Una bella giornata di Mollie Panter-Downes

All’indomani della grande guerra, in un timido paesino di campagna inglese, Wealding, si raccolgono i pezzi e si cerca di tornare alla normalità.

Laura Marshall, legata ai suoi ricordi rimasti fermi al periodo della guerra, con continui paragoni agli agi e alle comodità dell’epoca precedente, risulta una Mrs Dalloway meno visionaria e più nostalgica.

Anche il trauma di essere sopravvissuti a un conflitto mondiale ha bisogno di tempo per essere smaltito e Laura Marshall realizza di essere scampata all’orrore solo un anno più tardi. Come se si fosse risvegliata da un brutto sogno, si ritrova a dover pensare e sbrigare ogni compito domestico, a essere schiava della sua grande casa senza più domestici fissi, a vedersi privata della giovinezza insieme a qualsiasi altra comodità di cui era circondata prima. Ciò che le rimane è però una consapevolezza nuova, che grida la sua urgenza a ogni cosa che la circonda, affatto immutata.

In quella che si preannuncia una giornata calda e lunga Laura Marshall saluta come ogni mattina suo marito Stephen che si reca a Londra in ufficio, e la figlia Victoria che ha le sue lezioni, per poi dedicarsi ai mestieri di casa, alla spesa e alle commissioni fuori. Ogni aspetto della vita quotidiana, anche il più piccolo, richiama alla sua memoria qualcosa di accaduto o qualcuno di conosciuto che se ne è andato o comunque è stato cambiato dagli eventi degli ultimi tempi, in modo irreversibile, e sebbene la vita vada avanti e in cielo ci sia un bel sole promettente, Laura avverte tanta stanchezza, tutta quella accumulata in quel bagaglio pieno di ricordi, smarrito nel passato.

La sua giornata che era iniziata in modo così prosaico nella rovente Bridbury, facendo dondolare un cestino molle e rassegnato fuori dalla Bottega del Tè di Rosemary, l’aveva portata in cima alla collina solitaria. …

Sono una donna felicemente sposata, i miei capelli si stanno ingrigendo un po’, io sono più monotona e più stanca di quanto dovrei essere, perché il mio stile di vita facile non esiste più.

Questo è come si sente e come scopre di essere diventata, Laura Marshall che alla fine decide di concedersi una piccola vacanza, una deviazione sul tema quotidiano dell’alienante ripetitività: la collina delle Barrow Down è ancora lì con il suo spettacolo spiegato davanti ai suoi occhi rapiti:

Il paese era riversato davanti a lei come il contenuto della scatola da cucito di una donna, rocchetti verdi e argento e giallo pallido, riquadri a coste di roba marrone un filo cremisi, una lama d’argento, un baluginio di madreperla rotonda e levigata. Era tutto bagnato da una luce magica, la meravigliosa luce magica in cui le cose sembravano nuove d’un tratto.

 Con uno stile che richiama molto da vicino quello per accostamento per immagini di Katherine Mansfield, e un genere che assomiglia a quello di Elizabeth von Arnim, accompagniamo Laura Marshall in questa bella giornata augurandoci che l’assurdo fascino della vita ci stupisca ancora una volta.

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