La piccola bottega del tè di Caroline Roberts

O meglio, The cosy tea shop in the Castle: il titolo originale esprime meglio il contenuto del libro e apre il sipario su una bottega del tè indaffarata e accogliente che diventa il completamento naturale del tour al Claverham Castle.

…mura di pietra arenaria grigia con quattro livelli di finestre che la guardavano dall’alto in basso. Claverham Castle. Esistevano veramente persone che vivevano in posti come quello? Davvero c’erano persone che lavoravano in luoghi simili? Si sentì come se fosse giunta sul set di Downton Abbey o dentro qualche fiaba.

Seguire passo passo la realizzazione del sogno di Ellie, quello di gestire una sala da tè sfornando torte e pasticcini e saturando l’aria del loro profumo, è quello che ci troviamo a fare leggendo questo delizioso libro.

Sembra di essere lì presenti a partecipare a tutte le fasi di preparazione e avvio della piccola bottega: l’allestimento della sala, il caminetto che fa fumo, la scelta dei fiori e delle tovagliette e poi in cucina, alle prese con lo sportello difettoso del forno, i tempi di cottura, le forniture e gli ordini. Per fortuna che c’è il libro dei dolci della Nonna che è l’unica sicurezza di Ellie in questi iniziali momenti di confusione e scompiglio.

Di certo condividiamo, perché palpitanti, la trepidazione e le ansie dell’incertezza, nonché la soddisfazione finale di Ellie, la protagonista, che trasforma la sua torta al caffè e cioccolato in una sorta di panacea di tutti i mali. Riscuote subito la nostra simpatia questa ragazza un po’ pasticciona, che bluffa alla grande sulla propria esperienza e che quando sente la situazione sfuggirle di mano, ricorre alle tre c -controllo, calma, contegno.

E se poi appare ogni tanto l’amministratore della tenuta, Joe, a fare capolino con un’occhiata mista di incoraggiamento e furtivo apprezzamento, ben venga. A lui è lasciata la parola ogni tanto, è intermezzare il racconto dal suo punto di vista affatto insensibile alle grazie e al fascino di Ellie, dolce e tenace, indifesa e determinata.

Con una cornice come il Claverham Castle ogni sogno è ammesso e anche se non c’è una principessa Disney che sfornava dolci, c’è sempre tempo per scrivere una favola moderna.

Va anche detto che in questa una principessa Disney arrossirebbe.

Come ogni castello che si rispetti c’è anche qui una questione di agnizione che va risolta (una citazione di Mr Darcy che esce dal laghetto in camicia bagnata) e uno scontro in atto tra passato che e presente, tra vecchie e nuove generazioni, compromessi a cui bisogna scendere se si vuole rischiare, per non rimanere scottati, come in amore.

I suoi sogni erano come bolle di sapone, fluttuavano iridescenti in un cielo azzurro di speranza. Ma allora non erano destinati a scoppiare non appena avrebbero toccato il suolo?

Anche se la realtà è un po’ più complicata e meno rosa delle favole, ci piace assaporare un buon lieto fine.

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