Una principessa in fuga di Elizabeth von Arnim

Nuova edizione Fazi che aggiunge un altro volume all’opera pubblicata di Elizabeth von Arnim ammantando anche questa copertina di colore e di brio. Nuova anche la traduzione, piacevolmente più fluida.

Persino una fiaba in mano a Elizabeth von Arnim diventa materia originale e ironica e in questo caso è la principessa Priscilla a farne le spese.

Stanca di vivere tra gli agi e le regole di un granducato sperduto tra le montagne, la principessa decide di fuggire verso l’Inghilterra, patria di ogni libertà. Al suo fianco il fedele bibliotecario che da sempre l’ha nutrita a forza di libri e ideali e che da artefice diventa strumento della sua ribellione.

Priscilla, invece, era una sognatrice, una poetessa che non scriveva poesie, dotata di un’anima che non riusciva a esprimersi ma che era colma dei desideri e degli amori da cui nasce la poesia. Come le sorelle, non aveva conosciuto altra vita, eppure sognava continuamente un’esistenza diversa, la desiderava, la trovava nei libri. Solo una persona la incoraggiava, ma basta poco per spianare la strada a chi è determinato a ribellarsi. Questa persona – un uomo anziano – fu all’origine dello scompiglio che seguì.

Nell’incantevole cottage immerso nella idilliaca campagna inglese, Priscilla si sente rinascere, non più soffocata dall’etichetta che imbrigliava ogni suo pensiero e movimento:

Non c’è posto migliore di Symford per chiunque cerchi un luogo pittoresco dove le case sono coperte di rampicanti; un luogo ove trascorrere anni tranquilli in lento cammino sul sentiero della pace. Symford è uno dei villaggi più graziosi dell’Inghilterra. Incarna e possiede tutte le qualità che ci si aspetta di trovare in un villaggio ideale: innanzitutto è nascosto come un nido tra le pieghe delle colline; è minuscolo e isolato; vi si trovano cottage antichi e con il tetto di paglia; la locanda sembra uscita da un libro di fiabe, con un’insegna pittoresca e un locandiere dall’aspetto cordiale; la chiesa si erge meravigliosamente al sommo di una collinetta tra alberi secolari, veneranda come il suo parroco, uomo dallo sguardo così mite che incrociarlo equivale a ricevere una benedizione.

Ma non tutto va come sognato: lei continua a comportarsi, ahimè, come una principessa generosa e magnanima verso i suoi nuovi vicini e la cosa risulta alquanto strana nella vita di tutti i giorni.

Inoltre, Priscilla e il fedele Fritzing si accorgono presto che le principesse costano e hanno bisogno di soldi per il loro sostentamento. Quando finisce la riserva di denaro che dava loro da vivere, i rapporti tra i tre mal assortiti -c’è anche una cameriera tuttofare- inquilini del cottage si fanno improvvisamente tesi e complicati.

Come nella più classica delle fiabe: chi arriverà a salvare la principessa?

Divertente, come sempre, il modo di narrare di von Arnim la cui voce ogni tanto fa capolino tra le righe della storia con qualche commento sornione e pungente:

Tuttavia la mia storia non tratta della distruzione dell’anima, perciò non indugerò oltre su un argomento tanto nefasto. Noi, che come Priscilla siamo accoccolati sotto l’ala della Fortuna e godiamo del suo tepore, possiamo permetterci di fare le boccacce a quella grigia sorella che ci passa vicino zoppicante e scura in volto. Forse un giorno sentiremo il morso dei suoi artigli? Quando accadrà cerchiamo almeno di non sobbalzare per il dolore; colui che pur soffrendo riesce a fare le boccacce e a ridere sarà come il principe delle fiabe, capace grazie al suo coraggio di trasformare quella vecchia megera in una splendente ricompensa e le proprie pene in una scintillante pioggia di benedizioni.

Inevitabilmente spettacolari le sue descrizioni sia che si tratti di caratterizzare un personaggio sia un ambiente:

Dove viveva la nostra principessa? Il granducato di Lothen-Kunitz si trova nell’Europa meridionale, in una ridente regione di fertili pianure, colline boscose e vasti fiumi. Quando la primavera risale dall’Italia verso nord, per prima cosa si ferma nel granducato; mentre l’autunno, scendendo da nord, vi si attarda dorato dal sole e carico di frutti maturi, con le sue giornate serene e senza vento che continuano a indugiare quando altrove sassoni e prussiani hanno già acceso le stufe e indossato le pellicce. È un luogo dove i fichi si colgono dall’albero in giardino e i vigneti splendono sulle colline.

Anche stavolta, dietro alle ultime pagine, nasconde un finale amaro e si congeda senza alcuna allegria:

Ma non crediate che una persona sempre sincera come me scada nella facile menzogna proprio alla fine, e vi racconti che Priscilla visse per sempre felice e contenta. Non andò così. Ma in fondo, ditemi: esiste qualcuno che riesca a vivere per sempre felice e contento?

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I rimedi contro l’influenza (che non sono quelli di Studio Aperto)

A novembre ci dicono di evitare i posti molto affollati, bere tanta vitamina C e coprirci bene.

Queste raccomandazioni hanno mai cambiato la vita di qualcuno? Ho dei dubbi.

Per esempio: evitare i luoghi affollati è un consiglio perfetto per un eremita, ma chi svolge un lavoro a contatto con il pubblico, non può mettersi in aspettativa fino a marzo.

Oppure, la vitamina C: c’è un limite alla quantità d’integratori che uno può prendere e se l’alternativa naturale sono gli agrumi, di certo non posso nutrirmi solo di arance.

Coprirci bene: meno male che me lo dite voi, perché altrimenti io a gennaio uscirei in bermuda…

In realtà, nella mia breve ma intensa vita ho messo a punto una serie di strategie per girare alla larga da raffreddore e influenza il più possibile.

Le condivido con voi, chissà che magari, quest’anno non riusciate a sfangarla.

  1. Olio del Re: ho scoperto questo portento in farmacia. È uno spray purificante per ambienti a base di oli essenziali che io tengo nel cassetto della scrivania in ufficio e che spruzzo un paio di volte al giorno nella stanza per purificarla da germi e batteri. Sì, non denuclearizza, d’accordo, ma stempera l’aria viziata, che male non fa.
  2. Amuchina gel o salviette: se lavorate in ufficio o in una situazione in cui vi trovate spesso a stringere mani, un pacchetto o un flaconcino bisogna tenerlo sempre in borsa.
  3. Evitare il contatto mani-faccia: statisticamente ci tocchiamo la faccia una volta ogni tre minuti, la bocca ogni cinque minuti, e tocchiamo qualcun altro ogni 20 minuti, il virus trova un portatore e si riproduce, ecco come avviene un contagio. Ora che sappiamo questo, anche se sembra impossibile, dobbiamo provare a frenare questo riflesso involontario e avremo risolto la metà dei problemi di contagio.
  4. Neo Borocillina: il contagio può avvenire per via orale (anche attraverso micro particelle di saliva disperse nel fiato della respirazione), quindi possiamo creare un ambiente ostile per i germi. La Neo Borocillina è un antisettico (disinfettante) del cavo orale, è disponibile sia in mentine (con o senza zucchero, al sapore di menta) oppure spray. Da studentessa ne facevo uso abituale quando stavo chiusa nelle aule a lezione per le quattro ore filate di progettazione, insieme ad altri cento studenti che respiravano la mia stessa aria pesante: praticamente vivevamo in una incubatrice di germi. Se dovete prendere un treno, un autobus, presenziare a conferenze, andare al cinema o semplicemente lavorate in mezzo a tanta gente per tante ore, una pasticca o una spruzzata vi coprono per almeno un paio di ore.
  5. Vestirsi a cipolla: non è il freddo a fregarci ma lo sbalzo di temperatura. Il freddo-caldo-freddo è uno shock termico e se da sudati usciamo al freddo, l’influenza è già lì ad abbracciarci. Assicuriamoci sempre di avere abiti comodi da togliere al bisogno per non sudar come le cascate delle Marmore.
  6. Bambini: che siate genitori o insegnanti (a volte mi capita di fare da supplente come prof di disegno), la regola in classe è una: a ogni cambio d’ora fare uscire i ragazzi in corridoio e cambiare l’aria in aula. Seconda cosa: divieto assoluto di tenere i fazzoletti smoccolati sul banco, buttarli subito tassativamente. Germi sul fazzoletto, germi sul banco, mani sul banco, germi sulle mani, mani in faccia… ed ecco il contagio.
  7. Cuffia o berretto: fronte e orecchie sono sensibilissimi alle basse temperature o all’aria fredda, e il primo colpo di vento ci farà bloccare subito una mole gigantesca di catarro all’altezza degli occhi, se non li proteggiamo. Non abbiamo cuffie o berretti che ci piacciono? Ora abbiamo una scusa per fare altro shopping! Ma poi, vuoi mettere, quando hai i capelli sporchi e zero tempo per lavarli, come ti salva il berretto?!?!?
  8. Ufficio: l’igiene dell’ufficio è fondamentale e non parlo di bagni e pavimenti, ma dei nostri strumenti di lavoro, ossia, scrivania, tastiera, mouse e telefono (sia quello normale, che cellulare). Puliteli ogni giorno (qualsiasi spray multiuso contenente alcool va benissimo). Pensate a tutto lo schifo che si deposita sul telefono (e che ci mettiamo in faccia e accanto alla bocca) dopo che ci abbiamo parlato noi e tutti i nostri colleghi tutto il giorno. O il mouse che stoccazzano tutti…
  9. Malati in casa: se il nostro lui è malato, letti separati. Non è crudeltà, ma lui guarirà prima e noi non ci ammaleremo. Se abbiamo una seconda camera, possiamo usare quella, altrimenti… divano! Non si può respirare la stessa aria “infetta” per otto ore e sperare di non ammalarsi. Stesso discorso, per gli asciugamani: noi avremo i nostri e il malato i suoi. Poi, una volta guariti, cambiare subito le lenzuola.
  10. Fazzoletti usa e getta: a casa mia vanno ancora di moda i fazzoletti di stoffa e se anche da voi così, in caso di malattia, il fazzoletto di stoffa è vietato perché si trasforma in un nido di germi. Meglio il fazzolettino di carta e via, buttare, così non lasciamo schifezze in giro.

Un consiglio in più: il vaccino anti-influenzale. Se non siete allergici o ci sono motivi di salute che conosce il vostro medico per cui non potete farlo, vale la pena coprirsi le spalle per coprirle anche agli altri.