I coraggiosi saranno perdonati

Recensione di Antonella Maffione.

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Questo romanzo sa toccare le corde più sensibili dell’animo del lettore soprattutto con la sua ambientazione: Londra sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale.
In un momento storico in cui bisognava prendere decisioni in fretta e con coraggio, speranze e sentimenti erano spesso appesi al filo del ricordo attraverso carta e inchiostro. Le lettere assumevano un significato importante, in esse si custodivano le sofferenze e le angosce, erano un modo per affrontare la paura e per non sentirsi abbandonati, per continuare a vivere e a sperare.
L’autore, pagina dopo pagina, ci esorta a non restare indifferenti, a lasciarci penetrare dai sentimenti che avvolgono questo romanzo, per comprendere fino in fondo la paura e l’audacia dei protagonisti.
Sotto i bombardamenti la gente svaniva “senza lasciarsi dietro neppure un corpo, come un illusionista o un santo”, ma la vita continuava facendo nascere l’amore e l’amicizia, concedendo uno spiraglio di speranza.
I soldati si scambiavano sguardi rassegnati condividendo così una solidarietà che man mano sarebbe diventava amicizia, “nata nel buio ma che sarebbe proseguita alla luce del giorno”.
La guerra è uno dei crimini più efferati e crudeli dove affoga la parte migliore dell’umanità, e in questo romanzo l’autore riesce a descrivere in maniera dettagliata gli avvenimenti che hanno soffocato  Londra, oscurata e trincerata in se stessa, avvolta nell’odore di fumo e dalle sirene degli allarme bomba.
“Londra era un grammofono fermo senza nessuno che girasse la manovella. Puzzava di fogne squarciate e fughe di gas e legno bruciato, fradicio d’acqua dopo il passaggio dei pompieri”.
Tutto si azzera e va in frantumi, come la mente dei protagonisti (alcuni di loro trovano la morfina come unico antidoto per salvarsi dalla tristezza).
La guerra a volte non ti lascia neanche una tomba da visitare, un posto da cui ricominciare a vivere. Solo il pensiero della fine, il sollievo di ricominciare la vita quotidiana, rasserenava gli animi perché nonostante tutto “c’è l’amore che fa sprofondare il cuore in una caduta senza fine”.
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Fabbricare ombre e coltivare querce: i consigli di Luigi Malerba

Luigi Malerba è probabilmente uno degli autori più interessanti e originali del secondo Novecento italiano. Nei suoi Consigli inutili (Quodlibet) sono raccolti una serie di suggerimenti grotteschi e stravaganti per chi abbia tempo da perdere. Fin dal prologo Malerba rileva che non ha senso attribuire al lavoro un ruolo privilegiato quando tutti sappiamo benissimo che l’ozio è il massimo produttore di idee, e quindi di civiltà.

Date queste premesse, ci si può immaginare che genere di consigli inutili potranno seguire. Si comincia con un elogio dell’ombra, la nostra compagna più fedele e discreta: “Di lei puoi fidarti, non tradirà mai un segreto che le hai confidato, da lei non dovrai temere né tradimenti né pettegolezzi” (p. 35).

Ci sono poi preziosi suggerimenti su come coltivare querce – un’attività decisamente a lungo termine – e su come produrre un fango degno di questo nome: non la vile fanghiglia delle pozzanghere, ma una mota che ricordi “la nobiltà delle fertili sedimentazioni dove sono nati i primi insediamenti umani e le prime civiltà” (p. 26). Con un buon fango, suggerisce l’autore, si può modellare anche un’immagine a propria somiglianza e provare a soffiarci sopra: non si sa mai…

Non mancano consigli per gli scrittori, ai quali si suggerisce di evitare romanzi troppo malerbalunghi per non suscitare uno spontaneo raffronto con Guerra e pace o con il Don Chisciotte. Per ogni argomento Malerba ha pronta un’osservazione o una battuta, nella consapevolezza che non bisogna farsi troppi problemi a esternare i propri pensieri: se ogni volta ci si preoccupasse delle conseguenze che potrebbero scaturire da una battuta o da una sua cattiva interpretazione, si finirebbe infatti per restare in silenzio tutta la vita.

Ai consigli inutili fanno seguito anche alcune biografie immaginarie, divertenti e altrettanto inutili. Basti ricordare quella del buffone Callipide, che “viene ricordato nelle storie del teatro per essere riuscito, dopo estenuanti esercizi, a far mostra di correre senza muoversi dal punto dove si trovava. Non sapeva fare altro” (p. 132).

Dopo aver letto questo manualetto di Malerba, non ci resta che andare in giardino a piantare la nostra prima quercia.

Arthur Lombardozzi