Il matrimonio di mia sorella #anteprima

Da domani in libreria  #Giunti

Bellissima, sognatrice, piena di energia, da sempre Celeste è la prediletta della famiglia, adorata dagli amici e dai numerosi corteggiatori. Finalmente è arrivato il giorno che tutti aspettavano: le nozze con Roberto, l’uomo ideale, solido e affidabile. Un matrimonio in grande stile, ben diverso dalla rapida cerimonia con cui si è sposata la sorella maggiore Agnese. D’altronde, Agnese è la figlia concreta e responsabile, quella su cui si può sempre contare, che non riserva sorprese. Eppure, a quasi quarant’anni, con due bambine, un lavoro estenuante e un marito con cui forse la magia non c’è mai stata, Agnese comincia a vacillare: è veramente questa la vita che desiderava? E quando perfino Celeste, così sicura e perfetta, viene messa in crisi da un ritorno del tutto inaspettato, Agnese non può che ricorrere all’aiuto delle donne di famiglia: la madre Ines, in eterno conflitto con la nonna; la cugina Fiamma, che porta dentro un segreto inconfessabile; e l’eccentrica zia Rosa, che non si è mai sposata ma nasconde nel suo passato una passione mai rivelata… Nell’arco di un solo giorno molto speciale, tra ricordi, intrighi, confessioni e colpi di scena, Agnese scoprirà che ogni matrimonio ha i suoi scricchiolii, che ogni passione ha il suo carico di dolore e che, forse, non è mai troppo tardi per dare una svolta alla propria vita.

“Il matrimonio di mia sorella” non è solo un romanzo, ma un racconto di vita che si snoda senza nascondersi dietro artifici. Una fotografia vera, reale, intensa. Cinzia Pennati ci regala dei profili di donne davvero accurati, scavando nel profondo dei personaggi.

Come in una rappresentazione teatrale, possiamo vedere sì cosa succede sulla scena, ma soprattutto il backstage, tutto quello che si nasconde dietro le apparenze. Proprio lì riusciamo a trovare le chiavi di lettura della storia e scoprire quale sia la realtà.

La vita ci insegna che sono le aspettative a farci star male. Costruiamo un castello di fantasie troppo spesso utopico e irreale. Proprio quando la consapevolezza bussa alla porta, dobbiamo fare i conti con chi eravamo, cosa desideravamo e chi siamo adesso. Il compromesso con il reale non sempre prevede una perdita, può essere un’occasione di riscoperta di se stessi.

Lotterò per la mia tazza di caffè al mattino, per dividere equamente i lavori di casa, per l’organizzazione della famiglia. Sfiderò le abitudini, discutendo se necessario fino a perdere il fiato. Mi difenderò da un ruolo che non mi appartiene.
Lotterò per far coesistere la madre e la donna che mi caratterizzano. Persevererò, quello sì, e non per i figli, sarebbe un penoso alibi.
I bambini stanno bene dove c’è una famiglia. E questo può andare oltre le pareti di casa e lo stare insieme a tutti i costi. Hanno diritto ad avere un padre e una madre che non si facciano del male in nome del loro amore.Persevererò per me stessa e per il bene forse labile, ma ancora presente. Non ho paura delle liti, dei rischi, dell’instabilità,ho solo terrore dell’ordinario, di diventare un soprammobile da spolverare ogni tanto. Consapevole che si torna indietro e si procede, questo è. E per procedere non posso considerarmi solo il frutto di ciò che mi hanno trasmesso mio padre e mia madre, ma qualcosa di più. Non posso dare la colpa a loro per ciò che non sono.
Esistono tante madri e tanti padri, basta saperli riconoscere, nella vita che passa.”

Una famiglia di donne diverse con le loro fragilità e insicurezze, incapaci di mettersi a nudo l’una con l’altra perché troppo bloccate dalla paura di non essere capite che riescono finalmente ad abbattere quel muro e ritrovarsi, riscoprirsi.

I segreti finalmente condivisi ora sono più facili da portare. Si sono dissolti nelle parole. Nuovi scenari si aprono, o forse no, ma davvero poco importa. La giornata di oggi mi ha legata per sempre a queste donne, in un vincolo che sa d’amore. Vivremo nei pensieri l’una dell’altra, questo è certo, nonostante la vita e il suo divenire ci portino lontano da questa cucina, e dai ricordi. Siamo già proiettate altrove, nello spazio che ci riserverà l’esistenza. Perché tutti hanno uno spazio. Basta solo trovarlo.
A volte, si perde tempo. E quel tempo, per comodità, lo chiamiamo sofferenza.

Perché leggere questo romanzo? Senza perdersi in voli pindarici o discorsi arzigogolati, racconta le relazioni, i legami, chi siamo, cosa vogliamo, cosa ci fa star male, cosa ci sa rendere felici. Storia di vita, vera, fotografata con una scrittura che non fa sconti emotivi al lettore e lo porta a mettersi in gioco totalmente.

Non si può aggiustare tutto. Le cose accadono. Un sano vaffanculo ogni tanto è necessario. Le cose non sono mai come sembrano. Stai al gioco.
Vai fino in fondo. Un compromesso è per sempre. Senza legami non siamo niente. La felicità si nasconde nei posti più improbabili.

Vi lascio con un ultimo brano tratto dal romanzo che cita un libro che è stato anche per me, come per la protagonista, una di quelle letture capaci di cambiare la visione delle cose.

Buona lettura!

Tiro fuori dalla libreria Una stanza tutta per sé. Me lo porto al naso e lo sfoglio con calma: alcune frasi sono sottolineate, ci sono appunti tra una pagina e l’altra. Ricordi di ciò che sono stata. L’ho finito in una sola notte, e la mattina dopo ero così eccitata che ho detto a mia sorella: «Questo libro mi ha cambiato la vita».”

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