Libri, amori e segreti – Marzo

Torno volentieri a vedere come stanno le ragazze del The Reading Group di Della Parker, nel loro salotto accogliente:

Il cantuccio di Serena era una delle stanze più rilassanti del pianeta. La stufa a legna era incandescente ed evidenziava i rossi e oro smorzati dei due divani imbottiti disposti ad angolo retto. Da una parte c’era un vassoio di pasticcini…

Questa volta nel gruppo di lettura si legge Rebecca, la prima moglie e ormai sappiamo che qualcuna dei suoi partecipanti troverà molte corrispondenze con la storia del libro del mese.

Infatti arriva il turno di Jojo, l’ostetrica del gruppo, che da quattro anni non vede il marito che l’ha lasciata per andare a fare una pausa di riflessione in Marocco. Lei innamoratissima di Big Al (non so se un giorno potrò mai chiedere a Della Parker come fa a inventarsi nomi così!) lo aspetta per anni, coltivando il suo ricordo in un culto quasi devozionale mentre la sua vita scorre via. In realtà Jojo, aiutando le donne a partorire, fa un lavoro che la porta a contatto tutti i giorni con il miracolo della vita, ma sembra non volersi accorgere che lei rimane solo a guardare.

Quando comincia a frequentare il collega Daniel, Jojo si stupisce di sentirsi ancora apprezzata e desiderata ma scopre di essere anche ossessionata, come in Rebecca la prima moglie, dal ricordo del marito che da tempo non dà più notizie di sé.

A un certo punto accese l’abat-jour e decise di leggere un capitolo di Rebecca, nella speranza che la distraesse. Ma non era un libro tranquillo. La testa dell’eroina era ancora piena d’ombre, piena della paura che il nuovo marito non l’amasse come aveva amato la moglie defunta. Sembrava passare la maggior parte del tempo a temere di perderlo. Alla fine decise che non era una buona storia da leggere prima di dormire…

Anche Daniel vive nel passato, conservando gli arredi e gli oggetti appartenuti alla madre, morta all’improvviso quando lui aveva appena sedici anni.

Presto sia Jojo che Daniel dovranno fare i conti con la realtà per accorgersi che imparare a vivere nel presente non è poi così doloroso.

Arrivederci ad aprile e al prossimo libro!

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Semplicemente vivere

Ciao a tutti,

Mi chiamo Francesco e non sono nessuno!

Sì lo so, può sembrare un po’ deprimente come presentazione ma col tempo, leggendo questa rubrica, sono certo che capirete come ciò sia in realtà una gioia immensa.

Ho una laurea triennale in lettere moderne con specialistica in servizio sociale e lavoro part time per una cooperativa che si occupa di immigrati. Cosa c’entra tutto ciò con tematiche spirituali ed interiori, direte voi? Assolutamente nulla, ma c’è un percorso parallelo che ho portato avanti fin dall’adolescenza e che mi ha spinto fin da giovanissimo a indagare i misteri della vita a pormi domande sul senso di tutto questo, sul perché di determinate dinamiche interiori e sugli aspetti più esoterici (celati) della realtà.

Il disagio interiore è stata la mia bussola, un senso di spaesamento di “non trovare un senso”, un vuoto che reclamava a gran voce di essere indagato e per quanto possibile, colmato. Ho compreso molto presto che in questo mondo non ci sarebbe stato mai nulla (relazioni, soldi, successo, esperienze…) che avrebbe potuto placare questa sete di conoscenza e desiderio di completezza, così, a partire dalla tarda adolescenza, ho iniziato a cercare risposte nella spiritualità. Avvertivo chiara questa pulsione di riscoperta, della serie “non può essere tutto qui”, un desiderio ardente di trovare risposte, di migliorarmi, di elevarmi, cercando di mutare gli aspetti più disarmonici di me. Per lunghi anni questo è stato il mio unico e solo obiettivo. Tanta meditazione, disciplina ferrea, letture più disparate che vanno dal coaching, alla metafisica, dal buddismo fino agli aspetti più inflazionati della new age (viaggi astrali, sogni lucidi, contatto di angeli ed altri esseri di Luce…). Tante, tantissime pratiche spirituali. Vivevo nella vana illusione che un giorno sarei stato perfetto, sarei stato immune alle emozioni negative come la rabbia o la tristezza, sarei stato “nel mondo ma non del mondo”, avrei raggiunto uno stato superiore di coscienza, sarei diventato un Illuminato, totalmente avulso da questo “sporco piano materiale” che “intrappola ed abbassa le nostre coscienza tenendoci schiavi del ciclo di reincarnazioni”.

Sarei andato in giro cercando di aiutare le persone a raggiungere questo fantomatico stato illuminato di coscienza, anzi, già credevo di farlo. Scrissi un libro (“I primi passi verso casa”, Seneca Edizioni, Torino 2013). La Vita però, come spesso accade, aveva altri progetti per me. Questa corsa affannosa verso un futuro paradisiaco mi ha spinto oltre, mi ha esaurito psico/fisicamente, mi ha portato ad arrendermi dinnanzi al fatto che non avrei mai trovato questo stato di coscienza definitivo: ogni volta che appariva, sotto forma di estrema estasi e beatitudine, poi se ne andava, lasciandomi nella depressione più nera. “Al resto ci pensa la vita, mi han detto così” (cit. Ligabue). Così è stato. Nel giro di pochi mesi ho perso materialmente tutto, sogni, progetti, amore, salute, tutto ciò che teneva in piedi la “mia vita”, questo io spirituale elevato ed etereo. Tutto spazzato via. Come potrete immaginare non è stato un bel periodo, anzi, è stato infernale, è stato un morire, un arrendersi al fatto che questa vita, in questa forma di nome Francesco, volesse riscoprire totalmente se stessa, liberandosi di tutti i fardelli illusori non più necessari: una infinita coscienza che si esprime spontanea anche qui, con i suoi talenti, i suoi pregi ed i suoi difetti ma senza perdere di vista ciò che è in realtà. Cosa è rimasto? La vita, così com’è, con i suoi alti e bassi, le sue gioie ed i suoi dolori. La semplicità, la spontaneità e la quotidianità, così straordinarie nella loro completa ordinarietà. Adesso mi piace condividere questo, senza scopo, senza finalità. Adoro vedere le parole apparire spontanee sullo schermo della mente e lasciare che prendano forma frasi e periodi.

Ad Aprile dello scorso anno è uscito un nuovo libro “Sei tutto ciò che cerchi” (Le Due Torri, Bologna, 2017) che mi sta portando in giro a condividere questa visione non duale o unitaria di tutto ciò che esiste, che trascende quindi anche la così detta “spiritualità”. Questo è ciò che tenterò di fare attraverso questa rubrica: cercare di affrontare le tematiche della vita lasciando che sia questa stessa coscienza a dettarmi cosa scrivere (in realtà non ne sono separato, come nessuno lo è). Un unico processo perfettamente sensato e completo che esprime se stesso sotto forma di questi fantastici ma troppo spesso complicati, esseri umani. La vita ci sta supplicando di tornare alla semplicità, all’essenziale ad essere “come bambini”, al sentire, all’intuizione, all’abbandono di una razionalità che ha fatto il suo tempo ma ci tiene ancora spesso avvolti nelle proprie spire. Se stai affrontando una problematica sul lavoro, in un rapporto personale, sei preda di un conflitto apparentemente irrisolvibile o semplicemente ti fa piacere condividere una gioia, una presa di consapevolezza, un momento bello della tua vita, puoi scrivermi e vedremo cosa esce fuori. Non sono un terapeuta, uno psicologo o un coach, queste sono altre etichette della mente: le risposte usciranno dallo spazio in un cui la mente è contenuta, da un territorio super razionale, oltre le comuni logiche mentali che, come avrete potuto constatare, si sono rivelate del tutto fallimentari. In questo momento vi è la necessità di ricevere risposte che alla mente appaiano quasi ovvie, troppo semplici per una razionalità costantemente intenta a complicarsi la vita.

Sono qui.

Ti aspetto.

Francesco

Chi è la donna vestita di bianco?

Nell’Inghilterra vittoriana riscuotevano un grande successo le sensation novels, vale a dire quei romanzi rivolti al grande pubblico nei quali, come negli odierni thriller, abbondavano misteri, colpi di scena e avvenimenti sorprendenti.

fazi_-_la_donna_in_biancoForse il più noto in assoluto fra questi romanzi fu The Woman in White (La signora in bianco) di Wilkie Collins. Pubblicato inizialmente a puntate nel 1859 sulla rivista All the Year Round diretta da Charles Dickens, di cui Collins era amico, il romanzo uscì anche in volume nel 1860 e le mille copie iniziali furono tutte vendute nel giro di 24 ore.

Il successo del romanzo fu tale che a Londra vennero messi in vendita in quegli anni vestiti bianchi e cappelli analoghi a quelli indossati dalla protagonista del libro, oltre a un profumo e a un tema musicale esplicitamente ispirati al romanzo. D’altra parte già nel 1859, quando The Woman in White stava uscendo a puntate e non si conosceva ancora la conclusione della storia, tra gli argomenti più discussi nei salotti londinesi c’erano proprio le varie ipotesi sul possibile scioglimento della vicenda. Per non parlare di quei lettori che si convinsero della reale esistenza della signora in bianco e scrissero ai giornali offrendosi di sposarla. Il libro di Collins scatenò insomma un  vero e proprio fenomeno editoriale e culturale.

Ma di cosa tratta la vicenda che tanto appassionava gli inglesi in quegli anni? Al centro della trama c’è una misteriosa donna vestita di bianco che il giovane Walter Hartright incontra a tarda sera in una strada solitaria alla periferia di Londra. Chi è questa donna e perché si è avventurata da sola e di notte in una zona poco frequentata? Intorno a questa enigmatica figura si snoda una complessa serie di eventi che il lettore apprende dalla voce di diversi personaggi, finché il puzzle riesce infine a comporsi.

Chi volesse oggi appassionarsi alla vicenda narrata da Wilkie Collins potrà leggere il testo inglese originale edito da Wordsworth, oppure avvalersi della recente traduzione italiana di Stefano Tummolini (La signora in bianco, Fazi, Roma 2015). Da riscoprire.

Terre Lontane

Primo di sei episodi della saga I Dilhorne che prosegue con L’australiano, Corsa all’oro, La guerra del cuore, Una moglie per Cobie, L’uomo dai mille volti.

I fatti si svolgono nel 1812 ma siamo, come giustamente indicato dal titolo, in Terre Lontane dai salotti e dalla vita mondana dell’epoca Regency londinese, almeno per ora.

Questo romanzo, che inaugura la serie, è ambientato nella colonia australiana, a Sidney, la nuova Galles del Sud, destinazione dei delinquenti ridotti in ceppi e sfuggiti all’esecuzione capitale. Mi sono sempre domandata che cosa succedesse ai deportati una volta graziati, perché era evidente che essere scampati alla morte non fosse che l’inizio di tutta una serie di tribolazioni infinite: abbandonare gli affetti, la terra d’origine, ricominciare daccapo con un marchio d’infamia cercando di ricostruirsi una vita e una dignità.

Il protagonista di questo romanzo, Tom Dilhorne, pare esserci riuscito con grande tenacia e sacrifici, ma anche con una forza d’animo fuori dal comune e un talento per gli affari che sin da piccolo gli ha consentito di cavarsela in una vita che da subito, anche in patria, si è rivelata avara di fortuna con lui.

La storia di Tom viene a completarsi con l’incontro di Hester Waring, una ragazza che il padre ha lasciato sola, a morire di stenti, dopo aver dilapidato tutti i suoi averi con l’alcool. Che cosa possono avere in comune due persone così diverse tra loro: lui alto, possente e robusto, lei piccola e patita, da sempre abituata dal padre a guardare con sospetto quell’individuo ex galeotto che rilevava cambiali, a lungo emarginato dalla buona società del posto divisa tra Emancipisti ed Esclusivi (gli uomini liberi -funzionari del governo, soldati, marinai, semplici cittadini- che erano emigrati liberamente nell’ultima colonia britannica).

Attraverso una narrazione fluida e avvincente, che adotta la giusta miscela di avventura e sentimento, assistiamo all’incontro di questi due mondi così lontani e pregustiamo il loro completarsi reciproco, in una vicenda che non ha nulla di scontato. La descrizione dei personaggi, l’analisi dei loro sentimenti e pensieri, che ne mostra senza pesantezza l’umanità, e la particolare cura nella ricostruzione storica, quand’anche romanzata, sono decisive nel rendere Terre Lontane una lettura piacevole e sicuramente da proseguire.

Un ottimo consiglio ricevuto va sicuramente condiviso.