Togli il freno al tuo potenziale!

Con Tiziano Gamba, psicologo e psicoterapeuta, parliamo di potenziale. Un suo seminario dal titolo “Togli il freno al tuo potenziale” è dedicato proprio a questo argomento. Ma che cos’è il potenziale? La derivazione etimologica della parola ci fornisce un primo significato: che dispone della possibilità di realizzarsi. Lo psicoterapeuta torinese parla di due tipologie di istanze che guidano i nostri pensieri e le nostre azioni: a) la razionalità conscia, definita istanza logica; b) l’emotività, definita istanza emotiva. Quest’ultima è più forte e tendenzialmente inconscia: lo sanno bene i guru del neuromarketing che utilizzano l’emotività per condurre con più facilità il consumatore all’acquisto. Se queste due istanze si muovono in maniera asincrona, non sono cioè allineate, facciamo fatica a percorrere la strada che conduce alle nostre mete. Anzi, non riusciamo a muovere neanche il primo passo, quello che ci toglie dalla condizione in cui ci troviamo, per condurci verso quella che desideriamo. In alcuni momenti della vita, capita di sentirci bloccati, di voler dare una svolta a una particolare situazione (affettiva, familiare o professionale), ma di non riuscire a trovare soluzioni adeguate per farlo.

Che cos’è il linguaggio emotivo e quali vantaggi porta imparare a decodificarlo? 

Il linguaggio emotivo è analogico, cioè non segue le regole logiche del linguaggio verbale cui siamo abituati: le emozioni si esprimono attraverso dei segnali corporei e paraverbali che sono analoghi all’emozione che stiamo provando, ma che NON stiamo esprimendo verbalmente. Faccio un esempio: se ci troviamo di fronte a una persona che ci interessa, oppure qualcuno ci sta parlando di un argomento che ci coinvolge, in maniera istintiva facciamo dei movimenti con la bocca, come dei baci simulati o dei passaggi di lingua sulle labbra. Questi gesti inconsci sono analoghi all’emozione di piacere che esprimiamo attraverso la bocca: quando vediamo qualcosa che ci piace in modo conscio, non facciamo dei mugolii passandoci la lingua sulla bocca? Fin da neonati prendiamo quello che ci piace attraverso la bocca. E simili analogie ci sono anche per i segnali di rifiuto. L’ovvio vantaggio che si ha nel decodificare i segnali analogici che invia il nostro interlocutore è quello di sapere che cosa prova davvero, di là da ciò che dice.

Tu sei anche attore e regista teatrale, c’è una relazione tra le emozioni e il teatro?

Il teatro è emozione. Qualunque spettatore, anche se non capisce nulla di teatro, percepisce se un attore gli piace oppure no, e il parametro è sempre lo stesso: quanto lo coinvolge a livello emotivo. Un attore può essere anche bravo, ma se non coinvolge emotivamente il pubblico, quest’ultimo lo percepisce come finto. Invece, il teatro non è mai finzione, vale a dire che chi sta sul palcoscenico, per essere coinvolgente, prova davvero le emozioni che vuole trasmettere. E se non è così il pubblico se ne accorge, e lo percepisce “finto”, anche se bravo. Che cosa fanno quindi gli attori attori per mettere in scena uno spettacolo credibile e coinvolgente? Vanno ad attingere a serbatoi emotivi interni, che ognuno di noi ha! Gli attori lo fanno per mestiere, sanno benissimo che non riescono a passare le emozioni del personaggio se non attingono alle proprie, e sono allenati a farlo. È per questo motivo che utilizzo il teatro nei miei percorsi di formazione: l’uso consapevole dei bagagli emotivi permette a chiunque, a ognuno di noi, di essere molto di più di quello che “pensa di poter essere”.

Puoi regalare ai nostri lettori un esercizio pratico per superare il senso di inadeguatezza? 

Si dovrebbe individuare qual è l’emozione principale alla base del senso di inadeguatezza, che varia da persona a persona, e poi applicare un espediente paradossale, secondo il parametro della nostra istanza logica. Il trucco sta nell’andare a fornire in maniera volontaria, cioè APPOSTA, le emozioni che la nostra istanza emotiva “si procura” attraverso il senso di inadeguatezza. Poniamo ad esempio che l’emozione alla base del nostro senso di inadeguatezza sia la vergogna: dobbiamo metterci APPOSTA in situazioni in cui sperimentiamo vergogna. Questo comportamento farà sì che l’istanza emotiva ci riconosca come coloro che la “nutrono”, perché se ci procura vergogna significa che in un certo senso “la vuole”. Di là del perché ciò accada, è utile dare noi stessi ciò che l’istanza emotiva vuole: per paradosso, questo fa diminuire il sintomo. Capisco che sia contro-intuitivo, ma funziona!

Grazie Tiziano Gamba per la tua disponibilità e i tuoi preziosi consigli.

Le convinzioni limitanti influiscono in maniera ripetitiva sui risultati personali e sui diversi stili di vita; lavorare su se stessi con l’aiuto di professionisti qualificati permette di elaborare nuovi punti di vista, anche sorprendenti, attraverso cui guardare la realtà. Non dobbiamo avere paura di farci sorprendere, se vogliamo ridefinire strategie adatte a esprimere il nostro potenziale e raggiungere più facilmente i nostri obiettivi.

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