Chanel alla #PFW

PARIS FASHION WEEK

CHANEL BY THE SEA

Karl Largerfeld ha nuovamente incantato il Grand Palace portando il mare a Paris. Una nuova spring summer collection fresca e piena di colore, non accessori essenziali e pratici come la double bag, vera novità di questa stilata!
Semplicemente favolosi gli ombrelli dipinti sugli abiti, il taglio vintage dei costumi, le cinture e i cappelli.

Marion Mestre

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Il mio ragazzo è un motociclista

Prima o poi nella vita succede di frequentare un uomo possessore di una due ruote, e quando quel giorno arriverà, meglio essere preparate. Già, perché per spirito di avventura e condivisione, anche voi salirete su quella moto.

Nella mia vita posso dire di essere stata su qualsiasi tipo di moto e ognuna ha le sue regole, quindi oggi condivido con voi un po’ di tips&tricks di sopravvivenza per la ragazza del motociclista.

Trucchi salvavita:

  1. Vietati gli orecchini a lampadario. Sì, quelli complicati, lunghi, pendenti, grossi, ciondolanti. Il motivo è uno solo: quando vi sfilerete il casco, vi si strapperanno le orecchie;
  2. No agli occhiali da sole. A. dopo un viaggio con gli occhiali infilati sotto il casco, le astine vi avranno provocato una bella emicrania; B. in caso di incidente, non vogliamo correre il rischio che delle lenti di vetro ci si frantumino a un centimetro dagli occhi;
  3. No a tacchi e ciabatte. Al passeggero servono i piedi per garantirsi stabilità in accelerata, frenata e curve;
  4. Vestiti coprenti: lasciando perdere la caduta, anche solo un sassolino o un granello di asfalto staccato, colpendovi in corsa vi causerebbe lividi e tagli;
  5. Tirare sempre giù la visiera del casco se non volete mangiare polvere e moscerini.
  6. Vietate le borse a tracolla, o qualsiasi cosa a tracolla che rischi di impigliarsi nella meccanica, o strozzarvi durante una caduta.
  7. Per chi ha i capelli lunghi la treccia è obbligatoria, se non vogliamo arrivare con dei nodi che neanche il luogotenente alla marina mercantile riuscirebbe a sciogliere. E poi la treccia la infiliamo dentro la giacca, altrimenti si riempie di insetti stile “carta moschicida”.

Lo sportivo

Se il vostro ragazzo ha una moto sportiva (tipo Kawasaki Z1000 o Ducati 1299 Panigale), che Dio vi aiuti!

La supersportiva è la moto in assoluto più scomoda per la passeggera.

Sellino grande come un francobollo, privo di schienale, pedane poggiapiedi altissime e piccolissime (ti ritroverai con le ginocchia all’altezza delle ascelle), punti di presa per le mani assenti (sì, c’è la bandella trasversale al sellino, alias “dispositivo di ritenuta passeggero”, ma sfido CHIUNQUE a tenersi a quella, mentre la moto sfreccia ai 130 km/h).

Viaggerai nella posizione “zainetto” ossia abbarbicata al pilota: sia che tu ti stringa alla sua vita, sia che tu ti tenga appoggiata al serbatoio.

La moto sportiva è scomoda, ma la comodità non è un requisito, l’aerodinamicità sì.

Non è una moto per passeggeri, di base è una monoposto, ma nel caso il vostro uomo proprio voglia portarvi con lui, ecco cosa fare:

  • Con il casco integrale (il più prudente sulle supersportive) il make-up è inutile. Quando ve lo sfilerete, tutto il fondotinta si spalmerà sull’imbottitura interna.
  • Guanti: se non volete farvi venire le vesciche a forza di reggervi al serbatoio, sono fondamentali. Andare in moto, specie sportiva (quindi priva di paravento) impone un grosso sforzo fisico a livello di braccia e addome a causa dell’attrito dell’aria combinato alla velocità.
  • No ai jeans skinny: nella posizione “zainetto”, avere abiti troppo aderenti dà molto fastidio;
  • Ottimizzare le tasche della giacca: chiavi, carta d’identità con soldi e carta di credito, cellulare e fazzoletti. Magari rossetto e mascara travel size. Niente borsa, perché le supersportive non hanno borsoni laterali o sottosella.

Ve l’ho detto! Che Dio vi aiuti!

L’endurista

La moto da enduro è in buona sostanza quella che va fuori strada (Africa Twin, Super Tenerè, tutte quelle della Parigi-Dakar, insomma). Più comoda della sportiva, ma mette a dura prova la resistenza fisica. Il giorno dopo una gita enduro avrete la carne greve come se foste andate in palestra.

Consigli di sopravvivenza:

  • Mangiare leggero e non liquido. L’enduro ti costringe a sterrati, tornanti, sassaiole e avere lo stomaco vuoto aiuta;
  • Bandana da bandito: non stiamo andando per asfalti, quindi coprire bocca e naso per non respirare folate di polvere è fondamentale;
  • Anche qui, guanti tassativi per reggervi alle maniglie o vi ritroverete i palmi viola;
  • Per quanto riguarda la borsa, qui siamo tranquille: le moto da enduro hanno i bauloni nei quali mettere tutto ciò che si serve (non un tostapane, però! In generale, la regola, quando si esce in moto, è di ridurre il superfluo);
  • Se avete degli occhiali da sole, non abbandonateli nella borsa, ma metteteli nella custodia, perché con i su e giù, rischiano di graffiarsi e rompersi);
  • Se soffrite di allergia a pollini e amenità floreali varie, imbottitevi di antistaminico. L’endurista batte sentieri di bosco e di prato, e in primavera rischiereste lo shock anafilattico.

Quando invece la userete su strada normale, allora sarà come viaggiare su una turistica. Cosa vuol dire? Leggi sotto!

Il turista

Oh, qui cadiamo in piedi. È di sicuro la categoria che raccoglie tutte le mie simpatie. La moto turistica è fatta per starci in due, per lunghe tratte, quindi è PENSATA per viaggiare comodi.

Qui troviamo quasi tutte le moto Harley-Davidson (Dio benedica la sella in gel!), la Honda Goldwing e il BMW GS (anche se per versatilità, il vostro uomo potrebbe farci tranquillamente dell’enduro, ma dubito che voglia rischiare di sgorbiare un mezzo da 17’000 euro).

Questa moto è girl-friendly: la passeggera ha una comoda poltrona con schienale imbottito su cui viaggiare, larghissime pedane poggiapiedi ad altezza consona a una posizione rilassata e maniglie a volontà per tenersi (anche se spesso, vista la paciosità del viaggio, io vado sena mani).

Ed è subito gita a Riccione.

A parte le regole generali, con questa moto siamo abbastanza libere. Libere al punto che vi dico che in uno dei borsoni/bauloni della moto potete tenere un cambio vestito, un paio di sandali con il tacco Stuart Weitzman, borsa vintage, necessaire per trucco e tutti i sacchetti degli acquisti che avrete fatto su viale Ceccarini. Insomma, dopo aver accompagnato il vostro lui in moto, un completino di La Perla, vi meritate che ve lo regali, no?

 

La storia del profumo

Foto di riserva libera di fiori, di vetro, di trasparente, di lussoUn profumo scelto con cura valorizza il nostro essere ed è proprio dal nostro essere che possiamo tornare indietro nel tempo, per scoprire come è nato. Perché la storia del profumo ha origini davvero antiche: dal latino fumum, che significa “attraverso il fumo”.
Il profumo ha da sempre numerose finalità: sacra (come poi derivante dalla sua nascita nei riti di imbalsamazione), di seduzione, di piacere, aristocratica, di identità e vitalità. Da tutto ciò possiamo davvero capire che è molto più che un vezzo e il fatto che esprima sul serio il nostro essere è una veridicità importante tramandata dai nostri avi.
L’Antico Egitto è il primo e indiscusso testimone dell’utilizzo del profumo, sempre presente nei templi e durante i rituali religiosi per purificare il corpo e la mente dei propri e cari defunti. Ma importante anche come potente arma di seduzione delle donne, dai tempi dei tempi e non solo… Pensate che i faraoni e le loro consorti utilizzavano il Kyphi, una fragranza composta anche da più di cinquanta essenze in grado di dare un senso di pace, favorendo il sonno e spazzando via le preoccupazioni quotidiane.
Tra i diversi ingredienti i più utilizzati erano il pistacchio, la menta, la cannella, il ginepro, l’incenso e la mirra che diventavano, così, anche preziosi profumi che i faraoni donavano ai sovrani alleati.

Chiara bottiglia di profumo su tessuto di pelliccia bianca
L’arte di miscelare gli aromi si diffuse anche in Occidente, in Grecia e a Roma. Fin dall’epoca Cretomicenea (1500 a.C.).
Ma fu in Oriente il vero commercio: la scoperta della distillazione dà il via al mercato dei profumi. E nonostante gli Arabi non siano gli inventori di questa tecnica, l’hanno comunque raffinata e diffusa.
Il primo profumo moderno in soluzione alcolica fu preparato in Ungheria nel 1370 da un monaco esperto di chimica. Il profumo, noto come Eau de Hongrie (Acqua Ungherese), era un estratto di rosmarino, timo e lavanda.
Nel Rinascimento l’arte della profumeria si sviluppò ulteriormente: la chimica sostituì definitivamente l’alchimia migliorando la distillazione e la qualità delle essenze e portando i profumieri del Rinascimento spagnoli e italiani a essere dei grandi profumieri.

Foto di riserva libera di vetro, bottiglia, contenitore, profumo
Nel 1600 nasce l’Acqua di Colonia. Secondo alcuni il suo “inventore” fu Gian Paolo Feminis, originario di Santa Maria Maggiore, cittadina della Val Vigezzo. In origine venditore ambulante, Feminis inventa e produce una sostanza che porterà davvero a cambiamenti significativi: l’Aqua Mirabilis (Acqua Mirabile, dicitura generica per indicare una categoria di acque contenenti sostanze differenti al loro interno).
Nell’Ottocento, poi, una scoperta rivoluziona ulteriormente il mondo dei profumi: la sintesi dell’urea ( ciclo metabolico presente negli organismi ureotelici (es. mammiferi) volto a trasformare l’ammoniaca (altamente tossica) in urea, affinché possa essere eliminata con le urine), ottenuta da Friedrich Wöhler nel 1828. Questa scoperta dà l’avvio alla chimica organica, contribuendo all’evoluzione della profumeria attraverso l’utilizzo degli aldeidi, elementi sintetici che aumentano all’infinito la possibilità di disporre di diverse profumazioni. Componenti naturali e prodotti di sintesi sono poi uniti a sostanze chiamate fissatori, che hanno il compito di “amalgamare” il profumo alla pelle. I fissatori hanno caratteristiche particolari, tra cui quelle di essere poco volatili, incolori, solubili nell’alcol e negli oli essenziali.
Nasce così la profumeria moderna.

Quattro bottiglie di vetro profumate assortite
Conosciamo qualche piccolo trucco o dettaglio su come acquistare la profumazione adatta a noi.
Per prima cosa è importante sapere che vi sono tre diversi tipi di profumazioni:

  • Gli Eau de parfum, profumi creati dalle grandi firme che sono dei veri e propri gioielli, sia nella loro preparazione che per le boccette finemente lavorate che li contengono. Le loro fragranze sono decisamente forti, particolari e indimenticabili a tal punto da diventare dei veri e propri must. Sono adatti a ogni età: dalle profumazioni fresche e fruttate, a quelle più forti e decise. La scelta giusta sta solo nella propria personalità. Affidarsi al nostro gusto personale risulta certamente la scelta giusta.
  • Gli Eau de toilette, invece, sono profumazioni sicuramente meno forti e decise. A differenza dei profumi creati dalle grandi firme, la loro fragranza si disperde nel tempo e sulla nostra pelle, durante il passare delle ore, sarà sempre meno accentuata. Io li trovo alleati perfetti durante l’estate, in quanto danno alla pelle un vero e proprio senso di freschezza.
  • L’Acqua di colonia, a differenza dei primi due, è usata principalmente dagli uomini e, solitamente, ha una fragranza più muschiata e legnosa. Anche se negli ultimi anni è tanto apprezzata anche dalle donne, in quanto spesso pensata per entrambi. Una sorta di profumazione unisex perfetta in tutte le stagioni, proprio come i profumi delle grandi firme.
    Spesso si parla del PH della pelle, di come un profumo, lo stesso profumo, possa risultare differente da una persona a un’altra. In verità questo mito è stato un pochino sfatato: ciò che davvero fa sì che la stessa profumazione cambi un po’ è la levigatezza della pelle. Se tendiamo ad avere la pelle un po’ più secca anche il profumo più deciso può risultare differente in quanto non viene ben assorbito. Invece su una pelle più liscia e morbida l’effetto sarà molto più intenso e duraturo.

Quale profumazione vi rappresenta di più?

L’amore è sempre in ritardo di Anna Premoli

Può l’amore durare anni e non finire mai, ma solo essere messo da parte per poi rifiorire al momento giusto? In questa nuova storia d’amore Anna Premoli lo racconta attraverso la storia d’amore tra Alexandra e Norman.

Amare non sempre ti aiuta a essere una persona migliore. In alcuni casi l’amore ti offusca a tal punto che finisci col trascinare in basso la stessa persona che dicevi di voler proteggere da tutto e da tutti.

Alexandra è da sempre innamorata di Norman, il migliore amico di suo fratello. Non si è mai arresa all’evidenza che lui l’abbia rifiutata in passato, ma basta uno sguardo di troppo e tutto cambia.
Improvvisamente Alexandra e Norman iniziano a riprendere la loro vita insieme, ma con una sorta di accordo: tra loro sola amicizia senza aspettarsi nulla di più.
Una notte in montagna darà però inizio a qualcosa d’inaspettato.
Norman è sempre stato un uomo convinto della sua posizione. Non è in grado di amare se questo vuol dire portare nel buio la personalità di Alexandra. Lui non vuole una vita fatta di avventure pericolose, come scalare una montagna. Preferisce di gran lunga la solitudine. Ama la sua vita semplice, fatta di pochissime emozioni.
Alexandra è completamente il suo opposto. Energica, sempre pronta a tuffarsi in nuove avventure. Ama la vita e Norman da sempre. È talmente testarda che rischia di ferirsi nuovamente.
Due caratteri talmente diversi ma capaci di completarsi a vicenda e di far vacillare le certezze di ognuno. Perché amare significa rischiare per trovare la vera felicità.

La spinta per uscire dalla zona d’ombra sei sempre stata tu e non vedo perché questo debba cambiare.

Anna Premoli ci trascina in una storia d’amore iniziata tanto tempo prima. Un amore mai corrisposto, forse per paura, ma capace di far tornare le persone sui propri passi. Perché quando si ha accanto la persona giusta, non c’è niente che possa opporsi al destino. L’amore, se vero, è capace di tornare distruggendo tutte le difficoltà.

Non voglio essere pronto. Voglio che la mia vita con lei mi stupisca di continuo. Voglio dire basta alla prevedibilità e vivere inspirando a pieni polmoni.