Il favoloso mondo di Heidi_Lab

Heidi_Lab è un progetto creativo, artigianale di abbigliamento per donna e bambina. Il logo è un piccolo fumetto con la sua iniziale,  perché Heidi è davvero il suo nome! La passione per le stoffe, gli abbinamenti e i colori nasce nel 1994 quando Heidi aveva sedici anni e cuciva minigonne per sé e per le sue amiche, di nascosto dalle mamme! Costumista, sarta, designer, vetrinista con laurea in belle arti, ha frequentato numerosi corsi di formazione. Ogni capo è realizzato interamente nel suo laboratorio romano; i tessuti che usa sono in prevalenza naturali, e molti sono in fibre eco-sostenibili certificati “Gots”.

Spesso disegna le grafiche che verranno stampate sulle sue stoffe preferite. Per completare ogni capo Heidi pensa al suo accessorio più adatto, spesso firmato dalla designer di gioielli Valentina Mancini, con cui si è instaurata una collaborazione che dura ormai da anni. Indossare un capo proveniente dal Lab di Heidi vuol dire unicità, attenzione per i dettagli e per le materie prime di pregio.

Tre domande a Heidi

Come si svolge la giornata lavorativa?

Sveglia presto 6:30 del mattino, rapide coccole nel lettone con i bimbi, ci tuffiamo in tazzoni di latte&cioccalto (caffè per manna&papà), e di corsa ci si prepara per la giornata! Dalle 10:00 pronta nel Lab con le mie compagne di viaggio: la musica (rock anni ’70 in primis) e soprattutto le due macchine da cucire (Janome e Singer) una ha circa vent’anni, l’altra è una modernissima taglia e cuci: senza di loro non esisterebbero le mie creazioni!

Quali sono le tue fonti d’ispirazione?

Devo dire in verità, che non seguo realmente la moda… le uniche sfilate che non perdo mai sono quelle della famiglia Missoni, ma per pura gioia personale, non per ispirarmi, semplicemente mi riempiono il cuore! Le mie vere ispirazioni vengono dai materiali: quando immagino un qualsiasi oggetto da indossare provo a capire la tipologia di materiale più adatto per realizzarlo, il momento della giornata in cui si potrebbe usare e soprattutto a quali fisici potrebbe star bene, perché ci tengo a poter vestire tutte le età e tutte le taglie! Per questo le mie creazioni spaziano da oggetti particolarissimi, ma comunque indossabili, ad abiti per la tutti i giorni.

Progetti futuri?

Il mio sogno è un laboratorio, aperto al pubblico, nel cuore di Roma! Sto lavorando con immensa passione per raggiungere questo obbiettivo. Gli altri progetti che porto avanti sono le collaborazioni (che spero non finiscano mai) con designer emergenti e con i professionisti dell’immagine, così da proporre sempre un total look, ma non per forza tutto coordinato… mi piace inserire sempre un particolare che “stona”, perché adoro la perfetta casualità!

Dove trovare Heidi:

Su Facebook Heidi_Art

Su Instagram @Heidi_Lab

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Intervista all’artista Nicola Salotti

Nicola Salotti, classe 1981, è un artista toscano nato a Barga, in provincia di Lucca. Dopo il diploma presso l’Istituo d’Arte Passaglia di Lucca continua la sua formazione laureandosi in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze con una tesi dal titolo “Antropomorfia”. Dopo la specializzazione in didattica delle Discipline Grafico Pittoriche ottiene una borsa di studio e partecipa al Master di primo livello in Tecniche e Management della Grafica d’Arte, presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Nel 2015 consegue il diploma presso l’associazione ONLUS RC Officina del Contemporaneo di Roma. Attualmente vive a Viareggio dove collabora con il Centro Internazionale della Grafica d’Arte 2RCGAMC diretto da Valter ed Eleonora Rossi.
La cosa che mi ha da subito colpito di questo artista è la profonda sensibilità e le reali esperienze interiori che lo hanno portato a intraprendere un percorso di conoscenza serio e impegnativo, che Nicola rende al pubblico attraverso le sue opere.
Artista complesso e assolutamente in linea con lo spirito del tempo che viviamo.
Parlare con lui equivale a fare un viaggio all’interno dell’universo quantico. Nicola affronta il Caos in modo plastico, mai scontato, creando opere che sfidano l’osservatore, lo costringono a confrontarsi con la propria personale visione della realtà, invitandolo a riconsiderare ciò che viene definito “reale”.
Dalla spietata presa di coscienza della drammaticità del Caos nel quale la condizione umana versa, Nicola si dirige verso la ricerca di un ordine superiore e lo trova, approdando alla geometria e in particolare all’esagono.
Ciao Nicola, ci parli un pò di te? Come mi hai spiegato non ami le definizioni, puoi provare comunque a dirci cosa vuol dire per te essere un’artista e in che modo ti relazioni al pubblico che fruisce delle tue opere?
Artista per me non significa Pittore, non significa Scultore, non significa Grafico né Videomaker né Performer. La tecnica di esecuzione non è per me il mezzo per identificare ciò che è Arte o meno. L’Artista a parer mio deve essere prima di tutto colui che ha delle domande e che le propone agli altri, non per avere delle risposte , l’Artista ha il compito di far riflettere. Solo successivamente deve occuparsi del come, con quale metodo espressivo realizzare al meglio il concetto che vuole trasmettere. O per meglio dire a come far nascere la domanda in chi fruisce.
La figura dell’Artista nei secoli si è ritagliata una sua forma all’interno della società, dal  Rinascimento fino al 1700  Artista era chi si prestava alla glorificazione della cultura europea delle diverse corti signorili, nobili o della Chiesa, nell’800 attraverso un graduale percorso si passa ad una visione bohémienne, dove l’espressività era strettamente legata al tormento personale in un’ottica del ruolo dell’Artista a livello sociale quasi borderline, nel ‘900 si assiste a un graduale cambiamento e l’artista diventa colui che si riappropria della sua dimensione intellettuale cercando di determinare la propria visione e di comunicarla seguendo un ben definito codice espressivo per sganciarsi dall’identità sociale dei secoli precedenti. Attualmente l’Artista per me ha il compito di sondare terreni inconsueti e come ho già detto, porre domande. Così io mi pongo interrogativi sui vari aspetti che circondano la mia realtà e cerco di trasmetterli, in modo di suscitare input in chi incontra il mio lavoro.
Parlare con te è stato molto interessante, soprattutto per le cose che mi hai detto circa le tue intuizioni sulla Coscienza collettiva e sul modo in cui la senti manifestarsi in questo secolo, caratterizzato dalla presenza di internet, vera chiave di volta della contemporaneità. Ci spieghi che cosa è la Coscienza Collettiva e in che modo la rete ci influenza e ci può aiutare ad evolvere come esseri umani?
Partendo dai presupposti della psicologia del profondo dico che il Conscio (Io) non può essere slegato dall’inconscio (Sè). Queste due istanze intrapsichiche si devono poi equilibrare con una terza: le regole dettate della società (Super Io). Il mio concetto di Coscienza si riassume nella Cultura personale che ognuno di noi coltiva. Quindi di conseguenza la Coscienza Collettiva dell’essere umano è la traccia di tutte le esperienze che l’uomo ha effettuato e di cui ha reso noti i risultati; in altre parole la Cultura di un popolo! Nel mondo attuale, dove la società sempre più “liquida” (per il concetto di società liquida si rimanda all’opera lasciata da Zygmunt Bauman, sociologo polacco scomparso lo scorso anno, ndr) si esprime sostanzialmente attraverso il web, assistiamo ad uno sbilanciamento tra queste istanze intrapsichiche a favore della sfera inconscia fatta di pulsioni e di irrazionalità (il trionfo del Caos, ndr). Ora, non che ci sia niente di male in ogni singolo aspetto psichico, ma se esiste uno sbilanciamento a favore di una di queste parti potremmo incontrare qualche problema. Pensiamo ai primi utensili usati dall’uomo, non possiamo negare che una lama abbia sia valore di arma e sia valore di strumento, può essere usata a fin di bene come a fin di male,tutto sta nel come viene percepita dal singolo che la utilizza e da come viene utilizzata dalla stragrande maggioranza. L’utilizzo dello strumento è prima consuetudine poi Cultura e assume connotati benigni o maligni. In sostanza penso che ci sia estremo bisogno di una Cultura sociale digitale diffusa a tutti i livelli sociali, per un educazione ai nuovi utensili di comunicazione, potremmo definirla “educazione connettiva”. Per me la Coscienza Collettiva è l’identità dell’essere umano, la Cultura è l’io, ma non è da dimenticare che c’è anche un Inconscio Collettivo, un Sé profondo fatto della somma di irrazionalità, di intuizione, di zone di luce e di ombra. Oso definirlo come Inconscio Connettivo (parafrasando Jeffrey Deitch) che, se privato del contenuto dell’io, rischia di essere uno strumento pericolosamente sbilanciato sul Sè. La Coscienza Collettiva-Connettiva è ciò di cui abbiamo bisogno, per raggiungere un evoluzione condivisa dell’essere umano. Attraverso la condivisione e la conoscenza dell’altro possiamo aumentare il nostro io in modo da riportare equilibrio. Ecco, la parola chiave è proprio Equilibrio tra le parti! (sinergia tra cultura , regole sociali, e pulsioni profonde).
Personalmente ti riconosco come ricercatore dello spirito e questa cosa ti rende particolarmente interessante. Mi piacerebbe quindi far luce su questo aspetto della tua essenza. Quando ha avuto inizio la tua ricerca e dove ti sta portando? Quali scoperte hai fatto a oggi?
Nasco come pittore figurativo, e i miei studi artistici in Accademia si sono rivolti all’analisi prima Avanguardistica e poi Surrealista di ciò che mi circondava, con buoni risultati si, ma a lungo andare questo approccio si rese noioso. Dal 2008 dopo un particolare evento, un delirio febbrile dovuto ad una trascurata tonsillite, mi sono scontrato con il concetto Junghiano di Inconscio e Archetipo, mi sono reso conto che le porte della percezione si erano aperte e che la Coscienza Individuale e Collettiva potevano essere terreno fertile, dove la mia creatività poteva trovare ampio respiro e nuova linfa. Da qui ho intrapreso una ricerca sulle sensazioni prenatali e mi sono concentrato sul rapporto tra Biologia e Spirito in ottica di astrazione formale. Conseguentemente questa strada artistica mi ha portato ad affrontare le tematiche che legano l’Arte con la Scienza con un’attenzione all’Olismo. Da questi miei studi mi sono accorto che la visione Olistica del mondo non solo è terreno fertile per la mia creatività ma è anche la soluzione per risolvere molte problematiche che affliggono la nostra società. L’Equilibrio sostanzialmente è la centralità delle mie scoperte.
Che cosa ti lega alla corrente artistica del surrealismo? E al postumanesimo?
Sicuramente l’aspetto sull’indagine Surrealista dell’irrazionale è uno dei motivi principali che mi legano a questa corrente artistica, nell’ avanguardia storica del Surrealismo veniva indagato l’automatismo psichico come unica fonte di ispirazione capace di trovare la vera essenza dell’irrazionalità, data dagli impulsi elettrici biologici del cervello umano, per rivoluzionare la comunicazione tra i soggetti, attraverso l’analisi della banalità, dell’esoterismo, dell’immaginazione con occhio sempre vigile alla politica e alla critica del costume e della società. Questi aspetti mi hanno portato a pensare come nell’era contemporanea la comunicazione attraverso i social network e il web in senso più esteso ha trovato notevoli rivoluzioni di forma e di sostanza. Il pensiero, dagli impulsi elettrici che prima erano veicolati esclusivamente a livello biologico, si ritrova a confrontarsi con i suoi alter ego digitali, ponendoci così una dualità di impulsi veicolatori di contenuti, di conoscenze e coscienze. Il collegamento alla filosofia Post-Human è stato consequenziale. Anche se in modo alternativo alla classica visione dell’arte post umana che fin ora si è concentrata esclusivamente ad analizzare l’aspetto fisico del problema evolutivo umano attraverso la modifica corporea o l’ibridazione genetica. Personalmente sono interessato alla sfera interiore di questa “evoluzione”, dettata dalle nuove tecnologie di comunicazione e a come queste possano influenzare il rapporto tra inconscio analogico e inconscio digitale (o connettivo). Da queste mie considerazioni è nato un Libro d’Artista dal titolo I.O. Input Output, in cui affronto l’argomento attraverso l’aspetto visivo, testuale e tattile. In sintesi al Surrealismo mi approccio per la dinamica della formulazione dell’ ispirazione, e guardo al Postumanesimo come obbiettivo, come il nuovo orizzonte della definizione del concetto di io.
 A cosa stai lavorando in questo momento?
Attualmente sto affrontando tematiche legate alla visione Olistica della realtà e alla relazione tra Meccanica Quantistica e le Filosofie Orientali alle forme archetipiche che si riscontrano Macroscopicamente e Microscopicamente nella realtà che ci circonda, e alla forza di Coesione.
Da qui sono nati progetti come :
“Entanglement”dove affronto il concetto di groviglio quantico.
“Exagonum” dove analizzo la forma archetipica dell’esagono che si riscontra in conformazioni sia cosmologiche che microscopiche.
“Mater Nera” che ha come soggetto la Materia Oscura dell’universo.
 “Olos Choaesionis” che indaga le tematiche sulla forza di coesione sia al livello Fisico che Spirituale.
Puoi mandare un messaggio al pubblico di Pink che ti sta leggendo, cosa dici?
Cito testualmente un autore che mi sta molto a cuore per congedarmi dai lettori di Pink: “Vedere un mondo in un granello di sabbia e un paradiso in un fiore selvatico, tenere l’infinito nel palmo della mano e l’eternità in un’ora.” William Blake.
Paola Marchi

Torta Pink: ricetta e tutorial

Torta Pink con base di Pan di Spagna, Crema Pasticcera e panna.

Ingredienti per il Pan di Spagna:

  • 2 uova
  • 120 g di zucchero
  • 120 g di farina
  • Una tortiera con fondo apribile, misura standard
  • Burro e farina q.b.

Preparazione:

In una conca capiente montare con fruste elettriche (o impastatrice se si possiede) le uova e lo zucchero. Aggiungere poi la farina e mescolare ancora con le fruste sino a che il composto non risulterà omogeneo.

Versarlo nella tortiera precedentemente imburrata e infarinata, cuocere a 180° in forno già caldo per 25 minuti.

Lasciare riposare e raffreddare prima di comporre la torta.

Ingredienti per la Crema Pasticcera:

  • 250 ml di latte UHT
  • 3 tuorli
  • 50 g di zucchero
  • 25 g di farina 00
  • Aroma vaniglia (vanno benissimo gli aromi in boccette)

Preparazione:

Montare con le fruste elettriche i tuorli con lo zucchero, aggiungere la farina e mescolare ancora. Versare il latte in un pentolino e far bollire. Spegnere il fuoco, versare il composto ora spumoso di zucchero e tuorli nel latte, mescolare bene con un cucchiaio in legno e far bollire ancora due minuti, finché la crema non risulterà densa e senza grumi. Lasciar raffreddare.

Ingredienti per lo sciroppo:

  • Acqua q.b.
  • Zucchero q.b.

Preparazione:

Far sciogliere lo zucchero nell’acqua mescolando e far bollire. Togliere dal fuoco e far raffreddare.

P.S. Lo sciroppo servirà per inzuppare il Pan di Spagna.

Ingredienti per rifinire la nostra torta Pink:

  • Panna dolce da montare fredda (tenuta almeno due giorni prima in frigo)
  • Zuccherini colorati
  • Colorante alimentare per dolci rosa
  • Formine tagliapasta a forma di scarpetta e farfalla (o come le avete e come più vi piacciono)
  • Spatola e coltello da pane
  • Sac a poche
  • Conetto zigrinato
  • Nastro colorato

Preparazione: (Se seguirete le foto vi accorgerete che non è complicata da preparare.)

Il Pan di Spagna dovrà essere diviso in due: con un cucchiaio o pennello da dolci inzuppare la parte sotto, spalmare la Crema Pasticcera e porre il secondo disco sopra. Inzuppare anche la parte sopra, ma molto meno.

In una bacinella capiente versare la panna fredda ancora liquida, una punta di colorante rosa (vi regolerete in base al rosa che preferite, se più forte o tenue), montare per bene con le fruste elettriche.

Con una spatola ricoprire con la panna la torta e livellare bene sia in superficie che sui lati, con un cucchiaio riempire di panna la Sac a Poche e formare ciuffetti intorno per decorarla. Di lato rifinirla con il nastro.

Posizionare le formine tagliapasta sulla base liscia della torta, premere un po’ e, con delicatezza, inserire gli zuccherini colorati. Toglierle, poi, per far sì che rimangano solo gli zuccherini che avranno la forma da voi desiderata.

Se la torta Pink vi è piaciuta e avete delle “dolci richieste”, non esitate a contattarci. 😉

Ricetta beauty. Impacco al latte per le occhiaie

La zona del contorno occhi è la parte più delicata del viso. Uno stile di vita poco sano può diventare il fattore scatenante delle occhiaie che donano allo sguardo un aria stanca.

Per preservare la bellezza del contorno occhi bisogna adottare degli accorgimenti costanti che mirano a una Skin Care routine specifica, con creme e impacchi che alleviano questi inestetismi. Applicare le migliori creme in commercio non basta, per aiutare la nostra pelle a contrastare questo inestetismo bisogna adottare uno stile di vita sano: cercare di limitare le ore piccole; dormire almeno otto ore a notte, eliminare gli alcolici e limitare o eliminare il fumo. Tutti i fattori che aiutano la microcircolazione a funzionare correttamente.

In commercio esistono tantissimi prodotti ma i rimedi della nonna spesso si rivelano ottimi alleati.

Un rimedio anti – occhiaie facile da preparare è un impacco refrigerante al latte.

Ingredienti:

Latte freddo

Dischetti di cotone.

Tempo di preparazione: 2 minuti

Procedimento:

immergere in un po’ di latte freddo un dischetto di cotone di buona qualità e applicarlo sugli occhi per un paio di minuti.

Il vostro contorno occhi risulterà subito più luminoso, le vostre occhiaie appariranno schiarite.

Ottimi anche gli impacchi alla camomilla o all’acqua di rosa.

Se sei curiosa di sapere altri piccoli rimedi della nonna, continua a seguirci!

Vermentino, sentori estivi

Domenica a pranzo stappo un buon Vermentino della Cantina Sociale Monteporzio Catone in provincia di Roma, lo accompagno a una pasta con condimento di verdure di stagione.

Il Vermentino aggrada molto e al palato si può percepire tutta la sua freschezza. In bocca esprime morbidezza e una leggera nota acidula. Viene normale cercare di riconoscere i sapori che persistono dopo i primi sorsi. Lievi note di mela verde, agrumi e pesca. Con un’analisi visiva possiamo apprezzare la sua limpidezza e il suo colore paglierino con lievi riflessi verdognoli, mentre se lo roteiamo nel bicchiere possiamo stimare la sua consistenza.

Quando lo stappo, all’olfatto, è una sinfonia di profumi che aggradano molto. Sentori che vanno dagli aromi di frutta matura a note floreali. Queste fragranze hanno un richiamo molto forte all’estate, al sole e al mare. Sicuramente è un vino ideale per una bella serata di fine primavera ed estiva accompagnando una deliziosa cena a base di pesce o crostacei. Sento solo io una leggera acquolina?

In dubbio che è un vino giovane, leggero e finemente piacevole. È adatto anche ad accompagnare vari e ghiotti antipasti rigorosamente italiani e rilassandoci e chiacchierando con amici.

Non mi resta che salutarvi, alzando il calice e darvi appuntamento alla prossima recensione.

Dati informativi del Vermentino:

Cantina Sociale Monteporzio Catone – Roma

Grado: 12.50° vol

Varietà: Vermentino

Zona di produzione: Lazio

http://www.cantinasocialempc.com/

Dentro le case (e nelle camere da letto) dei reali con Cinzia Giorgio

Foto di Felicia Kingsley

Da quando ho saputo di questo suo nuovo progetto, ho contato i giorni all’uscita di Amori Reali, l’ultimo saggio di Cinzia Giorgio dedicato alle storie d’amore delle teste coronate d’Europa e oltre.

Io ho un debole per le storie delle dinastie regnanti e il 22 novembre ho fatto irruzione in libreria per mettere le mani sulla mia preziosa copia.

Se come me siete appassionate delle vite di principi, principesse, re e regine, nella vostra libreria Amori Reali non può mancare.

Molte persone che conosco, alla parola “saggio”, sbuffano e alzano gli occhi al cielo, immaginando già un mattone pieno di pistolotti accademici da narcolessia, ma è qui che si sbagliano: Cinzia Giorgio non fa la maestrina, ma ci racconta le vite di questi personaggi con la fluidità e il brio di un’amica con la quale prendiamo il tè.

Il progetto è divisibile in due parti: storie del passato e storie del presente. La differenza tra i due blocchi è che nel primo, abbiamo matrimoni di stato, nel secondo, matrimoni d’amore.

Lo spartiacque tra i filoni è segnato dal ‘900 (e dalla prima guerra mondiale), quando le monarchie perdono potere governativo, per cederlo appunto ai governi; i matrimoni non servono più per creare assi o alleanze politiche, unire eserciti o allargare i confini di un regno, ma solo per garantire continuità a una linea dinastica.

Nella prima parte del saggio, Cinzia ci parla dei grandi condottieri e delle loro numerose avventure tre prime, seconde, terze mogli e le decine di amanti: pensate che Giulio Cesare usava sedurre le mogli dei nemici come risarcimento danni “simbolico”.

O ancora, Caterina de’ Medici, costretta a guardare gli amplessi del marito, re Enrico II di Francia con l’amante Diane de Poitier.

Per non parlare di Enrico VIII e della sua disperata ricerca di un erede maschio che lo portò a cambiare ben sei mogli (è famosa la filastrocca “Divorziata, decapitata, morta, divorziata, decapitata, morta”, per memorizzare la fine di ciascuna delle sue sei consorti).

Amore poco, capricci tanti, ma soprattutto molta, molta strategia.

Nel ‘900, Cinzia ci dipinge un affresco a colori vivaci delle monarchie contemporanee, intrecciando le trame dei loro amori privati a quelle del gossip.

Il ‘900 ha cambiato il volto alle monarchie non solo per la loro mutata influenza politica ma anche trasformandole in fenomeni popolari e cultura di massa. Fino al secolo precedente, le notizie sui monarchi erano solo quelle fatte trapelare dai canali ufficiali, il popolo poteva vedere i propri regnanti solo negli eventi ufficiali, percependoli come personaggi inumani e distanti.

I media hanno rivoluzionato la monarchia avvicinandola al nostro quotidiano.

La prima a diventare una regina mediatica è stata infatti Elisabetta II, l’attuale Queen of England, che apparì nelle case di tutto il mondo, con la sua incoronazione televisiva, cerimonia, prima di allora, riservata ai pochi eletti presenti.

Il suo è stato un matrimonio di stato, ma di certo anche d’amore, perché Elisabetta è stata colpita da un vero e proprio colpo di fulmine per il bel Filippo.

La parte più consistente degli amori reali contemporanei è dedicata a Diana, e ai suoi figli William e Harry, per poi passare ad Alberto di Monaco e Charlene, i reali scandinavi, la monarchia Spagnola retta oggi da Felipe e dalla volitiva Letizia, fino a toccare l’impero giapponese.

Che si sia trattato di matrimonio di stato o d’amore, certo una verità è indiscutibile: il privilegio ha un prezzo che si paga caro.

Vedremo coppie unite in pubblico e scoppiate nel privato, matrimoni a tre (lui, lei e l’altra), matrimoni che abbattono le barriere di classe, suocere ingombranti, divorzi eclatanti, e se le nozze reali ci vengono sempre servite come una favola, per rispondere alla domanda: “Vissero per sempre felici e contenti?”, l’unico modo, è leggere questo nuovo, appassionante saggio di Cinzia Giorgio.

Maglioni… che passione!

Atteggiamento, Ragazza, In Bianco E Nero, Depressiva

Possiamo affermare che il principio del lavoro a maglia non ha una datazione specifica, e neppure per quanto riguarda il principio della lavorazione eseguita ai ferri o al telaio si può dare una effettiva certezza. Sono però stati fatti studi più approfonditi e documentati in quanto sono state trovate sculture che risalgono al IV secolo a.C. che hanno fatto ipotizzare che il lavoro a maglia fosse entrato nella vita quotidiana, come dimostra una statua greca, che si trova ad Atene, nel Museo del Partenone, e che sembra proprio indossare un maglione come quello dei giorni nostri.

Ho voluto introdurre in questo modo l’importanza dei maglioni lunghi, corti, scollati, accollati, come capo cult, capo che non può e non deve mai mancare nel nostro guardaroba.

Non passano mai di moda, si sa, e poi come potrebbero con una storia così antica? Quel che è certo, però, è che per questa nuova stagione autunno-inverno tornano davvero alla ribalta, in quanto possono essere abbinati in molti modi e, come potete vedere nelle foto, sono veramente superbi accompagnati a un gonnellone lungo sino ai piedi, ma non solo…

Qui di seguito potete trovare spunti davvero interessanti da copiare in base al vostro gusto e alla vostra fisicità: avete l’imbarazzo della scelta!

 

Sposa, Brautpullover, Maglioni A Maglia, Moda Sposa

Ragazza, Foresta, Maglione, Pioggia, Donna, Freddo

Ragazza, Donna, Modello, Abbigliamento, Borsa, Legging

Giovani, Ragazza, Natale, Maglione, Bianco, Moda

Persone, Donna, Bellezza, Moda, Maglione

Donna, Ragazza, Ritratto, Modello Di Bellezza, Persona

Ragazza, Umano, Ritratto, Piuttosto, Maglione

Comporre, Modello, Stile, Natura, Cielo, Donna, Libertà

Ritratto, Moda, Donna, Giovane, Modello, Stile

Ragazza, Brunetta, Mare, Spiaggia, Costa, Autunno

Ragazza, Donna, Femminile, Posa, Ritratto, Attraente

Persone, Donna, Maglione, Freddo, Luci Di Natale, Luci

Donna, Aeroporto, Ragazza, Viaggio, Femminile, Giovane

Sono bellissimi, vero? Avete trovato il modello che più vi piace? 😉

25 novembre – Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

La Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne approvata dall’ONU nel 1993 all’art.1, descrive la VIOLENZA CONTRO LE DONNE come:
«Qualsiasi atto di violenza per motivi di genere che provochi o possa verosimilmente provocare danno fisico, sessuale o psicologico, comprese le minacce di violenza, la coercizione o privazione arbitraria della libertà personale, sia nella vita pubblica che privata.»

La violenza contro le donne è ormai strutturale. Fa parte cioè della struttura della nostra società.
Una violenza endemica, che deve essere guarita dall’interno.
La soluzione non è guardare le vittime al telegiornale e parlarne a tavola all’ora di cena, sconvolgendosi per le atrocità che qualche uomo crudele è stato capace di infliggere alla moglie, alla fidanzata, o a sua figlia, perché è proprio tra le mura domestiche che spesso si consuma la peggiore violenza fisica e psicologica nei confronti delle donne.
La prima e indispensabile soluzione deve essere la denuncia. Non si deve aver paura di parlare, sia nel ruolo di vittima che in quello di spettatore.
Il ruolo dei centri antiviolenza in questi casi è fondamentale, perché prende in carico il caso della donna sia sotto l’aspetto psicologico, sia sotto l’aspetto giuridico, sostenendo la vittima a 360 gradi.

In molti paesi il 25 novembre si commemora la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
La commemorazione di questa data ha origine dal primo Incontro Internazionale Femminista, avvenuto in Colombia nel 1980, in cui la Repubblica Dominicana propose questa data in onore alle tre sorelle Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal, uccise il 25 novembre 1960 dalla dittatura trujillista.
Progressivamente, molti paesi si unirono nella commemorazione di questo giorno, come simbolo di denuncia, contro il maltrattamento fisico e psicologico di donne e bambine.
Nel 1998 l’assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò all’unanimità la internazionalizzazione della commemorazione di questa data.
Il 17 dicembre 1999 l’assemblea generale delle Nazioni Unite approvò la risoluzione 54/134, con cui scelse la data del 25 novembre per la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, in omaggio alle sorelle Mirabal.

Le sorelle Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal nacquero e vissero nella Repubblica Dominicana dominata dalla dittatura trujillista, una delle più dure dell’America Latina. Quando Trujillo salì al potere, la loro famiglia, come tutte le altre, furono private  quasi totalmente i propri beni, prima nazionalizzati, poi assorbiti dal dittatore nei suoi beni privati. Le sorelle Mirabal decisero negli anni cinquanta di opporsi e combattere la dittatura trujillista.
Patria Mirabal, era sposata con Pedro Gonzalez Cruz; Minerva Mirabal, forte combattente di grande cultura, militò nella resistenza antitrujillista sin dal ’49 e sposò con Manuel Aurelio Tavares Justo; Maria Teresa Mirabal, agronoma, condivise con le sorelle la lotta contro la dittatura trujillista e sposò l’ingegnere Leandro Guzman.
Nel 1960, le tre donne costituirono il “Movimento 14 di giugno”, sotto la direzione di Manolo Travares Justo, dove Minerva e María Teresa usarono come nome in codice Mariposas (Farfalle), contro le atrocità inflitte al popolo domenicano dalla dittatura trujillista.
Il Movimento politico clandestino si espanse in tutto il paese, strutturato in gruppi che combattevano la dittatura. Nel gennaio del 1960 il movimento venne scoperto dal SIM, la polizia segreta di Trujillo, i suoi membri vennero perseguiti e incarcerati al carcere di “La 40”, luogo di tortura e di morte.
Le sorelle Mirabal vennero liberate alcuni mesi dopo, ma i loro mariti restarono in carcere.
Il 25 novembre 1960 , accompagnate dall’autista Rufino de la Cruz, le tre sorelle  andarono a fare visita Manolo e Leandro, trasferiti nel carcere della città di Puerto Plata. L’auto sulla quale viaggiavano fu intercettata e i passeggeri vennero catturati e portati in un luogo nascosto, una piantagione di canna da zucchero, dove vennero crudelmente uccisi a bastonate.
I corpi furono rimessi nell’auto dove stavano viaggiando, che fu fatta precipitare da un dirupo per simulare un incidente.
Uccidendo le sorelle Mirabal, Trujillo credeva di eliminare un problema, ma invece quest’atrocità causò grandi ripercussioni nel popolo domenicano: molte coscienze si svegliarono e si ribellarono.
Il movimento culminò con l’assassinio di Trujillo nel 1961.

Dobbiamo ricordare le vittime della violenza sulle donne ogni giorno e dobbiamo ogni giorno e ogni giorno impegnarci perché questo strazio crudele sia finalmente fermato.
Facciamo sì che questo 25 novembre sia un nuovo inizio!
Stop all’indifferenza!

Il prezzo delle ali di Palma Gallana

IL PREZZO DELLE ALI, UN ROMANZO CHE TUTTE LE DONNE DOVREBBERO TENERE SUL PROPRIO COMODINO

Secondo i dati Istat relativi al 2014, in Italia 6 milioni 788 mila donne hanno subito nel corso della propria vita una violenza fisica o sessuale: quasi una donna su tre (31,5% delle donne). Solo il 12% di queste donne ha avuto la forza di denunciare la violenza.

Ilaria B. la protagonista di Il prezzo delle ali, scritto da Palma Gallana (La Ruota Edizioni), è una di queste. Maltrattata per anni dal suo compagno, Ilaria B. trova il coraggio di dire basta e denuncia il suo amore malato. Questo ritorno alla vita lo deve a lei e alle sue due figlie. Perché, come le dice una sua amica: “Proteggiti per proteggere”. Questa frase diventerà un mantra che porterà Ilaria fuori dal buco nero.

 Chi rappresenta Ilaria B.?

Rappresenta tutte le donne di qualunque estrazione esse siano. Nessuna può ritenersi fuori pericolo. In tempi nemmeno troppo lontani si pensava che solo in determinati contesti potessero nascere e prosperare le violenze domestiche. Non è più così. Le violenze sono sempre frutto di un amore, e questo non è mai un sentimento razionale ma si basa sulla passione, sull’irrazionale, sul vivere il momento senza pensare al domani. L’amore non ha vincoli economici, sociali, culturali. Ecco perché anche le donne culturalmente, socialmente e anche economicamente più elevate non sono immuni dalla violenza. Ilaria B. fa parte di questa categoria: lei è indipendente da ogni punto di vista, è laureata, ha un lavoro e una casa. Razionalmente capisce che cosa sta accadendo, ma il suo cuore si rifiuta di appoggiare la ragione. La giustificazione per ogni violenza subita è sempre pronta.

Come è possibile che una donna con il bagaglio di Ilaria non capisca che deve porre la parola fine alla sua storia?

È una donna innamorata e il compagno lo sa molto bene. Qui sta il passaggio successivo. Gli uomini maltrattanti sono dei grandi manipolatori, sanno benissimo dove andare a colpire per creare paura, sottostima, dipendenza. Il maltrattante sfrutta al massimo il punto debole della donna per ottenere ciò che vuole.

Che cosa sono i periodi up and down? Tu nel libro li definisci proprio così.

I maltrattamenti non sono mai reiterati in maniera costante e continua, se così fosse per la donna sarebbe più semplice capire che così non può e non deve vivere e mettere alla porta il proprio maltrattante. Invece la cosa è molto più subdola: gli abusi sono ciclici, a momenti di calma apparente, dove sembra che tutto sia rientrato, si ha quasi l’illusione di avere una vita normale, con un uomo che ti ama e ti rispetta, si alternano momenti in cui basta il più piccolo dei pretesti per scatenare la furia e far ripiombare la donna nel baratro più nero.

Che tipo di amore è quello che vive Ilaria B.?

Sicuramente un amore malato,ma da lei riconosciuto solo a metà. Di fatto dopo le botte c’è sempre una riconciliazione, un chiedere scusa, un dire non accadrà più. Dopo le botte c’è la passione, l’amore, lo stare insieme. Ilaria B. accetta per tutto quello che c’è dopo le botte. Pensa che in fondo va bene così, l’importante sono quei momenti; le botte, le umiliazioni fanno parte del pacchetto, ma si possono sopportare se poi lui vuole solo lei.

Eppure Ilaria B. capisce quando sta per accadere qualcosa, sente che l’idillio sta per interrompersi.

Qui sta il maltrattamento psicologico. La donna è sempre all’erta, inconsciamente sa che prima o poi l’incantesimo si spezzerà, non sa che cosa lo spezzerà, ecco quindi la costante insicurezza e la paura di fare o dire qualcosa di sbagliato.

Quanto incide il retaggio familiare.

Noi siamo un gomitolo, dalla sala parto in poi iniziamo a vivere, e cominciamo ad assorbire e a tessere il nostro filo. Attraverso diversi studi e ricerche si è arrivati alla conclusione che la maggior parte delle donne maltrattate, nella loro infanzia adolescenza, ha assistito a maltrattamenti (la cosiddetta violenza assistita), se non addirittura averli subiti loro stesse. Dunque queste donne conoscono solo questo tipo di rapporto uomo/donna, questo tipo di amore e nella loro vita saranno più soggette a cadere nella trappola di uomini manipolatori e a credere che sia tutto normale.

A un certo punto Ilaria capisce che così non si può andare avanti; si rivolge, sollecitata e incalzata, a un centro antiviolenza; ma nel momento stesso in cui telefona si è già pentita.

Ilaria B. fa già un grosso passo avanti rispetto a molte altre donne. Chi chiama i centri antiviolenza in autonomia è già in grado di capire che la situazione ha raggiunto il punto del non ritorno. Di solito, purtroppo, le donne giungono ai centri direttamente dalle questure o peggio ancora dai pronto soccorso degli ospedali. Arrivate ai centri iniziano le grandi paure. Ce ne sono milioni, ma per chi ha figli quella peggiore è la possibilità di perderli. La donna quando denuncia ciò che ha subito vorrebbe già ritrattare; l’idea di essere reputata una cattiva madre, una donna labile, debole, non in grado di non far subire determinate cose la distrugge e la porta a credere che il suo bene più prezioso le verrà portato via. Qui i centri fanno un grande lavoro – le équipe sono formate da avvocati, assistenti sociali, psicologi, medici, nulla è lasciato al caso – per far capire che le cose si muovono in modo diverso e che solo ora la donna potrà iniziare a vivere ancora senza aver più paura per sé e per i propri figli.

Ilaria B. ce la fa. Il finale è positivo. Dalle violenze, dunque, si può uscire.

Si può e si deve uscire per noi stesse e per chi ci vive accanto. Il mantra di Ilaria B. è: proteggiti per proteggere. Questo è il messaggio che tutte le donne che subiscono violenza dovrebbero avere ben presente e dovrebbero sentirselo ripetere da ogni persona che entra in contatto con la loro vicenda. La vergogna, l’apparente inadeguatezza, il sentirsi sporca e fuori posto, sono tutte sensazioni che non hanno ragione d’essere. La donna ha il diritto di essere rispettata e accettata per quello che è: una persona. Ilaria B. sa di aver gettato in piazza tutte le sue vicende personali, ma per lei non è più motivo di vergogna, perché non è lei che deve vergognarsi, ma colui che le ha imposto quella vita.

Perché hai voluto scrivere di questo tema? Le cronache non ne parlano già abbastanza?

Il romanzo trae ispirazione da ciò che ho vissuto io. Mi ha aiutato molto scriverlo, e ho voluto anche dare un messaggio positivo. Dalle violenze si può uscire. Costa fatica, ma solo così ci si libera. Con questo libro faccio cadere un seme, non importa dove, importa che finirà per incoraggiare una donna a denunciare, a ribellarsi, a rinascere.Sono del parere che un romanzo abbia la capacità di mettere in luce tutto ciò che una donna pensa e sente quando vive questi episodi. La cronaca ci racconta fatti già accaduti ed è avulsa da qualsiasi tipo di sentimento ed emozione, come è giusto che sia. Spero solo che questo mio libro possa aiutare altre donne a prendere coscienza di sé, del problema e di quanto valiamo.

Che altro dire? Non chiudiamoci in noi stesse, parliamo, denunciamo. Non siamo noi le sbagliate, le inadeguate. Come tutti abbiamo i pregi e i difetti, accettiamoci per ciò che siamo, e non permettiamo a nessuno di mettere in dubbio la nostra persona. MAI. Lo dobbiamo innanzitutto a noi stesse, ma anche alle donne del domani. PROTEGGIAMOCI PER PROTEGGERE.

Manola Mendolicchio

Amori Reali di Cinzia Giorgio

Esce oggi in libreria e in tutti gli store online il saggio Amori Reali di Cinzia Giorgio (Newton Compton editori). Il mio desiderio e la mia curiosità di leggere l’ultimo libro di Cinzia Giorgio, si soddisfano subito. La prima cosa che penso, osservando la copertina è: “Ok! Facciamo un bel tuffo nei miei sogni di bambina, quando anch’io sospiravo per il Principe Azzurro!” (e poi fortunatamente, l’ ho pure sposato!).

Tra queste pagine, tra queste storie, c’è molto di più: c’è la dedizione e la superlativa capacità della Giorgio di giocare con le parole rendendo il suo stile letterario unico e diretto. Con la sua prosa degna del miglior saggio storico, le storie d’amore dei reali si fanno conoscere sotto molte sfaccettature.

È un viaggio nell’amore e nelle condizioni e contraddizioni dei matrimoni sfarzosi, imponenti, a volte anche tragici, che hanno accompagnato l’evoluzione dell’umanità. Si parte da Cesare e Cleopatra, per arrivare a ripercorrere la navata dell’Abbazia di Westminster insieme a Kate e al Principe William.

Non si parla solo d’amore, non è un libro romantico, ma è un saggio che attraverso il profondo lavoro di studio e ricerca fatta dell’autrice, ti permette di leggere e capire le situazioni politiche e sociali. La figura della donna e sua immensa capacità d’adattarsi anche alla ragion di stato (esempio lampante: Soraya con Reza Pahlavi); e di continuare a farci sognare anche quando prima dell’amore veniva la geo-politica!

“Non hai idea di quanto sia difficile vivere una grande storia d’amore ” diceva Wallis Simpson… io le risponderei: “Ha ragione, duchessa, ma leggendo questo saggio avrò sicuramente le idee più chiare.”

E così è stato.

Mirtilla Amelia Malcontenta