Storia di Maria Antonietta #Sellerio

Recensione di Antonella Maffione
In questa meravigliosa biografia, ambientata in un periodo storico pieno di stravolgimenti, gli autori tratteggiando la personalità di Maria Antonietta, impreziosita da dipinti a colori. Nonostante Maria Antonietta non fosse di origini francesi la sua grazia, che conservava ancora la sua innocenza, arrivava al cuore degli altri:
«L’anima della Regina aveva la sua stessa età: i libri seri, gli affari, tutti i campi del pensiero e dell’attività umana, le ripugnavano mortalmente, senza che il viso si perdesse la pena di nasconderlo». 
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La personalità della Regina raccontata in queste pagine, è poco frivola e poco legata al lusso e ai gioielli, la sua vanità traspare solo per piacere agli altri nobili.
«Una donna, una donna del diciottesimo secolo che ama la vita, i divertimenti, le distrazioni, come li ama e li ha sempre amati la gioventù della bellezza. Una donna un po’ vivace, un po’ pazzerella, un po’ beffarda, un po’ sventata, ma una donna onesta, pura, che non ha mai avuto – secondo l’espressione del principe di Ligne – che “una civetteria di Regina di piacere a tutti”».
Arrivata dall’Austria in tenera età per sposare il Delfino di Francia e sancire il patto tra i due Stati, la sua bellezza e l’ingenuità della sua giovinezza avevano rapito il popolo francese, affibbiandole l’appellativo “l’Austriaca”. Non fu semplice vivere a Versailles, dove si doveva rispettare una soffocante etichetta, ma la sua vivacità aveva incantato tutti a corte. Versailles era un luogo di divertimento: concerti, giochi e qui fu celebrato un fastoso matrimonio che durò venti giorni, suscitando nella Delfina tante emozioni. L’ultimo giorno dei festeggiamenti, a causa della presenza di poche guardie, la moltitudine della folla che si era presentata degenerò provocando tanti feriti e tanti morti. Dopo che il palcoscenico dei festeggiamenti si era concluso, Maria Antonietta doveva fare conoscenza con la corte e dimenticare la sua Austria, adattarsi alla nuova patria e a suo marito. A Luigi XVI mancavano quegli atteggiamenti nobili che “seducono la storia e conquistano una donna”. Infatti, egli aveva tenuto la Regina lontana dalla politica e dagli interessi del regno, ma quando il suo cuore cominciò a battere insieme a quello di Maria Antonietta conquistò il suo amore. La gioia di essere amata rifletteva sulla sua carnagione abbagliante, tanto da mostrarsi ovunque “radiosa e trionfante”.  
La Regina era molto premurosa verso il suo popolo, era molto attenta e dispensava sempre sorrisi e buone parole, il suo atteggiamento caritatevole la avvicinava sempre più ai suoi sudditi, ma i suoi progetti venivano vanificati dalle riforme dei ministri. Anche il suo comportamento allegro e spensierato dava fastidio. Era terreno fertile per le Madame di corte che erano al suo seguito, le quali distorcevano le sue parole tanto da far perdere al popolo la simpatia per la Regina. Un episodio lampante a riguardo, che viene raccontato in queste pagine, è quello della collana. Un appassionante scandalo colmo di intrighi che alimenta la curiosità del lettore. In queste pagine si vede coinvolta a sua insaputa la Regina in una truffa ardita da Madame La Motte tanto da compromettere la regalità  della Regina. Purtroppo da questa vicenda la Regina ne esce umiliata, evidenziando la meschinità di quel popolo sventurato, quello che acclamerà il boia!, ma lei perdonava “non con la dignità di una Regina ma con la grazia di una donna”.
Le pagine che mi hanno lasciata letteralmente incantata, sono quelle in cui la Regina si dedica al suo sogno: il Trianon una zona del parco del castello di Versailles. Un posto magico e affascinante, dove Maria Antonietta trascorreva le sue giornate, si abbandonava alle gioie private e si occupava di fare ciò che più appagava il suo animo: si dedicava all’arte e alla musica proteggendo i grandi musicisti. Il suo più grande piacere era il teatro, “la distrazione preferita per il suo spirito”, tanto da allestire un personale teatro all’interno del Trianon, occupandosi personalmente di ogni cosa.
Le calunnie sulla Regina e la canzonatura sul suo ruolo avevano ridotto il suo atteggiamento spensierato in malinconico, l’antipatia verso la sua persona non si placava anzi veniva sempre più fomentata dai pettegolezzi e dalle cattiverie delle donne di corte. Un giorno Madama Elisabetta le disse: «Voi non sarete che la Regina di Francia, ma non sarete mai la Regina dei francesi». Nel momento del pericolo e del bisogno tutti venivano a mancare: le grandi famiglie, i suoi progetti, i suoi ospiti del Trianon, ritenendola di essere a Versailles come spia dell’Austria e di aver passato a suo fratello Giuseppe II i tesori francesi. I dissapori politici che tormentavano la Regina, non trovavano tranquillità neanche attraverso le carezze dei suoi figli, il suo cuore non trovava pace soprattutto perché il piccolo Delfino moriva lentamente.
Nella lettura ho trovato piena di sentimento l’amicizia tra la Regina e la carismatica Madame de Polignac. Un legame affettivo vivo è reciproco, accompagnato da confidenze, tant’è che ognuna parlava al cuore dell’altra. La famiglia Polignac beneficiò della generosità della Regina e tale favoritismo fu uno dei tanti pretesti che alimentò l’impopolarità a corte di Maria Antonietta.
Da questa magnifica lettura, accompagnata da un profumo di carta che suscita tante emozioni, si carpisce l’ammirazione da parte degli autori verso Maria Antonietta, infatti ne traspare una biografia delicata e benevola di una Regina generosa e sfortunata.
«La morte di Maria Antonietta ha calunniato la Francia. La morte di Maria Antonietta ha disonorato la Rivoluzione. Ma accade a certi crimini come a certe glorie: queste non mobilitano, quelli non compromettono solo una generazione e una patria. Glorie e crimini travalicano il loro tempo e il loro teatro d’azione.  L’umanità tutta intera, riunita nello spazio e nel tempo, ne rivendica i benefici o ne  porta il lutto. Accade che la morte di una donna sedili l’anima universale e la giustizia solidale dei secoli e dei popoli, la coscienza umana; accade che il rimorso di una nazione sua profittevole per le nazioni e che l’orrore di un giorno sia lezione per l’avvenire».
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