Nel cuore di Jane – Ri-leggendo Persuasione

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Beatrice Battaglia rilegge Persuasione, l’ultimo romanzo compiuto di Jane Austen. L’unico in cui parla d’amore senza filtri e senza ricorrere alla sua notoria ironia.

Si è parlato molto della quota autobiografica inserita da Jane Austen nella creazione delle sue eroine e Anne Elliot è quella che maggiormente sembra rappresentarla ed esprimere tutto il suo rimpianto per l’amore della vita perduto.

Dopo un viaggio a ritroso nelle sue opere precedenti, analogo a quello percorso dalla prof. Battaglia, con il suo romanzo Nel paese degli amori maledetti -che altro non è se non la sua personalissima versione di Persuasione-, Jane Austen è pronta a parlare di “quella passione, quel desiderio che la società patriarcale con i suoi valori le ha negato”.

Scomparsa la leggera risata di Elizabeth e archiviata la verve dissacrante e irriverente di Mary Crawford, la scrittrice si astiene da qualsiasi intervento o commento e la lettrice rimane sola a identificarsi con Anne attraverso la quale vede e sente identificandosi completamente con le sue emozioni, i suoi sussulti, i suoi sentimenti.

Improvvisamente giunge la consapevolezza che Jane Austen non poteva parlare di amore, come fa in Persuasione, con quegli accenti accorati e struggenti, se non avesse amato e perso. Persuasione è la più bella e sincera rappresentazione dell’amore femminile. E quando chiudiamo il libro, e avvertiamo un’ombra a oscurare quel lieto fine, non è la tristezza di Anne che sentiamo, ma è perché intravvediamo le lacrime dell’autrice, scrive il poeta Harold Bloom.

Una Beatrice Battaglia decisamente ispirata individua il giusto registro lirico che conduce irrimediabilmente ad amare ancora di più -se possibile- questo romanzo e la sua autrice.

Dopo aver ammesso di aver sempre tralasciato, nelle sue analisi, Persuasione, la studiosa sceglie questo particolare momento della sua vita per rileggerlo e lo fa raggiungendo vette di struggente poesia:

Ma qui, in Persuasion, è il grande amore perduto per sempre. E che era il grande amore, te ne puoi accorgere solo quando l’hai perduto; solo quando il passare del tempo ti dice che l’hai perduto per sempre.

Fa parte del volume anche una sezione intitolata Austeniana che comprende gli atti di una conferenza tenuta dalla stessa professoressa Battaglia a Mirandola nel febbraio 2017 e delle recensioni di opere critiche inglesi.

Un saggio che non può mancare nella biblioteca personale di ogni janeite che si rispetti e di cui ringrazio, lusingata, Beatrice Battaglia. E ora, tutti a ri-leggere Persuasione!

http://www.liguori.it/schedanew.asp?isbn=6761

 

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La moda passa, lo stile resta

«La moda passa lo stile resta», diceva Coco Chanel. Niente di più vero.

Ci sono tuttavia alcuni errori in cui spesso si cade per spirito di emulazione (come quando vogliamo imitare lo stile di qualche diva di Hollywood o di una pop star che ci è particolarmente cara). Se siamo fan di Lady Gaga è più facile cadere in tentazioni bizzarre, date le mise a dir poco estroverse della nota cantante. Diverso il discorso se il nostro idolo è, per esempio, Sarah Jessica Parker, alias Carrie Bradshaw di Sex and the City: in questo caso le cose cambiano e in un certo qual modo si complicano. Se Sarah è diventata un’icona di stile è perché ha saputo valorizzare al massimo il suo fisico esile e minuto, mettendo in evidenza (anziché nasconderli) i suoi difetti. Dovremmo imitare il suo spirito ma non i suoi outfit, se non abbiamo lo stesso tipo fisico. Ci sono tuttavia alcune regole base. Vediamo di seguito cosa è Out e cosa è In per quest’estate 2018:

 

OUT

  1. Leggings con i tacchi. I leggings se li possono permettere in poche, e spesso vengono abbinati con tronchetti, scarpe da ginnastica o ballerine. Perfetto. Non mettete mai le décolleté o, peggio, le Chanel e le zeppe. L’effetto è orripilante.
  2. Borse sproporzionate: siete minute? Perfette le borse piccole o medie. Siete alte o robuste? Perfette le borse medio-grandi.
  3. Pendant: scarpe, borse, collane, calze tutto in tinta? Oddio, che noia!

IN

  1. Perle. Di grande tendenza quest’anno, il filo di perle (anche di vari colori: bianche, rosate, nere). Per essere chic in ogni occasione.
  2. Pizzo. Quest’inverno ha visto il grande ritorno di abiti neri, rossi e bianchi in pizzo.
  3. Labbra rosse: valorizzate le vostre labbra con le tonalità di rosso che meglio si abbinano al nostro incarnato e rendono splendente il vostro sorriso.

Che altro aggiungere? Bonne Chance e siate sempre favolose!

 

 

Intervista a Jules Hofman

Pink Magazine Italia ha incontrato per voi la scrittrice emergente Jules Hofman, che ha pubblicato per Newton Compton Editori il romanzo “Con te o senza di te”. Qui sotto le nostre cinque domande, e le sue cinque risposte, legate alla suddetta opera. Buona lettura.

Come è nata l’idea di scrivere “Con te o senza di te”?

Questo romanzo nasce su Wattpad, con delle parti scritte al cellulare, successivamente ampliate in un romanzo vero e proprio all’interno della piattaforma, perché avevo il desiderio di testarla un anno fa, circa. Capitolo dopo capitolo è nata la storia di Benjamin e Allison, due ragazzi che vivono a New York; e che si conoscono in circostanze casualinel luogo di lavoro di Allison, il Blusher bar. Partendo da qui ho voluto sviluppare una storia lasciandomi ispirare da qualche sogno che ho fatto. La perfetta storia d’amore di condivisione. Infine, ho deciso di inserire un tema delicato come quello della malattia, in quanto è un tema, per me, molto sentito, poiché lavoro nel settore. Per chiudere, con questa prima domanda, diciamo che ho scritto il romanzo che avrei voluto leggere. Un libro d’amore, di separazione, di difficoltà e crescita interiore. Un libro drammatico e romantico, capace di tenermi con il fiato sospeso, pagina dopo pagina.

Come mai hai deciso di ambientare il romanzo a New York?

Perché è una città dalle mille possibilità. Dove sono stata da bambina. E me la ricordo, diciamo, come una città dove tutto è concesso, tutto è possibile, e dove tutto è realizzabile. Quindi la ritenevo la città ideale dove far incontrare e innamorare Benjamin e Allison.

Quanto c’è di Jules Hofman in Allison e Benjamin?

In ogni romanzo c’è molto dell’autore, secondo me, pur non essendo un romanzo autobiografico. Quindi in Allison credo ci sia tanto di me, e nel carattere, e nel modo di affrontare la vita; nel pensare sempre positivo. Vi posso anche dire che il suo modo di parlare, nei dialoghi, sicuramente mi è molto vicino; e quindi Allison in parteè me. Così come anche Ben, rispecchia alcuni tratti del mio carattere.

Benjamin scopre, durante lo sviluppo della sua storyline,di avere una vena artistica, da pittore. È stata una scelta casuale, da contrappore alla carriera sportiva del personaggio, oppure ti piace la pittura e volevi inserirla come nota chiaveall’interno del romanzo?

Amo la pittura in quanto sono circondata da amici pittori. Magari non ne sono una massima esperta, ma la adoro con tutta me stessa. Questa è stata la mia fonte d’ispirazione: vedere loro al lavoro mi ha aiutato a costruire una sfumatura nel personaggio a cui tenevo molto. Una passione. Una forma d’espressione. Uno sfogo, per Ben, che deriva dal dolore.

Con te o senza di te può essere ritenuto il tuo punto di partenza, in una carriera da scrittrice iniziata alla grande?

Spero davvero che sia un punto di partenza. Lo spero perché, ovviamente, non vedo l’ora di scrivere e raccontare altre storie. Non vedo l’ora di essere letta; e non vedo l’ora di riseguire la mia ispirazione. Detto ciò, già ad oggi, è senza dubbio uno dei punti più belli della mia vita.

 

Leggere è vita

Nella splendida cornice beneventana, nello storico cineteatro San Marco a due passi dall’Arco di Traiano, va in scena il premio dell’anno, la presentazione dei dodici finalisti dell’ambitissimo Premio Strega. Ad aprire le danze, il Sindaco di Benevento, Clemente Mastella a dare il benvenuto a tutti i partecipanti, dai vip della serata ai comuni cittadini alla ricerca di una piacevole attività culturale, il tutto accompagnato dalla splendida musica di sottofondo del Conservatorio “Nicola Sala” di Benevento. E dopo l’omaggio alla città e alla storia del Premio, con i volti dei grandi vincitori che sfilano sullo schermo come un cortometraggio d’altri tempi, d’altra levatura, Gigi Marzullo, presentatore della serata, fa la sua comparsa sul palco. Il noto conduttore televisivo e il sindaco intrattengono gli astanti parlando della letteratura, dei libri di oggi, di ieri e di domani affermando che “leggere non è un gioco ma un benessere, una panacea per l’animo umano che allunga la vita”.

E, finalmente, inizia lo spettacolo, la sfilata dei dodici finalisti, esordienti e non, del Premio che, uno dopo l’altro, vengono chiamati sul palco a raccontare il proprio lavoro, il loro sudore, il messaggio che vogliono trasmettere attraverso quelle pagine di carta stampata. Dai giovani che fuggono dalle terre di origine di Marco Balzano con il suo romanzo Io resto qui, dall’autobiografia di Carlo Carabba in Come un giovane uomo, Il gioco di Carlo d’Amicis al racconto di Silvia Ferreri che, tra gioia e dolore, parla del suo romanzo La madre di Eva, alla biografia La ragazza con la leica di Helena Janeczek e a Questa sera è già domani di Lia Levi. Dall’autore albanese Elvis Malaj con Dal tuo terrazzo si vede casa mia, Sangue giusto di Francesca Melandri e Il figlio prediletto di Angela Nanetti al romanzo biografico La corsara di Sandra Petrignani, Anni luce di Andrea Pomella e all’ultimo, ma non ultimo, Yari Selvetella con Le stanze dell’addio. Una carrellata di autori che hanno appassionato gli spettatori del teatro con posti esauriti, rispondendo a domande e curiosità su se stessi e i loro personaggi, in attesa che venga pubblicata la lista dei cinque finalisti da cui uscirà l’unico vincitore.