Le streghe di Melissa de la Cruz

La saga Witches of East End (Le streghe dell’East End, Leggereditore, 2011)  segue le vicende di tre donne: Joanna Beauchamp e le sue figlie Ingrid e Freya. Joanna si occupa di giardinaggio e ama ridipingere la vecchia casa in cui abitano a Long Island; Ingrid lavora in biblioteca mentre Freya fa la barista. I loro amici e gli abitanti del paese in cui vivono ignorano del tutto che le tre donne sono in realtà delle potenti streghe. Joanna è capace di riportare in vita i morti, Ingrid è una guaritrice mentre Freya aiuta a risolvere problemi d’amore. Le streghe dell’East End è il primo romanzo della serie ed è anche la prima prova di scrittura “per adulti” di Melissa de la Cruz, che si era cimentata finora nei romanzi Young Adult della serie Blue Blood. La Cruz ha una scrittura elegante, molto sensuale e sensoriale. Le sue streghe si muovono con naturalezza nel mondo umano, senza che il lettore abbia la percezione di un elemento paranormale stonato, messo a casaccio, come spesso succede nelle saghe di questo tipo. Devo ammettere di aver cominciato a leggere il libro senza grandi aspettative, anzi anche un po’ prevenuta. Eppure la Cruz è riuscita a farmi cambiare idea fin dalle prime battute. La descrizione delle scene di magia o delle scene di sesso è affidata alla dimensione sensoriale e percettiva, e non vi è nulla di assurdo (anche se si sta compiendo un incantesimo) o di volgare (negli amplessi della sensuale Freya).

Maledizione, doveva proprio essere così bello? Si riteneva immune a quel genere di cose: il cliché dell’uomo alto, moro e di bell’aspetto. Ma c’era qualcos’altro. Sembrava che, quando la guardava, sapesse esattamente chi era e com’era fatta. Una strega. Una dea. Non di questa terra, ma neppure estranea a essa. Una donna da amare, temere e adorare. Alzò lo sguardo da dietro il vaso e lo trovò ancora che la fissava. Era come se Killian avesse aspettato tutto quel tempo soltanto per quell’istante. Fece un cenno col capo, muovendosi verso una porta lì vicino. Davvero? Qui? Adesso? Stava davvero entrando in bagno con un altro uomo, il fratello del suo fidanzato, alla sua festa di fidanzamento? Sì. Freya avanzò, come stordita, verso quell’appuntamento. Chiuse la porta dietro di sé e rimase in attesa. Il pomello girò, e lui entrò, chiudendo a chiave la porta. Le labbra gli si incurvarono in un sorriso, una pantera con la sua preda. Fuori, nel bel mezzo del ricevimento, le rose centifolie presero fuoco.

Nel 2012 la casa di produzione americana Lifetime aveva annunciato l’intenzione di girare una serie televisiva tratta dai libri della Cruz. L’episodio pilota di Witches of East End era stato filmato a Macon, in Georgia e a Wilmington in North Carolina. Il cast stellare: Julia Ormond vestiva i panni di Joanna Beauchamp. Rachel Boston e Jenna Dewan-Tatum erano rispettivamente Ingrid e Freya. Dopo due stagioni, però, nonostante il successo di critica e i numerosi blog sulle Beauchamp, la Lifetime ha cancellato Witches of East Endper via degli scarsi ascolti della seconda stagione, a mio avviso migliore della prima. Peccato.

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Chi ha ucciso Giovanni Gentile?

GentileTra gli episodi più dibattuti e controversi della storia italiana nel periodo della seconda guerra mondiale vi è la drammatica uccisione del filosofo Giovanni Gentile. Se gli esecutori materiali sono stati identificati con ragionevole certezza negli appartenenti a un gruppo gappista (e va ricordato che il delitto fu esplicitamente rivendicato dal Pci fiorentino), sui reali mandanti dell’esecuzione e sulle sue motivazioni politiche e strategiche si è dibattuto a lungo.

La questione è al centro del dettagliatissimo volume di Luciano Mecacci, dal suggestivo titolo La Ghirlanda fiorentina e la morte di Giovanni Gentile (Adelphi 2014). In effetti “Ghirlanda fiorentina” era il titolo di una sorta di taccuino-antologia elaborato dallo scozzese John Purves: un italianista molto noto nel mondo accademico anglosassone, nonché agente dei servizi segreti britannici, che si era recato in Italia nel 1938 con il compito di individuare quali fossero gli antifascisti tra i maggiori intellettuali italiani. E la pista dei servizi segreti inglesi come mandanti occulti dell’uccisione è una delle più battute dagli storici che si sono occupati dell’argomento.

ghirlandaMecacci non si limita peraltro a esaminare criticamente gli indizi disponibili che potrebbero avvalorare un intervento dell’intelligence inglese, ma analizza anche numerose altre ipotesi sui possibili mandanti: da quella che suggerisce un coinvolgimento degli azionisti a quella che focalizza l’attenzione sugli intellettuali comunisti, dalla pista dei servizi segreti americani fino a quella che individuerebbe i responsabili dell’esecuzione addirittura nel gruppo fascista di Alessandro Pavolini e della “banda Carità”. Una ridda di ipotesi fra cui Mecacci si districa con abilità, utilizzando una cospicua mole di documenti (spesso poco noti) e chiarendo con precisione sia i punti deboli delle varie ipotesi, sia gli indizi che potrebbero invece avvalorarle.

Ne emerge un quadro non solo dei personaggi e dei gruppi che potrebbero essere legati allo specifico episodio della morte di Gentile, ma più in generale del complesso intreccio di fattori politici e ideologici che in quel momento della storia italiana si incontravano e si scontravano. Né manca un’analisi delle reazioni all’avvenimento, alcune delle quali comprensibili (ma non giustificabili) solo alla luce del contesto storico: è il caso di Antonio Banfi che, dopo aver ricevuto da Gentile anche favori personali, nel maggio del 1944 lo descriveva come “rozzo e incolto”, come “un’anima mediocre”; oppure di Togliatti, che all’indomani dell’uccisione definì Gentile sull’Unità un “camorrista” e un “corruttore di tutta la vita intellettuale italiana”.

Il libro di Mecacci offre dunque un interessante spaccato della storia politica e intellettuale italiana in uno dei momenti più importanti e difficili della nostra storia nazionale.

La prima ora del giorno

cop_piatto_La_prima_ora_del_giornoIn arrivo il 14 febbraio.

Ambiziosa e determinata, a ventisette anni Zoe sa esattamente cosa vuole: diventare responsabile degli eventi nell’agenzia in cui lavora, dopo anni di studio e di gavetta. Mancano solo due settimane a una grande inaugurazione che sarà sotto i riflettori dei media: un’occasione unica per dimostrare che è lei la persona giusta per quel posto; e per mettere definitivamente in ombra il suo collega Nicolò, verso cui prova un’aspra rivalità. Per questo, quando una mattina si ritrova fra le mani un test di gravidanza positivo, il mondo le crolla addosso. È incinta. Incinta di un uomo non disponibile. Zoe non ha dubbi: è il momento sbagliato, il bambino sbagliato e, lei, una madre sbagliata. C’è solo una persona a cui può rivelare le sue paure: nonna Anna, da sempre sua confidente. Quella nonna esile come un giunco, ma forte come la terra da cui proviene: l’isola di Rodi, con le sue mura dorate e i fiori di ibisco che si arrampicano su ogni balcone. Ed è qui, fra minareti ottomani e cortili profumati, che la nonna condurrà Zoe sul filo della memoria: perché anche Anna ha un grande segreto da affidarle, un segreto che risale al settembre del ’43, quando la guerra travolse l’isola, segnando per sempre il destino della sua famiglia…

Dall’incrocio di due mondi distanti, Zoe si troverà a riflettere su molte cose prima di fare la sua scelta: c’è davvero un modo giusto di essere madre?

 

Era uno di quei sublimi momenti pieni di speranza, in cui era finito qualcosa e qualcos’altro doveva iniziare, come quando scema la notte, ma deve ancora iniziare il giorno, o quando senti nell’aria che non è più inverno eppure non è ancora primavera.

Una voce intensa e solare. Una storia toccante carica di colpi di scena e di emozione.