Il giorno dei Lord

E se ci parlassero di Guy Fawkes?

Il cospiratore inglese che, da cattolico integralista, tentò nel 1605 di far saltare in aria il re Giacomo e tutto il suo parlamento agì in un giorno ben preciso: quello dell’apertura delle Camere per il nuovo anno parlamentare, in cui il re, la corte e tutti i Lord presenziano in pompa magna.

Guy Fawkes è morto trucidato più di Quattrocento anni fa, ma la giornata ufficiale dell’apertura delle camere ha mantenuto, se non il suo potere di fatto, tutta la sua antichissima tradizione, e ancora oggi viene celebrata col dovuto fasto dagli inglesi che, lo sappiamo, alle loro tradizioni regie tengono moltissimo.

È proprio dalle 6 di mattina di una giornata così particolare che prende avvio il romanzo “Il giorno del Lord” di Michael Dobbs, ex politico britannico vicino alla Tatcher e autore dei romanzi che hanno ispirato la serie tv House of Cards.

Inizia col botto, con la misteriosa uccisione di un atleta ormai paralitico da parte di un gruppo misterioso. Che succede?

Nel frattempo, fin dai primissimi raggi di sole, una pletora di potenti sfila davanti al Parlamento per andare ad assistere alla cerimonia. Arroganti, spocchiosi, classisti, retrogradi, razzisti. Dai ministri al figlio del presidente americano sfilano sui cuscini dei posti d’onore.

Davanti ad un tale spiegamento di potere e lustro politico e di tali personalità accorse al “giorno dei Lord” viene spontaneo chiedersi: cosa succederebbe se qualcuno decidesse, sotto la minaccia di armi e bombe, di asserragliarsi nella Camera del Parlamento con tutti quegli ostaggi, tra cui la Regina? Ed è proprio quello che succede.

Out of the blu un piccolo gruppo di ribelli mediorientali hanno ragione degli scarsissimi sistemi d’allarme e si asserragliano nel Parlamento con i preziosi ostaggi e una richiesta: liberare il capo del loro esercito, che non ha nulla a che fare con l’integralismo religioso, ma combatte per la libertà del suo paese ed ora è in mano ai servizi britannici che meditano di ucciderlo.

Certo, visti e conosciuti i simpaticissimi ostaggi, al lettore verrebbe l’impulso di andare a dare una mano ai rapitori. “Certo caro, arrivo, mi porto la pistola da casa.”

Ma in un giorno così strano non c’è nulla di definito e i carnefici si scoprono vittime, e viceversa con la stessa fluidità dell’acqua che scorre. Le sorprese non mancano, e l’espiazione può essere anche troppo vicina.

Nel frattempo fuori dal Parlamento, pericolosamente vicino, si muove un personaggio curioso: Harry Jones, figlio di un Lord che ha preferito la carriera militare, una sorta di ex monaco guerriero dal divorzio difficile e dal passato pure peggio che ha già un paio di idee su come sbloccare la situazione.

Col suo stile schietto, scarno di orpelli, Dobbs traccia un ritratto impietoso e a tratti crudele dell’alta società inglese, che nonostante tutto però conserva una scintilla di orgoglio, e forse, anche se in maniera terribilmente britannica di buon cuore.

Il suo romanzo esce oggi in traduzione italiana per Fazi e di sicuro non delude le aspettative di chi ama i thriller al cardiopalma, (o i fan di scrittori come Clive Cussler).

Certo, se le straordinarie, mirabolanti capacità del protagonista non ci venissero ribadite e spiattellate ogni due righe su tre noi saremmo tutti più contenti, ma non si può sempre avere tutto.

Menzione d’onore alla coppia di attempatissimi rivali politici, coraggiosi e un po’ disperati che sono diventati la mia coppia letteraria preferita del mese.

E naturalmente a lei: la regina Elisabetta, la donna di ferro, l’amata Regina capace di guardare negli occhi chi le punta la pistola contro, senza indietreggiare, di amare i suoi sudditi e di nascondere infinite sorprese.

God bless the queen.

 

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