Pink Magazine Italia – Autunno Inverno 2018-19

 

 

Carissimi lettori, questa stagione porta con sé tantissime novità, prima fra tutte la cadenza semestrale di Pink Magazine Italia. Il nostro periodico online uscirà, infatti, ogni sei mesi (salvo numeri speciali). La decisione è stata presa per potenziare l’edizione web e il sito, per essere più presenti sui canali social e per preparare un programma radiofonico di cui vi sveleremo in seguito.  In questo numero troverete tanti  servizi fotografici di moda che dalle strade di Roma arriveranno nelle suggestive lande della Camargue della stilista Marion Mestre. I volti di Pink Magazine Italia di questo nu­mero sono: il nostro testimonial, l’attore Luca Mannocci (seconda cover),che posa per un servizio sullo stile italiano; Letizia Asciano e Maria José Piccardo (in cover), due ragazze di cui sentirete parlare molto presto. Ma troverete tanto altro ancora tra le pagine del nostro numero invernale. Abbiamo intervistato il giornalista Roberto Parodi, l’attrice Giulia Sofia Paolucci, lo scrittore Domenico Notari, l’artista Giacomo Rizzo e non mancano recensioni, interviste, focus sull’arte, la musica, il cinema e i viaggi.

Buona lettura!

Cinzia Giorgio

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Al civico 2… e le sue serate a tema!

Una serata austriaca, nel vero senso della parola, è quella che mi ha accolto al ristorante Al civico 2, un piccolo locale nel centro della città di Udine. L’ambiente, come accennato, non è molto grande, tavoli e sedie in legno si aggiungono a sgabelli e banchi alti. Ci sono delle belle vetrate, non smerigliate, che lasciano fluire la luce in modo di non rimpicciolire gli spazi. Il bancone é bello ampio e disegna una L.

Torniamo alla nostra serata.

Atmosfera familiare e allegra, la simpatica presenza dei titolari e le briose musiche austriache, che hanno allietato la serata, mi hanno accompagnato durante l’intera cena.

La cena tipicamente austriaca era a buffet e devo dire molto ben presentato e invitante. C’erano vari tipi di würstel con crauti, delle superlative patate alla teutonica – di cui ho fatto il bis – uova strapazzate con lo speck, salumi, formaggi d’oltre alpe e un finale stratosferico: un divino strudel di mele. Il tutto accompagnato da un’ottima birra a cascata, sarebbe stato un sacrilegio chiedere una bibita analcolica.

Chiacchierando con alcuni clienti abituali ho scoperto che queste serate a tema sono un appuntamento atteso da molti, a cui difficilmente si rinuncia.

Che dire? Nemmeno io voglio rinunciare alla prossima serata a tema che sarà: il signor Bollito.

Questo ristorantino è situato in un punto strategico a forte passaggio e durante la settimana, nell’ora di pranzo, accoglie molti impiegati degli uffici e banche dei dintorni.

Non mi rimane che rimproverare il titolare, il signor Stefano che è anche il cuoco, per essere uscita dal suo ristorante con due chili in più, perché era tutto divino.

Stefania P. Nosnan

Il profumo perfetto per te sa di… fiori, agrumi o spezie?

Oggi torniamo a parlare di profumi, a chiederci se la fragranza che più ci piace dipende solo da un nostro gusto personale, da una nota inebriante che proprio ci incanta. Vi siete mai chiesti se, invece, il profumo ideale è quello che più rispecchia la nostra personalità? Qui di seguito un piccolo e spiritoso test per conoscere insieme la fragranza più adatta a noi, al nostro essere.

 

1-La tua colazione ideale sprigiona aroma di:

A Cacao, latte e fette biscottate.

B Caffè e una fetta di torta paradiso.

C Tè e biscotti.

 

2- Affronti le tue giornate con:

A Serenità e positività.

B Organizzazione e razionalità.

C Emozione e audacia.

 

3- Quale colore tra questi associ a un momento felice?

A Rosa.

B Giallo.

C Verde.

 

4- La tua vacanza ideale:

A Campagna.

B Mare.

C Montagna.

 

5- Quale tra questi fiori di campo è il tuo preferito:

A Margherita.

B Girasole.

C Papavero.

 

6- Se fossi un animale, saresti:

A Cane.

B Coniglio.

C Gatto.

 

7- Il tuo abbigliamento giornaliero ideale tra questi:

A Jeans, camicetta e scarpe chic ma comode.

B Gonna, lupetto e cardigan, scarpe con tacco medio.

C Abito casual, ma alla moda, e stivaletti sino al ginocchio.

 

8- Tra questi bijoux a quale non potresti mai rinunciare:

A Orecchini.

B Braccialetto.

C Collana.

 

9- Tra questi profumi della natura, quale ti piace di più:

A Profumo di salsedine.

B Profumo di rugiada.

C Profumo di bosco.

 

10- Tra questi aromi che sanno di casa accogliente, quale scegli?

A L’aroma del cibo sul fuoco.

B Il profumo del bucato.

C L’odore delle pagine dei libri quando vengono sfogliate.

 

11- Il tuo lucidalabbra ideale è al gusto di:

A Fragola.

B Mela.

C Cioccolato.

 

Più risposte A:

Il profumo perfetto per te sa di… fiori!

Sei molto dolce, sensibile e tradizionalista: la semplicità è il tuo pane quotidiano ma non per questo nascondi le tue belle qualità, anzi! Ti piace essere e sentirti speciale, per questo i fiori accompagnano il profumo perfetto, dolce ma incisivo. Proprio come sei tu: dolce ma incisiva.

Più risposte B:

Il profumo perfetto per te sa di… agrumi!

Sei pratica e razionale, non rinunci ad esaltare la tua femminilità, ma sempre con buon gusto e parsimonia. Per questo il tuo profumo perfetto sa di agrumi, fresco e frizzante, come è fresca e frizzante la tua energica personalità che trasmetti sempre a chi ti sta intorno.

Più risposte C:

Il profumo perfetto per te sa di… spezie!

Il rigore e l’eleganza ti caratterizzano in diverse situazioni: ti piace essere sempre in perfetto ordine e, anche nelle giornate no, riesci comunque a sentirti a tuo agio. Il profumo speziato è proprio come te che sei forte, intensa, non passi inosservata e, ovunque sei, lasci la scia della tua personalità.

M’ama non M’ama

M’AMA non M’AMA è una campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne promossa dal comune di Fermignano (PU), ideata e organizza da quattro  associazioni del territorio: De.Sidera (associazione di psicologia e sessuologia, Dott.sse Giorgia Giacani e Arianna Finocchi), INDIPENDANCE (diffusione della cultura della danza, Dott.ssa Gloria De Angeli), LUOGHI COMUNI (arti performative e benessere di comunità, Dott.ssa Alice Toccacieli) e IL VASCELLO (volontariato e inclusione sociale, Dot. Piero Benedetti); patrocinata dalla Provincia, dall’Unione Montana Alta Valle del Metauro, dalla Commissione per le Pari Opportunità tra uomo e donna della Regione Marche e da N.U.D.I.

La terza edizione cominciata il 25 ottobre, terminerà il 25 novembre prossimo in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione delle violenza contro le donne, con la M’AMA non M’AMA Run, una maratona a passo libero aperta a tutti. L’idea è di proporre una mese di incontri teorico pratici che guardino al tema delle violenza in un’ottica sfaccettata e molteplice. Non vogliamo seguire la logica emergenziale con la quale i media ci abituano a confrontarci con questo scomodo argomento. Vogliamo invece concentrarci sulle modalità di pensiero e i modelli culturali nei quali siamo immersi per provare a trovare una chiave che ci permetta di forzare qualche stereotipo o pregiudizio, aprire uno spazio critico ed emotivo che ci metta in gioco nella relazione con l’altro senza prevaricazioni, per vedere se possiamo diventare capaci di stare di fronte all’altro per quello che è, senza piegarlo a noi.

Per questo gli appuntamenti che abbiamo costruito per la campagna afferiscono a diversi campi (danza, teatro, difesa personale, psicologia, arti visive, libri, passeggiate). E anche perché ci piacerebbe raggiungere pubblici diversi. Per il pubblico della rete, per esempio, il bookblog caramilena.com condividerà recensioni commenti e citazioni da quattro libri scelti per stimolare la riflessione sulle questioni di genere con gli hashtag #SenzaVoce e #NonperSvago (Donne che parlano, Miriam Toews, Marcos y Marcos, Vox, Cheistina Dalcher Nord, Il volto delle sirene, Paola Costanza Papakristo_Aras Edizioni, Perché non sono femminista, Jessica Crispin, Sur.

La violenza contro le donne è un tema che riguarda tutti, nessuno può sentirsi immune o pensarsi al di fuori delle sue dinamiche. In una relazione siamo tutti allo stesso tempo portatori e vittime di violenza.

È importante per noi che questo percorso si sia delineato attraverso una rete di associazioni che operano quotidianamente sul territorio, perché l’identità di ognuna ha permesso di vedere la questione da un angolature differenti. Quest’anno vorremmo allargare questo meccanismo ad altri enti, associazioni o chiunque si senta di condividere un pezzo di questa avventura con noi.

Stiamo inoltre raccogliendo una serie di piccoli e semplici video, in cui le persone ci dicono in cento parole chi sono e perché sostengono la campagna. Li raccoglieremo e man mano li pubblicheremo sulla nostra pagina FB
https://www.facebook.com/mamanonmama.fermignano/

Al servizio di Adolf Hitler di V.S. Alexander

Scrivere d’amore sembra sempre facile, ma non lo è. Scrivere d’amore ai tempi del Terzo Reich non lo è mai stato e mai lo sarà; eppure questo libro riesce a scalfire le tenebre e il dolore che addensano le pagine storiche di quel periodo. Magda, la protagonista del romanzo, attraverso la scrittura fluida e intensa dell’autrice, riesce a non farti staccare da questa storia neppure per un minuto. Allontanarsi dal romanzo è quasi doloroso come lo è la storia che racconta.

Magda è una ragazza tedesca, poco attratta dalla politica e dalla follia del Füher; ma per necessità e senza paure ne diventa una fidata collaboratrice. Inizialmente così lontana dal Terzo Reich, dalle sue gerarchie, ne finisce intrappolata, poiché si innamora di Karl, comandante delle SS. Nelle sue parole, tra i suoi pensieri, il lettore finisce per rivivere la guerra e le sue mostruosità. Attraverso gli occhi profondi e vivi di questa donna vediamo crollare dall’interno stesso dei palazzi del potere, la follia dell’ideologia nazista tra l’eco delle bombe e le grida di chi muore innocente.

Leggere questo romanzo ci aiuta a capire che, a volte, i mostri più crudeli hanno occhi ipnotici e sanno affascinare, ma il libero arbitrio donato all’uomo, ci permette sempre di portare avanti la libertà e la giustizia. Leggendo questo libro, ne avrete una prova. Magda e Karl vi aspettano.

“Quanto mi ami?” “Quanto basta per aspettarti tutta una vita”

Mirtilla Amelia Malcontenta

Un aperitivo con… Felicia Kingsley!

Amici di Pink, oggi inauguriamo con la regina del chick-lit italiano! In occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo Una Cenerentola a Manhattan (Newton Compton) chiacchieriamo un poi con lei riguardo ai suoi due precedenti lavori. I suoi romanzi hanno conquistato il cuore di migliaia di lettori. Architetto di professione e scrittrice per passione, stiamo parlando della super-pink FELICIA KINGSLEY! Un mondo tutto rosa come non l’avete mai visto!

Ciao Felicia, apriamo le danze con una delle regine indiscusse del chick-lit italiano. Ti riconosci in questo ruolo? Ti saresti mai aspettata tutto questo successo?

Grazie mille a te e a Pink per avermi dedicato spazio. Allora, ti dico subito che non mi sono mai aspettata niente. Ho imparato non c’è nulla di scontato nulla quando nel 2005, il Milan ha giocato la finale di Champions League contro il Liverpool. Alla fine del primo tempo i rossoneri (se non si è capito, sono una tifosa del Diavolo) erano in vantaggio 3-0. Io e i miei amici eravamo già pronti a scendere in piazza con le bandiere, poi il Liverpool ha rimontato con 3 goal in soli sei minuti e ha finito per vincere ai rigori. Ecco, da allora ho imparato a crederci senza dare nulla per certo. Credo nel mio lavoro, questo sì, ma non mi autoincorono.

A proposito di romanzi, quali sono i tre ingredienti che non devono mai mancare per scrivere un chick-lit degno di nota?

Mi piace che siano pungenti, non troppo bon-ton, con un’ironia che rasenta quasi il politicamente scorretto (cerco sempre di inserire un personaggio borderline che faccia cadere i paraventi moralistici o perbenisti, tipo Harring in Matrimonio di convenienza, o Sparkle di Stronze si nasce… perUna Cenerentola a Manhattan, lo scoprirete), che l’eroina del romanzo non abbia solo un fidanzato, ma abbia una vita sua e che la storia si sviluppi su dialoghi serrati e intriganti, facendoci conoscere i personaggi in modo attivo.

Hai pubblicato per Newton Compton due bestsellers, Matrimonio di convenienza e Stronze si nasce. Quale di questi due romanzi ti rappresenta meglio e perché?

Entrambi, a modo loro. Matrimonio di convenienza, che strizza l’occhio alla favola, rappresenta la mia parte più fantasiosa e sognatrice; Stronze si nasce, che non ho mai nascosto essere frutto di vere esperienze personali e di amiche, è la mia parte più concreta. Sono legata a tutti e due ma in modi diversi. E sarà così anche per i prossimi.

Jemma e Allegra sono le protagoniste dei tuoi due romanzi. Due pregi e due difetti di queste donne.

Jemma è un’irriducibile ottimista, ma molto insicura; Allegra è determinata nel bene e nel male. Determinata a migliorarsi, a crescere, a raggiungere i suoi obiettivi, ma in questa determinazione, le sfugge che uno di questi sia quello sbagliato. Tra le due, Allegra è quella più umana.

Quando hai iniziato a scrivere romanzi rosa? Qual è stata la tua fonte di ispirazione?

Ho iniziato a scrivere a dodici anni, per gioco, per me stessa, e già allora ciò che scrivevo era assimilabile, per storia e contenuti, ai libri della collana La Ragazzine(antesignani degli young adult), che adoravo. Il rosa ce l’ho sempre avuto dentro, non l’ho scelto io. A ispirarmi era la mia vita (per quanto intensa potesse essere la vita di una comune dodicenne), quella delle mie amiche, le nostre prime cotte, le nostre prime delusioni, le nostre primissime decisioni “da grandi” (la scuola superiore da scegliere, l’imbarazzo – e la conquista- di comprare il primo reggiseno…).

Se dovessi descriverti con il nome di un profumo quale sceglieresti e perché?

Li cambio spesso, da quel punto di vista sono un’infedele. Mi piacciono le essenze maschili – ancora meglio se con indosso una camicia da uomo – e in questo momento sul mio comò ho Allure Homme di Chanel, intenso e deciso. Mi fanno impazzire le fragranze dei legni orientali e le note agrumate mediterranee. I profumi femminili mi stancano presto.

Cosa rappresenta per te il mondo della scrittura? Raccontaci un po’ di Felicia.

È il mio happy place. Quando scrivo, non sono al computer – sì, fisicamente sì – ma io sono altrove. Sono nella campagna inglese a prendere un tè; sul tetto della Shoreditch House a bere un cocktail; a guardare l’alba sul ponte di Brooklyn; a fare shopping da Barney’s o Saks sulla Quinta Avenue; a passeggiare sulla spiaggia negli Hamptons… ho una vita molto attiva e variegata tra le quattro pareti del mio studio e mentre scrivo sento davvero che non mi manca niente.

Se adesso vi chiedessi – a fronte di questa intervista – tre aggettivi per descrivere Felicia? Io direi, senza ombra di dubbio, frizzante, tagliente e romantica.

Il cocktail adatto a Felicia è lo SPRITS ALLE VIOLE!

Frizzante grazie al prosecco; la fetta di lime che conferisce un retrogusto aspro e deciso, è tagliente come la sua ironia.  E lo sciroppo alla viola, dal colore delicato e romantico.

Ingredienti

60 ml prosecco

30 ml sciroppo alla viola

15 ml acqua tonica oppure soda

ghiaccio

1 fetta limone per decorare

violette per decorare

Preparazione

Versate sul fondo di un tumbler basso lo sciroppo di viola.

Rabboccate con il prosecco e l’acqua tonica.

Aggiungete una fetta di limone tagliata a metà, qualche cubetto di ghiaccio e, se ne avete la disponibilità, qualche violetta e mentuccia.

Vi ha incuriositi questo cocktail? Io corro a prepararlo per gustarmi uno dei romanzi di Felicia! A presto, con un nuovissimo aperitivo pink, chi sarà il nostro prossimo invitato? Lo scopriremo prossimamente, grazie alla mitica Kingsley per la disponibilità.

Attenti a non esagerare con il prosecco!

Backstreet’s Back, Batman e la tequila sunrise

Drinking with L. A.
Un drink con Alessandra Lumachelli

di Alessandra Lumachelli

Sfido chiunque fra voi che mi leggete a dire che non avete mai fischiettato (ed accennato i passi di danza relativi) “I want it that way”! Allora, si può tranquillamente affermare che chiunque conosce i Backstreet Boys! Quindi, è impossibile che io non raggiunga la loro tribute band milanese, non appena arriva vicina a me, su invito dei gestori dell’Heartz Club, dove la band si esibisce in occasione dell’opening invernale. Eh già, da brava clubber e da instancabile curiosa, arrivo, ci sediamo, iniziamo a ridere e chiacchierare. Ecco il riassunto del nostro incontro: per voi, Amici, i Backstreets back.

Se foste supereroi, che supereroi sareste e che superpoteri avreste?
Luca: Batman! Adoro Batman, Bruce Wayne e tutto il mondo che c’è intorno a Batman. Da Gotham City, a Joker, e quant’altro. Come superpoteri: i soldi!
Bruno: Superpippo, perché “l’imbranataggine” è di casa!
Stefano: A me piacerebbe essere Jiggle Pop, dei Pokémon, che fa addormentare mentre canta! E poi fa i dispetti.
Mattia: Io probabilmente la Torcia Umana, ma non ne sono tanto sicuro! Per darmi fuoco e dare fuoco.
Dave: Ironman, per la tecnologia. Ne usa tantissima, e la usa molto bene. Ed ha anche due soldini, che non fanno mai male.

Se aveste la macchina del tempo, dove vorreste andare? Potete anche fare escursioni fra passato e futuro.
Dave: Io ritornerei nel Cretaceo, perché da piccolo volevo fare il paleontologo. Ho sempre avuto una grande passione per i dinosauri, e di conseguenza vorrei vederli con i miei occhi.
Luca: Nell’era vittoriana di Londra, all’epoca di Jack Lo Squartatore. In un’epoca scura. (Vedi la risposta sul supereroe: Batman!).
Bruno: A New York, ai primi del Novecento.
Stefano: Nel futuro, non so di quanti anni vorrei spostarmi, ma almeno di 10 anni. Per vedere se tutto quello che vorrei fare, alla fine si è avverato.
Mattia: Tornerei all’inizio del Novecento, perché sono appassionato di musical e tip tap. Vorrei ballare con Gene Kelly!

Perché la scelta della musica dei Backstreet Boys? (Tanto più che nessuno prima ha desiderato di tornare al momento in cui sono apparsi sulla scena musicale!)
Dave: Sono “cresciuto” con la  musica dei Backstreet Boys: li ho apprezzati da piccolino, ed ho cominciato ad apprezzarli di nuovo quando sono entrato a far parte di questo progetto. È l’unica boy band che è rimasta, non se n’è mai andata. Rispetto ad altre, che hanno fatto qualche canzone, o anche qualche album, e poi sono scomparse dalla circolazione. Se calcoli che quest’anno festeggiano 25 anni di formazione, non è una cosa da poco, per una boy band, soprattutto!
Stefano: Condivido con Dave il discorso sugli anni ‘90. Ho vissuto in pieno gli anni d’oro dei Backstreet Boys. Loro secondo me sono molto forti sull’impasto vocale: mi interessa molto studiarli, oltre che rendere loro omaggio.
Luca: Sono il mio gruppo preferito. Quindi, già fare parte di una tribute band del genere, per me è il massimo.
Bruno: Da piccolo, non ho mai ascoltato la loro musica. Però ho sempre avuto il pallino di cantare e ballare. Soprattutto ballare. Loro riescono a fare tutto quanto insieme, e ti fa riflettere che non c’è solo il musical. Ma anche la musica pop porta, più all’estero che in Italia, a poter cantare e ballare insieme.

Il vostro drink preferito?
Stefano: Un mojito analcolico, un virgin mojito.
Mattia: Molto anni ‘90, la tequila sunrise.
Dave: La cola senza zucchero!
Luca: Un mojito fatto bene. Perché difficilmente si trova in giro.
Bruno: Anni ’90 sono io. Vodka alla pesca e lemonsoda.

Cosa potete fare per salvare o per migliorare il mondo?
Mattia: È un po’ difficile pensare a come si possa migliorare, da singole persone, il mondo. Penso che, messaggio molto cristiano ed hippy, se ognuno di noi fa, nel suo piccolo, qualcosa di buono e non reca del male agli altri, già in qualche modo il mondo migliora. È quello che possiamo fare da singoli, come persone fisiche. Poi avere anche il modo per organizzarsi meglio e sistemare la vita a più persone e a più cose, sarebbe il top. Però, ognuno fa quel che può, con le proprie “armi”.
Bruno: Il rispetto è la cosa primaria.
Io: È la cosa meno diffusa!
Bruno: È la meno diffusa, ma è la più semplice: impari a rispettare te stesso, impari a rispettare gli altri. E poi alla fine tutto è come un puzzle: si incastra.
Luca: Eliminerei gli spettacoli televisivi “spazzatura”! Comunque, il discorso è molto ampio. Coltivare il rispetto. Eliminare invidia e cattiveria.
Dave: Vorrei riportare la musica nelle scuole, perché è una cosa che si sta perdendo. L’arte, la musica. Soprattutto alle Elementari.

Il rispetto. Già. Dal rispetto di noi stessi si arriva in automatico al miglioramento dell’ambiente circostante. Con la musica, sempre, nel cuore. Ad illuminare i nostri cammini … e a farci ballare! In alto i calici, Amici, e alla prossima!
Ah, per chi di Voi si trova a Milano, il 3 novembre Bruno Giotta, Davide (Dave) Brambilla, Luca Bulso, Mattia Pettinari e Stefano Taccucci si esibiranno all’Alcatraz! La foto è opera di Marika, che ho distolto dalla chiacchierata con la sua amica Sara. Grazie della foto! E grazie delle domande sulla grafologia!

Mefisto Funk

Mefisto Funk è un film elettronico girato per la maggior parte nelle terre toscane della Garfagnana, la valle “del bello e del buono” di pascoliana memoria.
Girato anche in uno dei luoghi di maggior fascino dell’Alta Versilia, e precisamente nelle cave di marmo dismesse che si trovano sulla strada che connette Castelnuovo di Garfagnana a Massa. È girato anche negli studi milanesi di Metamorphosis, fondata nel 1983 da Marco Poma, Momi Modenato e Andrea Gianotti.
Una fucina di creatività e lavoro, una realtà milanese molto attiva da sempre, sia in Italia che all’estero.
Mefisto Funk è stato riproiettato in un paese del parco delle Alpi Apuane, precisamente a Fabbriche di Vallico, nell’agriturismo “I Romiti”, che sorge su una chiesa del mille e cento, con catacombe e resti di mura romane. Un luogo pieno di fascino, che esiste grazie alla sensibilità genuina del genius loci che ha capito le intenzioni del proprietario, l’artista londinese Steven Newell, e le ha assecondate, dimostrando di possedere intelligenza e sana apertura culturale, uno di quei posti dove stranamente le persone ridono di un sorriso felice, sano.
È con questo spirito che ho assistito a una cerimonia vera, che mi ha emozionata e sono stata grata di esserlo. Marco Poma infatti è stato insignito della cittadinanza onoraria dal sindaco Michele Giannini in tricolore, e aveva un senso profondo e sentito.
Mefisto Funk è un grande film, da laureata in Storia e Critica del cinema, mi sento di poter esprimere un giudizio con cognizione quanto meno universitaria. Invece da parte di appassionata del genere, posso dire che è una “figata”!
Un film elettronico che parla di Mefisto, una riproposta del Faust di Goethe in chiave sperimentale che non delude. A partire dal ritmo…
La figura di Marco non può essere scissa da questo film, perché l’arte si sente, ha un odore diverso che può anche non piacere, è lì che la riconosci e inizi a interessarti… e allora ascolti cosa ha da dire e lì rischi di avere una presa di coscienza, perché Mefisto Funk parla dello Spirito del Tempo che viviamo; ora il problema, se vogliamo parlare di problema, è che è stato girato nel 1979; allora i casi son tre: o lui era avanti, o noi siamo indietro, o ha raggiunto qualcosa al di fuori da queste due prime opzioni…
In effetti, quando è arrivata la scena della matrice ho sobbalzato, per un attimo il mio cervello mi ha riproposto l’immagine di Matrix, con il nero con gli occhiali e le due pastiglie in mano e poi mi son detta: “Ma Marco non poteva averla vista questa scena perché l’han girata dopo”.
Ci si domanda con lo sguardo e siamo nell’era dell’immagine. Mefisto chiede a Simone di scegliere “cosa preferisce”, guardare senza essere guardato o guardare ed essere guardato?, una domanda affascinante e pertinente, anche per noi che viviamo nel mondo dei selfie.
Un Matrix ante litteram, che mi parla di equatore della fisica e dell’infinità dell’attimo e del silenzio della parola… rompicapi interessanti, infatti nella stanza dei bottoni c’è un personaggio che mi ha ricordato il joker.
Un film elettronico, girato in studio
Questa è una grande pellicola, che mi straconvince, che mi fa anche incazzare e che a volte mi parla. Secondo me è un film vivo.
Sapete perché Mefisto si manifesta a Simone vestito da uomo? Perché come donna lo avrebbero riconosciuto subito…
Questa è un’affermazione sapienziale.
Secondo me questo film è degno della storia del cinema in Italia, e io in queste cose sono argutissima, infatti anche per la tesi feci una scoperta interessante… una chicca per cultori della materia.

Paola Marchi

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Cento capi, un armadio solo

I TOP

Sto per darvi una notizia sconvolgente: in un armadio bastano 100 capi. Già, cento pezzi must, intramontabili, sono sufficienti a coprire ogni outfit e ogni necessità, e siccome sono in una fase particolarmente feng shui che mi sta spingendo a ridurre, essenzializzare, ed eliminare il superfluo, ho deciso di condividere con voi questi trick di riorganizzazione. Magari, se come me, avete un armadio pieno e niente da mettere, vi torneranno utili.

“Cento capi, un armadio solo” sarà una passeggiata nel nostro guardaroba lunga dieci tappe: i sopra, i sotto, i cappotti, gli abiti, le scarpe, gli accessori, le borse, i gioielli, l’intimo e il make-up, e ogni tappa comprenderà dieci pezzi indispensabili come l’aria.

Adesso, più fatti e meno chiacchiere: i top.

  1. Camicia bianca oversize

Potete comprarla da Armani Uomo o fregarla dall’armadio del vostro LUI (io ho fatto così con Azzurro, sequestrando la sua camicia di lino bianca di Grigioperla). La camicia bianca oversize è un passe par tout. È perfetta su un jeans, su un pantalone, con le maniche arrotolate, con una cinturina sottile sul punto vita, o aperta con sotto una canottiera o una maglietta.  A gusto personale, mi piace indossarla con i primi due bottoni slacciati e con un reggiseno nero sotto, che crea quell’effetto “l’ho messa per sbaglio”, anche se per sbaglio non è… ed è subito vedo-non vedo, anche se siamo completamente vestite.

 

  1. Maglione di cachemere

Non è una spesa, è un investimento! Il cachemere dura TUTTA la vita, e a differenza delle lane normali potete portarlo sulle braccia nude senza pruriti e pizzichii fastidiosi. Il maglione in cachemere regala classe anche a un outfit da dieci euro, ma se avete paura di risultare troppo bon-ton, lo possiamo sdrammatizzare tirando su le maniche, o mettendolo su un jeans strappato… o meglio ancora, un pantalone di pelle! Bianco o nero sono i classici intramontabili, ma se volete osare, potete sbizzarrirvi con i multicolor e fantasia della storica Ballantyne. Un nome, una garanzia.

  1. Cardigan boyfriend

I miei preferiti sono quelli spessi, a trama grossa o a treccia, possibilmente con un colletto grande e gli alamari in legno stile montgomery al posto dei bottoni. Anche questo capo potete tranquillamente rubarlo al vostro LUI, ed è perfetto per regalare un sapore boho-chic al vostro outfit. Il cardigan ampio è un abbraccio caldo e coccoloso, ed è perfetto come sopra per qualsiasi indumento, dalla canotta alla camicia, passando per le T-shirt.

  1. T-shirt vintage

Se di un concerto, ancora meglio (io ne ho due, una del Festival di Glastonbury e una di Florence+The Machine), ma non è obbligatorio. Nei negozi si trovano tantissime T-shirt effetto vissuto, altrimenti è un’ottima occasione per scovare qualcosa in un mercatino dell’usato. Il dogma è uno: le T-Shirt devono avere carattere! Più sono uniche, meglio è!

  1. Polo con colletto a nido d’ape

La più famosa e intramontabile è la Lacoste tinta unita a due bottoni e con il coccodrillino sul petto, ma non mi dispiacciono nemmeno quelle a righe. Sportiva ed elegante allo stesso tempo, potete giocarla sia con un jeans che con una gonna, magari contrastando l’effetto sporty con qualcosa dal taglio e dal tessuto iperfemminile.

  1. T-Shirt bianca

Questa ci serve come a un pittore serve una tela, e la mettiamo su tutti quei pantaloni/gonne troppo complessi e strutturati per appesantirli con un top altrettanto impegnativo. Serve a bilanciare per non cadere nel pacchiano. Ovviamente via libera al taglio (aderente o larga), alle maniche (lisce o a sbuffo), agli orli (grezzi o rifiniti). In alternativa, su un look basic (quindi t-shirt bianca più pantalone nero), possiamo divertirci ad arricchirla con spille, collane importanti o foulard. Ecco che una maglietta bianca, con dieci accessori diversi, ci regala dieci outfit diversi!

  1. Maglia a righe bianche/blu marina

Inutile aggiungere spiegazioni, la maglietta a righe blu/bianche è quanto di più essenziale debba esserci in un guardaroba. Se non sai cosa metterti, lei ti salva.

  1. Cardigan con cintura

Da non confondere con il cardigan boyfriend, quello con cintura è lungo almeno fino a metà coscia, con abbondante tessuto da drappeggiarci addosso, tipo vestaglia, ma moooolto più glam. Il cardigan con cintura lo puoi buttare sopra all’abbinamento più banale ed ecco fatto l’outfit per una cena. Il cardigan con cintura mi ha risolto metà delle crisi da invito all’ultimo minuto (sì, quelle che non ti danno tempo per fare la pipì, figurarsi pensare a un outfit!) e, SOPRATTUTTO, è la soluzione perfetta per quando ci sentiamo grasse. La sua avvolgenza, la sua ampiezza, la sua copertura al 60% del nostro corpo (concentrandosi soprattutto su pancia e fianchi) è in grado di restituirci un discreto livello di autostima. Acquistate un buon cardigan e giurategli amore eterno!

  1. Camicia jeans

Che la teniate aperta o abbottonata, dentro o fuori ai pantaloni, la camicia di jeans non morirà mai. Io uso ancora quella che ho comprato quindici anni fa al Lago di Garda e fa sempre la sua porca figura. Diventa casual, rick, o glam a seconda di quello che ci abbinate; è perfetta per l’estate, per l’inverno e per le mezze stagioni. Cosa chiedere di più?

  1. Canottiera bianca+nera+grigia

Ok, con questa ho barato, non è un capo ma tre (uno per colore), a mia discolpa però vi dico che le canottiere sono come le fondazioni per una casa: ci si costruisce sopra il resto! Ergo, è importante avere tutti i colori neutri fondamentali.

Segnato tutto?

Al prossimo giro ci aspettano i bottom, e non farò prigionieri!

 

 

Look da lavoro!

Non c’è cosa peggiore di andare a un colloquio di lavoro con un look sbagliato.

Per affrontare un colloquio la prima impressione è ciò che conta; è il nostro biglietto da visita.

Scegliere un look sobrio con pochi accessori, scollature poco profonde e gonne che arrivano al ginocchio è la scelta giusta da optare. Capelli raccolti in una coda bassa o se preferite sciolti ma ben pettinati.

Questi piccoli accorgimenti fanno apparire curate, raffinate ma non artefatte.

Per quanto riguarda il make-up vi suggerisco di utilizzare un fondotinta non troppo coprente che crea una base fresca e luminosa, illuminando con cura la zona del contorno occhi con un correttore adatto alla propria discromia.

Applicate sulle gote un blush facile da sfumare nei toni naturali che permette anche a chi non ha tanta dimestichezza con il trucco di non creare pasticci.

Le sopracciglia vanno sempre messe in ordine, infatti donano allo sguardo espressività.

Per gli occhi scegliete colori neutri, colori opachi come il marrone e il beige creano un trucco naturale.

Per le labbra scegliete toni leggermente rosati.

Non tralasciate la mani; le unghie troppo lunghe diventano volgari.

Scegliete per le vostre mani una manicure con unghie quadrate se avete dita affusolate o a mandorla di media lunghezza se avete mani tozze.

Per quanto riguarda le scelta dei colori potete scegliere sia colori scuri che chiari.

Se volete un consiglio in più su come scegliere il correttore leggete il mio articolo: Il correttore perfetto.

A presto!