Mattia Trani, il cavaliere Jedi e la cedrata

 

Drinking with L. A.

Un drink con Alessandra Lumachelli

di Alessandra Lumachelli

 Mattia Trani. Questo nome non mi è nuovo. Per esempio, ricordo di avere ascoltato di una sua traccia, “Over the Future”, il remix fatto da Ilario Alicante. Sembra un enfant prodige, ed è pure figlio d’arte. Che dite, Amici? Vi ha incuriosito abbastanza da sperare che io lo intervisti per voi? D’accordo, eccomi. Vado, lo intervisto e vi racconto!
Se tu fossi un supereroe, che supereroe vorresti essere e che superpoteri vorresti avere?
Sono un fan di “Star Wars”, quindi vorrei essere un cavaliere Jedi. Essendo appassionato della trilogia e dei prequel (ho anche comprato una spada laser!), mi piace la loro filosofia, il loro discorso sulla “forza” che scorre in tutti noi, la religione. Il cavaliere Jedi può essere un supereroe, in un universo parallelo, con superpoteri che comunemente non esistono (come accade con tutti i supereroi). Mi ritroverei bene in una galassia lontana lontana. Come superpotere, tanta meditazione, e mi piacerebbe volare. Come essere un vero volatile. Sorvolare i cieli, mi piacerebbe!
Se tu avessi la macchina del tempo, dove andresti? Nel passato? Nel futuro? Rimarresti qui?
Forse tornerei nel passato, per rivivere alcuni momenti con mio padre, che non c’è più [scomparso nel 2013]. Magari ritornare a parlare. Sono già passati degli anni: è una cosa che mi manca, e mi piacerebbe tornare a fare. Qualsiasi cosa, anche mangiarsi un panino insieme. Quando i tuoi cari ti vengono a mancare, la macchina del tempo potrebbe essere molto utile. Il futuro? No, perché è bello scoprirlo da soli. E anche vivere il presente per costruire il futuro. Quindi, se ti mancano dei momenti del passato, ci può stare di desiderarli. (Sorride). Domande belle profonde! Non me lo aspettavo: ottimo, ottimo!
Io credo molto negli “specchi fiduciosi”, un termine che ho coniato ed uso frequentemente. Sono figure di riferimento per la nostra evoluzione di vita. In cui ci riflettiamo positivamente, e ci sentiamo spinti a continuare e a fare del nostro meglio. Per te può essere stato tuo padre. Ma sono anche alcuni insegnanti, un personaggio di cui ci affascina la biografia, ecc. Sono quelle persone, secondo me, che ispirano il cammino di chi cerca di fare della sua vita un capolavoro. Quindi, un artista, per es., e comunque una persona conscia. Per te, quanto ha giocato questo ruolo dello specchio fiducioso tuo padre?
Secondo me, ognuno può essere “specchio fiducioso” in un ambito specifico. Per es., un pianista virtuoso può essere di ispirazione per alcune cose. Magari il dj storico mi trasmette un senso di energia. Mio padre non era musicista. Io sono nato musicista: suono il pianoforte, studio il jazz. Quindi, mio padre è stato “specchio fiducioso” sull’ascolto musicale, sulla passione dei vinili, sulla cultura anni ’70.
Anche sulla sperimentazione.
Comunque, ho molti “specchi fiduciosi”, molte persone lo sono. Anche tu lo sei, nell’insegnarmi determinate cose.
Sì, ma solo se si ha un atteggiamento di curiosità e di scoperta. Io mi ritengo curiosa, non nel senso di “gossip”, ma una curiosa che desidera sapere per imparare.
Con la conoscenza, si è padroni di se stessi.
Qual è il tuo drink preferito? 
Mattia: Mi piace la cedrata, perché è buona, mi dà sensazioni positive, mi ricorda l’estate. Mi suggerisce l’idea di berla in aperta campagna. E poi è italiana ed è naturale.
Cosa puoi fare tu per salvare, o per migliorare il mondo?
Domanda difficile. La musica che faccio io può essere giudicata in maniera negativa. A volte accade che un certo pubblico cerchi solo lo “sballo”. Ma invece io, come persona, cerco sempre di essere trasparente, gentile con tutti, sempre “presente”: sono la classica rockstar, che però non si droga, rock’n’roll anni ’90, e non si “sfonda”. Perché voglio far arrivare un messaggio positivo ai giovani. Credo di essere stato educato bene, ma sono cresciuto in un’epoca in cui non c’erano Internet, i social. Ma se non ricevi una buona educazione, oppure stai sempre sul computer, rischi di vivere disgrazie e problemi, che non c’erano negli anni ’90, perché non si usava molto la tecnologia. Quindi, ciò che posso fare io è essere sempre me stesso, lasciando messaggi positivi alle persone che mi ascoltano, che vogliono fare una foto con me. Sempre con positività. Io non sono nessuno, ma se ognuno facesse così, probabilmente il mondo sarebbe un l’osto migliore.
Come nel film di Spiderman: “Da un grande potere, derivano grandi responsabilità”. Quando le persone ci osservano, e possiamo dare un esempio forte, noi cosa facciamo per salvare gli altri, e salvare noi stessi? La visibilità dà il dovere di comportarsi in modo che, chiunque osservi, possa essere un figlio che impara da ciò che vede. Così, Amici, in alto i bicchieri! In attesa dell’estate, portiamo luce e calore con un bel sorriso. E che la Forza sia con voi! Alla prossima!
Who’s Who
Per chi non lo sapesse…
Mattia Trani è un dj, compositore e produttore di dance elettronica, un incrocio fra future jazz e la techno di Detroit. Figlio di Marco Trani, famoso dj soprattutto di musica house, che scrisse con Corrado Rizza il libro “I love the nightlife”, storia della musica da discoteca fra gli anni ’70 e ’90. Mattia ha fondato nel 2012 la sua casa di produzione, la Pushmaster Discs. Ha lavorato con molti artisti, quali Santiago Salazar, Ilario Alicante, Dj Stingray, Orlando Voorn, Skudge, Rolando, Juan Atkins. Fra le sue pubblicazioni, si ricordano: “Over the Future”, “The Detroit Remixes”, “Bionic Life in a Static System”.
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