Chateau de Chillon

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Costeggiando il lungolago che da Villeneuve conduce a Montreux, in Svizzera, ecco che all’improvviso, a una svolta, sembra sorgere dalle acque azzurrine un pittoresco castello da cui promana tutto il fascino delle antiche vestigia medievali.

Le Chateau de Chillon è sorto su un blocco di rocce a se stanti rispetto alla montagna che lo sovrasta, eppure placidamente sta, a predominare ogni cosa attorno e prima di tutto lo sguardo catturato dai suoi fiabeschi scorci.  Varcato il ponte ligneo, dalla terra ferma lo separa soltanto un fossato in cui galleggiano noncuran

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ti anatre lacustri; il viale che ne preannuncia l’ingresso è lastricato di un soffice e caldo mantello di foglie arrossate.

 

 

Interni perfettamente conservati, cunicoli segreti, ripide scale di legno, ballatoi sospesi sul cielo, fessure strategiche nelle possenti mura, trasportano in un gelido e fiero passato, di nobili privilegi.

Tanto gelido sfarzo di camini monumentali e soffitti decorati sorreggevano pilastri massicci e volte incrociate che, in un dedalo di sotterranei, ospitavano lugubri prigioni mortali.

Il più grande di questi sotterranei è noto come la prigione di Bonivard, patriota ginevrino al cui dramma si ispirò Lord Byron per comporre il suo poema Il prigioniero di Chillon.

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Il 22 giugno del 1816, Lord Byron e l’amico e collega Percy Bysshe Shelley stavano navigando sul Lago di Ginevra e si fermarono per visitare il Castello di Chillon. Ispirato dai sotterranei nei quali Bonivard era stato imprigionato, Byron compose Il sonetto di Chillon tra la fine di giugno e l’inizio di luglio. L’opera fu probabilmente completata il 2 luglio del 1816 e pubblicata una volta rientrato in Inghilterra, nel volume Il prigioniero di Chillon e altri poemi, da John Murray il 5 dicembre del 1816.

Eugène Delacroix, Il prigioniero di Chillon, (1834)

Il poema descrive le dure prove inflitte all’ultimo superstite di una famiglia martirizzata. Il padre del protagonista è stato bruciato sul rogo, due fratelli sono caduti in battaglia, un altro è stato bruciato vivo, gli ultimi due fratelli sono morti dopo essere stati rinchiusi nel castello di Chillon con il protagonista e narratore.

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I temi e le immagini dell’opera sono quelli tipici dei poemi di Byron: il protagonista è una figura isolata, la cui forte volontà gli consente di sopportare grandi sofferenze. Nelle sezioni 10 e 13 l’attenzione si sposta sulla bellezza della natura, nella quale cerca sollievo. Nel tragico finale, Bonivard diviene una sorta di martire per la causa della libertà.

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Bagna il Lemano di Chillon le mura:
Mille piedi colà profondo il letto
E de’ vasti suoi flutti;
A tanto appunto
La scandaglio calò dá bianchi merli
Gettato del castel che d’ogni intorno da l’acqua è Cinto:
acque e muraglie ha fatto
Una doppia prigione, ed una tomba di viventi Simil:
sotto il livello del lago è posta l’altra vôlta in Cui noi giacevam.

(Traduzione di G. Nicolini)

( Foto di Romina Angelici)

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