Libere di Vincere! Intervista alla campionessa Manuela Di Centa

Qualche giorno fa ho avuto il piacere di intervistare Manuela Di Centa, che oltre a essere un’amica è una grande atleta che ha regalato all’Italia, al suo Friuli-Venezia Giulia e allo sport molte emozioni e medaglie.

Il suo sorriso ha sempre incantato tutti, come la sua forza e la sua determinazione nello sport e nella vita. Con questa chiacchierata scopriamo l’atleta, ma anche la donna che è Manuela Di Centa. Una donna che con la sua caparbietà ha rotto molti schemi, lasciando alle generazioni future di donne un’eredità da custodire, perché siamo tutte “Libere di vincere”.

Ciao Manuela e grazie per aver accettato l’invito di Pink Magazine Italia per questo caffè. Possiamo iniziate questa chiacchierata chiedendoti della tua carriera di sciatrice, che è iniziata molto presto…

Grazie a voi per l’invito. Provengo da una famiglia di atleti e il mio primo insegnate e allenatore è stato mio padre. Babo portava a sciare me e i miei fratelli non facendo differenze di sesso; ci allenavamo, sciavamo e giocavamo tutti assieme. Sono cresciuta con la convinzione che non ci fossero divisioni – come le chiamano ora – di genere, quindi vivevo come tutti gli altri. L’atleta non è né femmina né maschio. Per me è sempre stata la persona a esprimere il suo valore di sportivo, non il sesso. Babo ci ha sempre detto che ci sono gli atleti e gli atleti si allenano al massimo. Logicamente tutto cambia quando si entra nell’adolescenza e si capisce che ci sono differenze e si entra nell’ufficialità dello sport, ma il mio pensiero non è cambiato. Anche da adulta ho mantenuto questa convinzione; erano differenze date dalla natura, quando si gareggiava non c’era una distinzione sessuale. Proseguendo la carriera ho compreso cosa volesse dire essere una sportiva donna, con la conseguenza di essere valorizzata meno degli atleti uomini.

Quindi ora la domanda che sorge spontanea è: quanti sacrifici fa una donna per raggiungere certi traguardi? Ricordiamo ai lettori che hai vinto sei medaglie olimpioniche, sette medaglie mondiali e le due coppe del mondo. 

Stringi i denti, fai molti sacrifici e allenamenti: una lotta quasi continua per avere le stesse opportunità che gli uomini, in maniera naturale, hanno sempre avuto e hanno. Overcoming è una parola che mi piace molto: andare oltre cioè fare quello che ti viene chiesto con il pensiero che lo puoi fare meglio. A volte non si può fare la rivoluzione e non serve rivendicare, perché è un dispendio di energie e alcuni blocchi culturali devono sciogliersi naturalmente. Quindi negli anni ho imparato che chiedere pari considerazioni per tutti, ragazze e ragazzi, e per raggiungere questi cambiamenti, devi passare per dei momenti in cui devi sopportare e mandare giù bocconi amari. Il pensiero che tu sei più brava, più capace degli altri è un’ancora di rigenerazione che dal negativo ti porta al positivo. Di episodi che hanno segnato la mia vita di atleta ce ne sono molti e posso dire che le nuove generazioni hanno la forza di essere quelle che sono, perché atlete come me si sono battute per il riconoscimento di titoli, retribuzioni e onori. Bisogna comprendere che il campione è senza sesso, non ha bisogno di un tesserino per accertare il suo genere, ma lo dimostra sul campo.

Dopo la tua ultima gara olimpionica hai annunciato il ritiro dalle competizioni e sei diventata una deputata italiana al parlamento Europeo, un membro del CONI e membro CIO eletto, la prima donna italiana a ricoprire queste cariche; come la prima donna a conquistare la vetta dell’Everest. Quanto è difficile per una donna raggiungere alcune posizioni dirigenziali?

Effettivamente nella mia vita ci sono state tante prime volte. Sono stata la prima donna e atleta a livello internazionale a diventare membro eletto CIO, sostanzialmente il parlamento mondiale dello sport. Per cercare di cambiare qualcosa per te e per gli altri bisogna farlo ai tavoli dirigenziali. Ho aperto una porta importante, ma l’ho aperta troppo presto. Sono stata la prima donna in Friuli-Venezia Giulia eletta al Parlamento, certamente io sono atipica perché arrivo dal mondo dello sport e della dirigenza sportiva che hanno aperture mentali diverse, in quanto lo sport ha contatti con diverse Nazioni. Questa contaminazione l’ho portata anche nella politica, ma certamente la mia apertura si è scontrata con delle chiusure mentali maschili. Come donna si può dire che le difficoltà sono maggiori nel ricoprire certe posizioni, basta pensare che nella dirigenza sportiva non c’è una presidente donna in nessuna federazione italiane; ci sono le atlete, ma non ci sono le dirigenti. Nei vari settori troviamo difficoltà negli equilibri di genere, oppure di avere pari opportunità per esprimere nel lavoro quello che un maschio farebbe normalmente, invece una donna deve spiegare perché lo fa, non si dà per scontato che lo può fare. Essendo stata un’atleta ho avuto la possibilità di parlare anche per gli altri e così di accelerare i processi di riconoscimento dei livelli, perché non è entusiasmante sentirsi dire che “essendo una donna, tu vali di meno”.

A tutte noi, in particolare alle donne delle nuove generazioni, quale messaggio vuoi far arrivare?

Di essere sempre se stesse, perché questa è la nostra forza. Di essere libere di esprimersi, di pensare e di agire, di trovare sul loro percorso di vita qualche persona che mostri loro nuove aperture mentali. Una ragazza di adesso deve prendere coscienza, per capire il suo essere e l’area in cui vive o lavora. Questo pone tutte noi su una strada equilibrata, che vuol dire rispetto della propria dignità e quella degli altri. Spero che con i mezzi che ci sono adesso, le nuove generazioni comprendano come vogliono evolvere e dove vogliono andare. Hanno una forza interiore che deve solo esplodere. La grandezza delle donne, delle atlete è che hanno grandi energie per vincere. Una donna realizzata è soddisfatta, serena, tranquilla della propria vita.

Siamo in un momento molto delicato per le donne: un periodo, sfortunatamente lungo, fatto di abusi e omicidi… tu come lo vivi?

La vivo come una ferita; quando sento di questi atti ho dolore per tutte le situazioni che esistono nel segreto dei cuori delle donne che molte volte rimangono muti. Vivo un senso di impotenza, ma sono convinta che tutte queste situazioni, che fanno male a tutte noi, possano far capire a chi sta soffrendo di uscirne prima che sia troppo tardi, di avere il coraggio di cercare aiuto, di denunciare e di dire basta. Non deve essere assolutamente una condizione normale, perché certe azioni sono esecrabili.

Hai molti progetti e una causa che ti sta molto a cuore: le Portatrici Carniche. Dall’emozione che noto sul tuo volto, è un argomento che ti tocca: ce ne vuoi parlare? 

Con molto piacere, perché anche il Presidente Mattarella che le ha ricordare a Redipuglia. Sono figure poche conosciute, per fortuna tutto questo sta cambiando partendo proprio dalla culla della democrazia in Parlamento, Queste donne ora sono entrate nella memoria della grande storia, donne dalle quali trarre grande forza; sono un esempio per tutte noi. Io mi sento una Portatrice e sono nipote di una Portatrice Carnica, ma non ho mai saputo quello che realmente ha passato, la sua sofferenza e le angherie subite. Solo quando ho iniziato a documentarmi ho compreso certe sue frasi e atteggiamenti. Erano delle donne forti e audaci, che in un periodo storico importante per l’Italia, come la Prima guerra mondiale, hanno aiutato il Regio Esercito con coraggio e intraprendenza. I valori della donna che nelle Portatrici possiamo trovare, devono dare forza anche nelle situazioni di fragilità che a volte proviamo. A volte non possiamo cambiare tutto, ma possiamo mettere in moto un cambiamento. Assieme a un’amica, che poi saresti tu (ndr Stefania P. Nosnan), abbiamo aperto un sito www.portatricicarniche.it che è il sito ufficiale ed è nata anche la collaborazione per un romanzo che uscirà nei prossimi mesi.

Grazie Manuela per essere stata con noi, per averci aperto la porta sulla tua vita e sulle tue esperienze che sono state un “apripista” per le nuove generazioni.

 

 

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Cento capi, un armadio solo – I BOTTOM

L’operazione di ottimizzazione dell’armadio va avanti e oggi vi parlo dei dieci pezzi di sotto, i bottom, che nel nostro guardaroba non possono mancare.

  1. Jeans skinny push-up

Avete presente quei giorni in cui ci sembra che nulla ci vada bene, tutto ci ingrassa, niente ci dona… Quei giorni apocalittici in cui non siamo mai soddisfatte di come ci vediamo e meditiamo le scuse più improbabili per non uscire. Ecco, i jeans skinny effetto push-up, blu scuro ci salvano dall’emergenza. Sono quei jeans che ci staranno sempre bene, che con il colore scuro ci levano anche quel chilo (immaginario) che ci vediamo in più.

  1. Jeans lavaggio chiaro strappati

È il pezzo rock che nell’armadio non può mancare. Sono intramontabili, non passano mai di moda e ci permettono di creare look sempre diversi a seconda degli abbinamenti. Visto che vogliamo farceli durare una vita, non lesiniamo, puntiamo sul sicuro con dei Levi’s. E se con il tempo si formeranno altri strappi… meglio.

  1. Pantaloni di pelle

Non è obbligatorio che siano di pelle-pelle. Possono essere di simil-pelle o jeans effetto cerato, ma un paio, nell’armadio bisogna averlo. Regalano un tocco sfacciato ma quando li indossiamo, dicono “Sono una persona sicura di me” e a volte, ci servono dei vestiti che parlino per noi. Possiamo sdrammatizzarli con delle sneaker, o renderli più femminili con una décolleté nude.

  1. Shorts di cotone bianchi

Le dive degli anni ’50-’60 li hanno resi iconici: Audrey Hepburn, Marilyn Monroe, Brigitte Bardot… lo short bianco, in estate è un must. Fa risaltare l’abbronzatura e regala qualche centimetro alla gamba, che non guasta. E si abbina con tutto. L’unica cosa, è che sia 100% cotone e soprattutto… della taglia giusta. Non troppo aderente (l’effetto seconda mutanda non ci piace) e non troppo largo (anche l’effetto pannolone non dona).

  1. Shorts di jeans sfrangiati

Anche qui vale la regola sopra, la taglia deve essere perfetta perché il capo di doni. Per il resto, questo short dal sapore neo hippy è un altro must che non deve mancare. Dalle converse ai sandali, dalla zeppa all’infradito, può passare da indumento da spiaggia a outfit serale per un aperitivo. A me piace regalargli un tocco glam allacciando in vita un lungo foulard colorato al posto della cintura.

  1. Gonna a tubino

Per il lavoro o una serata a cena, questa gonna è sempre perfetta, e ci permette di coprire qualsiasi appuntamento dalla mattina alla sera con un solo outfit.

La inventò Dior, negli anni ’40 e da allora non è MAI andata fuori moda, anzi, la si trova in mille varianti: con la zip, con i bottoni, in paillettes, in simil pelle, o in pizzo.

E sfatiamo il mito che per indossarla servono i tacchi: con un paio di Adidas Stan Smith fa la sua gran bella figura!

  1. Pantaloni khaki da cavallerizza

Il pantalone khaki aderente è perfetto per sfoggiare un look che sia sportivo ma allo stesso tempo elegante. Si abbina a ogni tipo di top e ogni tipo di scarpa, ma per un total look effetto Kate Middleton, basta uno stivale al ginocchio e un maglione color pastello. Ed è subito England Polo Cup.

  1. Pantaloni militari

A ogni stagione, la moda trova la strada per reinventarli, quindi, una volta messi nell’armadio, i pantaloni militari sono un’assicurazione sulla vita. Tra l’altro non hanno bisogno di troppo impegno, perché fortemente caratterizzati come sono, basta abbinarci una Canotta bianca o nera, o una camicia e il look è già perfetto. Il tocco in più e indossarli con il tacco: il contrasto femminile/maschile è di super impatto.

  1. Gonna plissé

Che sia di lana, seta, cotone, simil pelle, la gonna plissè è quel tocco bot-ton che ci permette di giocare con l’effetto scultoreo delle pieghe regala dinamicità e movimento all’outfit. Questa gonna ha il grande pregio di sottolineare il punto vita e di essere adatta a ogni tipo di body-shape.

  1. Gonna jeans

Non ha bisogno di presentazioni, la gonna in denim ci vuole. Il grande pregio di questo indumento è che è perfetto per ogni stagione: d’estate a gambe nude, d’inverno con un collant, nelle mezze stagioni con delle parigine… è il capo che non si leva mai dall’armadio.

Per assicurarsi di avere una gonna jeans eterna la regola è solo una: comprarne un modello plain, senza applicazioni, strass, glitter, borchie, strappi che potrebbero farla “invecchiare” nel giro di qualche mese.

Occhio alla misura, però. Non deve mai essere troppo corta! Dobbiamo poterci piegare senza il rischio di mostrare la nostra biancheria al mondo intero!