Intervista a Ester Campese

Intervista a Ester Campese, la pittrice delle donne

Tra spiritualità, romanticismo e amore per l’ universo umano

È una pittrice di fama internazionale Ester Campese in arte Campey. Molto apprezzata sia dal grande pubblico sia dagli addetti ai lavori, è considerata oggi la pittrice delle donne.

Ester, in molti ti vedono come la pittrice delle donne. Credi che sia una definizione sessista?

In effetti questo cliché mi viene attribuito da una mia personale in avanti che dedicai interamente al soggetto femminile. Non credo sia sessista ma immagino identifica solamente una matrice che mi investe. Ciò che non amo molto in realtà è essere stereotipata. Questo un po’lo stigmatizzo in quanto il mio stile, ma spazia in effetti in differenti direzioni,non solo nel ritratto femminile. Nel corso della mia evoluzione artistica, che è oramai pluridecennale, ho in realtà concretizzato differenti forme espressive, anche sperimentali se vuoi, partendo dalla ricerca del colore e volendomi sentire inizialmente totalmente libera abbracciando un forma più astratta. Man mano poi ho preferito esprimermi attraverso il formale che comunque non è mai stato assente nelle mie opere. Anche in quelle astratte in effetti vi è sempre una traccia di una forma evocativa pur espressa attraverso il simbolismo e la modalità concettuale. In tutte un tratto che davvero mi identifica è il colore che uso in modo vigoroso, non amo in effetti i colori tenui. Il mio carattere pur sensibile e se vuoi anche timido, nasconde una forte tenacia e passionalità che esprimo tanto nell’arte quanto nella vita.

Nei tuoi dipinti ami particolarmente ritrarre soggetti a carattere femminile. Come mai?

È stato come una sorta di spontanea conseguenza. Ci sono tempi attuali e tempi diciamo storici. Attraverso l’indagare del mondo femminile ho voluto spaziare in differenti forme in cui la donna appunto nello scorrere del tempo e nelle sue evoluzioni ne è stata protagonista, anche se talvolta, un po’ defilata, con un dietro le quinte, ma sempre in qualche modo realizzandone la regia. Questo era l’intento dell’omaggio che feci con la mia personale dedicata proprio al femminile. Ma è stata anche occasione per una forma di narrazione indiretta di me, e non da meno un modo per una profonda e preziosa introspezione emozionale, e non solo, che mi hanno fatto produrre le opere con soggetti a carattere femminile, proseguito poi da li in avanti avendo in qualche modo scorto una mia predilezione. Tra gli ultimi dipinti realizzati per la mia prossima personale che sto in effetti preparando vi è ad esempio L’attesa che volentieri ti anticipo qui attraverso questa intervista.

Non hai mai pensato di realizzare un autoritratto?

In realtà ne ho realizzato uno, da una foto scattata in studio, meno spontanea forse, ma molto suggestiva. Il dipinto è intitolato La Dama Bianca e l’ho realizzato proprio prendendo spunto dalla mia foto. Questo quadro ha partecipato ad una mostra al Castello Svevo di Rocca Imperiale il cui tema era affidato ai cinque sensi ma anche alla spiritualità. Mi parve adatto anche per il color indaco che nella stessa foto prevaleva. L’indaco è il colore della spiritualità, della metamorfosi, della transizione e del mistero, sinonimo anche di altruismo, dignità e nobiltà ma non da meno di umiltà e saggezza. Devo dire che questo autoritratto l’ho volutamente lasciato in forma diciamo lightanche perché, se devo essere sincera, ero abbastanza a disagio di fronte a questo dipinto, dovendomi osservare  lungamente come ad uno specchio. E questo non è facile, almeno per me. Almeno per me.

Ami dipingere anche paesaggi? E nature morte?

Assolutamente sì! Ho realizzato diversi quadri con questi soggetti. Diversi paesaggi e diversi interni e nature morte. Devo dire però che amo un pochino meno questi soggetti, ma ciò che tutti i miei dipinti hanno in comune, oltre all’uso spesso materico e corposo del colore e le tinte di impatto, vi è anche una forte componente emozionale e indagatrice. Non posso disgiungere la parte emozionale da ciò che realizzo. In tutte vi è una parte di me dei momenti e emozioni che ho vissuto mentre ho realizzato il dipinto. Amo per questo motivo che, chi acquista una mia opera, sappia di me e comprenda la natura viva, scusa il gioco di parole, che in essa è presente. 

In generale che rapporto hai con la Natura?

Stretto, ma non strettissimo, amo più indagare l’animo umano e per tale motivo, presumo, che i soggetti umani mi attirino maggiormente.

Credi che l’ Arte in generale possa aiutare l’ uomo moderno ad avvicinarsi maggiormente ad essa in maniera sana?

Certamente sì, anzi credo si debba avere un senso molto più sviluppato del rispetto della nostra casa. Mi fai venire in mente una mia opera In our hands the world che si ricollega al tema e che raffigura la terra. La chiave di lettura del dipinto che riproduce due mani, una maschile e femminile, che circondano delicatamente la Terra, vi è proprio un richiamo ad un simbolico pragmatismo e sensibilità, che suggerisce l’avere amorevole cura verso il nostro ambiente: la Terra. Ci riporta, nell’intenzione, anche a radici più profonde del nostro animo. Come a dire che insieme possiamo avere cura di noi, degli altri, come in una sorta di abbraccio universale. La Terra è la nostra casa, il cielo è il nostro tetto, l’amore il linguaggio, da tutti comprensibile, attraverso cui agire. Per tornare dunque alla tua domanda, certo che l’arte avvicina alla natura in modo sano, almeno per me è senz’altro uno dei modi privilegiati.

Laura Gorini

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