L’altra metà del mio cielo

L’altra metà del mio cielo di Sara Foti Sciavaliere

Poteva mentire a lui, agli altri, ma non ci sarebbe riuscita con se stessa. Si sarebbe tradita. Quello sciocco sentimento, l’avrebbe tradita

Eliana, con i piedi ben piantati a terra e poco incline al romanticismo, lavora per un’agenzia di wedding planning: non le interessa il giorno del grande sì; per lei quello che fa è solo lavoro, nulla di più. Quello stesso lavoro che ha portato nella sua vita Luca Ferraro, fascinoso e brillante direttore della Tenu­ta Corterossa.
Nessuno sembra leggerle dentro come lui. Ma sono solo amici: è questo il mantra che Eliana continua a ripetersi, nonostante si sia dovuta arrendere all’evidenza di amarlo.
Può davvero accontentarsi solo della sua amicizia? Cosa succederebbe se un’altra donna entra­sse nella vita di Luca? E se quella donna fosse proprio una delle spose di Eliana, ritornata dal passato dell’uomo?
Un bacio inaspettato potrebbe essere la svolta o l’inizio della fine. Luca sarà mai l’altra metà del suo cielo?

Vissuta tra Calabria e Sicilia, Sara Foti Sciavaliere ha deciso di mettere radici in Salento. Guida turistica pugliese e giornalista, da sempre con una grande passione per la scrittura. Redattrice per la rivista online Ripensandoci.com sulle tematiche di genere, collaboratrice della rivista telematica Arte e Luoghi e blogger per AgorArt, oltre a varie esperienze come correttrice di bozze ed editor. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati nelle antologie Delos Books della serie 365 Racconti.

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Il giardino di Elizabeth von Arnim

Incantevolmente delizioso il modo in cui Elizabeth vive e descrive il suo giardino, in esso completamente immersa, come oasi di ristoro e bellezza, quanto inquietanti sono gli sprazzi di attualità e costume tedeschi gettati qua e là. Arrivano improvvisamente ogniqualvolta l’Uomo della Collera fa la sua apparizione.

La determinazione a voler immergersi nel suo giardino, a confondersi tra i suoi amati fiori, quasi a condividerne le vette di perfezione nella loro fioritura, è teneramente contagiosa.

Non solo un compendio di botanica e arte del giardinaggio, ma anche una immanente dichiarazione d’amore al suo giardino di cui con precisione diaristica annota i progressi, le migliorie, le fioriture, gli effetti dell’avvicendarsi delle stagioni.

Mi piace il mio giardino. Ci sto scrivendo proprio ora nell’incanto del tardo pomeriggio, con frequenti interruzioni dovute alle zanzare e alla tentazione di alzare gli occhi a contemplare tutto lo splendore delle foglie verdi novelle lavate mezz’ora fa da uno scroscio di pioggia gelida.

Parallelamente a esso però scorre un altro mondo pieno di brutture e stonature che evocano gli spari dell’Uomo della Collera quando va a caccia, le sue intransigenti idee maschiliste e religiose, gli echi della guerra, dal cui contatto corruttivo cerca di fuggire Elizabeth con le sue bambine per preservare la loro ingenuità spontanea e il primordiale panteismo.

La scrittura di Elizabeth von Arnim è soave e lirica tanto da risultare commovente. Non può non affascinare e rapire con le sue descrizioni minuziose e suggestive:

15 settembre. Questo è il mese dei giorni che scorrono quieti, dei rampicanti che si colorano di rosso, e delle more; dei pomeriggi ricchi e dolci nel giardino che raggiunge la pienezza della maturazione; del tè sotto le acacie anziché sotto i faggi troppo ombrosi; del fuoco acceso in libreria nelle serate rigide.

Talmente poetica ed evocativa che riesce a farci immaginare il suo giardino diffondendone finanche il profumo, la sensazione di esserne avvolti e inebriati, insieme ai suoi colori.