Il profumo del mosto e dei ricordi

Risultati immagini per il profumo del mosto e dei ricordiSi può fuggire dal dolore e si può decidere di chiudere fuori il passato dalla nostra vita, ma i legami familiari sono qualcosa di troppo forte e incancellabile per non tornare a chiedercene ragione.

Il profumo del mosto e dei ricordi ci insegna non solo che ogni libro racchiude una storia unica, ma anche che ogni persona è frutto di destini diversi ed è il risultato di più storie che si incontrano.

Inutile opporre resistenza, far finta di dimenticare: il passato è più tenace e prepotente e trova la via del cuore attraverso uno dei tanti cassettini insondabili della memoria che improvvisamente viene dischiuso da un profumo, una lettera, un nome…

Lavinia vive con sua madre a Firenze dove studia come restauratrice; cresciuta senza sapere di avere un nonno, si ritrova improvvisamente a dover partire per il basso Salento per ricevere in eredità la Masseria che lui le ha lasciato.

Il Salento è tutto un altro mondo rispetto a quello della città in cui è sempre vissuta: l’azienda agricola del nonno è in evidente stato di difficoltà ma pullula di vita e calore umano: tutte quelle persone che hanno vissuto e lavorato per tanti anni nella masseria e che riescono a restituire a Lavinia il suo passato e le sue radici e a trasmetterle il senso di appartenenza a quel luogo, a quella terra così amata da nonno Umberto, così preziosa, così viva.

Riflettei e mi sentii vuota come l’interno di una conchiglia scavata dal mare. A cosa tenevo io? Adoravo la mia città, il mio lavoro, ma c’era qualcosa per cui nutrissi una così forte passione? Amavo l’arte, sì, ma non tanto quanto loro amavano quella terra.

La ragazza non è abituata alle manifestazioni d’affetto e si ritrae spaventata, anche se, nello stesso tempo,  si sente inspiegabilmente attratta dalla Masseria Rosa Bianca che in ogni angolo, ogni recesso, ogni centimetro della tenuta, persino tra ogni filare di vite, nasconde un segreto e una storia di vita vissuta che merita di essere riportata alla luce e tramandata nel tempo.

Perché è la memoria a donarci un senso di appartenenza al mondo. Facciamo parte di questa o quella realtà, poiché ricordiamo. La memoria costituisce la nostra identità.

Se la reazione iniziale era stata di chiudere la porta in faccia a quel passato che si ripresentava nell’intento di liberarsene vendendo la masseria, presto Lavinia troverà più di un motivo per ricredersi.

Un intreccio affatto banale e scontato, proprio come semplice e lineare non è vivere i sentimenti in modo autentico oggi.

Una scrittura bellissima, fatta di belle parole e di belle immagini, pregna, intensa, emozionante:

Detesto l’estate, sono un tipo cui piace l’autunno. Non amo il clamore delle giornate di sole. Sono per me come quelle folle che urlano e ridono, mentre in un angolo sei solo con il tuo bicchiere di malinconia. Amo le giornate uggiose, perché le nubi e la nebbia sanno nascondere ciò che invece svela la luce.

Presto Lavinia si rende conto che le sue radici sono indissolubilmente legate a quelle degli ulivi che dimorano la terra di suo nonno e che i legami familiari non si spezzano mai, nemmeno quando la morte o una scelta sbagliata li separa:

Esistono solchi ben più profondi di quelli scavati da un ulivo, che impiega secoli per tenersi stretta la sua zolla e levarsi verso il cielo. Sono le radici del cuore.

 

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