro in diverse sedi istituzionali ed è stata invitata per ben due volte a prendere parte alla Giornata Mondiale contro la Violenza sulla donna indetta dall’O.N.U. nel 2013 e nel 2014. Nel 2015 ha avuto l’onore di essere invitata al Quirinale per la celebrazione della giornata della donna dal Presidente Napolitano per il suo “importante lavoro e zelo nella battaglia contro la violenza sulla donna”.

Ufficio stampa: Madia Mauro

Protagoniste femminili forti – Il grande inverno di Kristin Hannah

Titolo: Il grande inverno

Autrice: Kristin Hannah

Casa Editrice: Mondadori

Genere: Narrativa

Formato: Rilegato/ eBook

Pagine: 452

Ci troviamo nuovamente di fronte ad un grande romanzo della scrittrice Kristin Hannah, romanzo in cui la bravissima autrice con il suo stile sempre lineare che colpisce diritto al cuore, ci narra di due protagoniste femminili forti ( come anche nel suo precedente libro, L’Usignolo), questa volta madre e figlia, Cora e Leni.

Siamo negli anni ’70.
Ernt Allbright, americano reduce dalla guerra in Vietnam, ritorna a casa prostrato da uno stato di profonda instabilità mentale. Dopo essere stato licenziato un’ennesima volta, decide improvvisamente di trasferirsi con la moglie Cora e la figlia tredicenne Leni, nella selvaggia Alaska.
Ernt e Cora litigano continuamente e violentemente, hanno tra loro un rapporto ossessivo di amore, se così si può definire un’ossessione, e odio. Questo porta Ernt ad essere violento nei confronti di sua moglie e picchiarla dopo ogni discussione, contraddizione o a causa dell’estrema e patologica gelosia che nutre nei confronti della donna. Cora continua a perdonarlo, aggrappandosi all’idea che la causa del comportamento di suo marito siano le grandi sofferenze subite durante la guerra.

In Alaska la famiglia si stabilisce in uno sperduto paesino, abitato da una piccola comunità di persone molto temprate e autosufficienti.
Ma purtroppo l’Alaska è un territorio molto ostile e d’inverno il buio regna sovrano per diciotto lunghe ore, peggiorando il fragile stato psicologico di Ernt e tutto ciò che accade al di fuori della casa, il ghiaccio, gli attacchi degli orsi, la mancanza di alimenti, sembrano nulla rispetto alla violenza che si consuma da parte dell’uomo contro la moglie all’interno delle mura domestiche.

Leni e Cora devono affrontare la realtà: sono sole.

Grazie alla comunità che si stringe inaspettatamente intorno alle due donne, riusciranno a sopravvivere superando pericoli estremi. Ernt, nonostante l’amore incondizionato che riceve dalla moglie, diventa ingestibile, portando il finale alle estreme conseguenze.

In questo romanzo l’amore si intreccia e si mescola con l’odio. I due sentimenti si rincorrono per prendere a tratti il sopravvento l’uno sull’altro.
La violenza usata nei confronti delle due protagoniste è sia fisica che psicologica.
Donne forti che affrontano anni difficili vessate da un uomo possessivo e fuori controllo, con grande coraggio e forza d’animo.

L’Alaska è un paese meraviglioso e terribile allo stesso tempo e la scrittrice descrive minuziosamente paesaggi al contempo affascinanti e spaventosi.

In questo romanzo c’è troppo di tutto: troppa violenza, troppa sofferenza, troppo amore, troppa desolazione, troppa crudeltà, troppa luce e troppo buio.
La storia è molto intensa e il ritmo della narrazione è molto serrato, per cui il lettore deve ogni tanto fermarsi per riprendere a respirare.
Libro consigliato, ma reggetevi forte prima di iniziarne la lettura: sarà come salire sulle montagne russe!

Il ritorno di Mary Poppins

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Mary Poppins non ha certo bisogno di presentazioni, ha allietato la nostra infanzia, ci ha fatto sognare e continua a farlo ancora adesso con le nuove generazioni.

La storia comincia nel 1910 con Bert, un uomo tuttofare che, durante una sua buffa esibizione come musicista, viene interrotto dal vento dell’Est che subito lo fa insospettire, mentre la vita degli abitanti di Viale dei Ciliegi, dove vive la famiglia Banks e il puntualissimo Ammiraglio Boom, continua come se nulla stesse per accadere.

Al numero 17 di Viale dei Ciliegi, George Banks, integerrimo bancario di Londra, gestisce la propria casa in maniera ferrea e precisa pretendendo sempre che le cose funzionino perfettamente. Ma tutto si complica dopo le dimissioni di Tata Ketty causate dai due birbanti figli, Jane e Michael. E così si ricomincia con la scelta di una nuova tata grazie a un annuncio sul Times. Tutto sembra procedere, tutto sembra andare nei piani dell’integerrimo Banks, sino a che il primo dei tanti eventi magici non accade e alla loro porta si presenta la stravagante Mary Poppins e la vita della seriosa famiglia, ma anche di molti degli abitanti di quella via, in particolare del buon Bert, non comincia a cambiare radicalmente… E qui ci ritroviamo all’indimenticabile film del 1964 diretto da Robert Stevenson, basato sulla serie di romanzi scritti da Pamela Lyndon Travers.

Ma cosa accadrà nella nuova trasposizione cinematografica che arriverà il 20 dicembre 2018, diretta da Tim Burton?  Ritroveremo Michael Banks, negli anni 30, ormai un uomo adulto e che abita ancora al numero 17 di Viale dei Ciliegi con i suoi tre figli Annabel, John e Georgie. Anche lui, come il padre e il nonno, lavora presso la Banca di Credito di Londra, ma i tempi sono davvero duri e il suo impiego è a tempo determinato. Come se non bastasse, la famiglia sta cercando di superare la recente morte della moglie di Michael, ma nulla sembra andare bene e neanche la loro storica tata sembra riuscire nell’impresa.

Jane cerca di aiutare suo fratello e i suoi nipoti anche occupata com’è a combattere per i diritti dei lavoratori, incentivata dall’entusiasmo per i diritti ereditato da sua madre.

I bambini si sentono tristi e di conseguenza stanno crescendo troppo rapidamente, proprio come i due fratelli da piccoli, nonché il padre e la zia, prima di loro. Fortunatamente, però, il vento inizia a cambiare e Mary Poppins, la bambinaia che con i suoi straordinari poteri magici è in grado di trasformare qualsiasi mansione giornaliera in una avventura incredibile e gioiosa, torna nelle loro vite, senza essere invecchiata di un giorno. Con nuovi e simpatici personaggi…

Due attrici fantastiche: Julie Andrews prima e ora Emily Blunt.

Due personaggi indimenticabili: Dick Van Dyke prima e ora  Meryl Streep.

Sono sicura che anche questa volta le emozioni non mancheranno e rivivere le stesse sensazioni con nuovi personaggi sarà semplicemente speciale.

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