Lettere ad Alice che legge Jane Austen per la prima volta

 

Non so se definire questo libro un singolare epistolario o un singolare saggio; un dato certo ed evidente mi sembra però la singolarità, e del testo (o almeno della forma che si è voluto dare a esso), e di questa autrice contemporanea che ammetto subito di non conoscere affatto.

Si tratta della corrispondenza -a senso unico in realtà- tra una zia e una nipote che non si conoscono più di tanto. L’argomento delle lettere? Dare consigli alla diciottenne Alice che vorrebbe scrivere un libro ma non ha molta voglia di leggere né di studiare e comunque trova noiosi i testi che le propinano nei corsi scolastici.

Il compito che si assume la premurosa zia è combattere tutti quei luoghi comuni che insistono sulla scrittura di un romanzo da parte di una donna, prendendo Jane Austen come esempio. Usa almeno questo pretesto per analizzare le opere e la vita cercando di trarne massime valide anche al giorno d’oggi, e nel caso specifico di Alice ai suoi primi -e sembra proprio fruttuosi- esperimenti letterari. Consigli sulla trama, su come delineare i personaggi, sulla struttura del libro, sui suoi intenti, sulla sua possibilità di accesso alla Città dell’Invenzione: sono questi i temi, su cui non esistono regole precostituite ma su cui possono semmai darsi suggerimenti o spunti di riflessione attorno ai quali costruire un progetto e intraprendere un percorso creativo.

Mi sembra importante rivelare che il romanzo di Alice diventerà un best-seller, senza saper dire però se sia stato merito dei consigli della zia o delle sparute frequentazioni letterarie della ragazza stessa.

Indubbiamente le parti che ho preferito e apprezzato di più sono quelle in cui Fay Weldon parla di Jane Austen mostrandomi alcuni aspetti della sua opera o della sua vita sotto una luce diversa, interessante.

I primi libri li scrisse per leggerli ad alta voce… Il senso dei libri, la delicatezza della lingua, il fraseggio, i dialoghi: era tutto scritto per essere assorbito dall’orecchio, non dall’occhio.

Potrei anche non ritrovarmi nelle idee manifestamente femministe dell’autrice ma la sua ammirazione per Jane Austen è talmente genuina e devota da rendere difficile non concordare con lei su tutto.

(Nei romani di Jane Austen si nota che sono le donne più che gli uomini a sostenere conflitti morali. Ovviamente può essere un riflesso della vita. È perché faccio questo genere di osservazioni che tuo padre non vuole avermi a casa…)

“Mansfield Park” palpita dell’idea che ciò di cui hanno bisogno le donne è l’accudimento morale e la protezione degli uomini. Fanny alla fine sposa Edmund (ovviamente)… Alice, ho notato che nel mondo reale una donna peggio si comporta meglio se la cava.

Un prontuario di consigli utili, un piccolo omaggio a Jane Austen, un grande riconoscimento da sottoscrivere:

Jane Austen definisce i nostri difetti per noi, analizza le nostre virtù, e ci dice che se solo teniamo a bada gli uni con le altre, tutto alla fine andrà bene. Che essere buoni garantisca la felicità non è qualcosa di particolarmente scontato in nessuna delle nostre esperienze di vita quotidiana, eppure quanto vogliamo e abbiamo bisogno che sia vero. Ovvio che leggiamo e rileggiamo Jane Austen.

 

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