Il blues del ragazzo bianco

Esce oggi una novità Fazi Editore letta in anteprima da Maria Capasso.

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«Questa è la storia di Gunnar Kaufman, «il negro demagogo»: ultimo discendente di una dinastia di «devoti leccaculo servi dei bianchi» – un padre ufficiale di polizia e una madre autoritaria che canta le lodi dei suoi discutibili antenati –, Gunnar trascorre un’infanzia serena e priva di tensioni razziali nell’agiata Santa Monica. Tanto che, quando la madre prospetta a lui e alle sue sorelle la possibilità di andare in vacanza in un campeggio per soli neri, la risposta è univoca: «Nooooo!». Il motivo? «Perché loro sono diversi da noi». Risposta sbagliata. In un attimo la madre li carica tutti in macchina e la famiglia si trasferisce a Hillside, ghetto nero di Los Angeles dove i vicini ti salutano con un insulto e il pestaggio è sempre dietro l’angolo. Qui ha inizio la scalata di Gunnar, che da outsider riuscirà non solo a inserirsi nella comunità, ma a diventare poco a poco un idolo delle folle, in una strenua battaglia contro tutti i capisaldi della società americana. Fra basket e poesia, gang di strada, mogli giapponesi comprate per corrispondenza e suicidi di massa innescati da fraintendimenti, Paul Beatty si diverte e ci fa divertire pagina dopo pagina con la sua vivida immaginazione.
Un esordio potente, audace e rivelatore, per quella che ormai è considerata una delle voci di spicco della letteratura americana contemporanea.

Il romanzo narra della triste e avvincente storia di un giovane poeta ribelle che convince i neri americani a rinunciare alla speranza e a uccidersi in un crescendo di furia autodistruttiva.  Gunnar è un ex-ragazzino figlio di un padre poliziotto che sapeva stare agli scherzi dei bianchi, giocando e stando al loro gioco, è cresciuto in quartiere bianco e abbastanza civile di Santa Monica. Una novità sconvolge la sua ruotine e stile di vita da “bianco”, viene poi scaraventato in un ghetto nero di Los Angeles dalla madre, e lui e le due sorelle affermano che non avrebbero voluto andare in un campeggio per soli neri, perché loro non si riconoscono in loro, ma nei bianchi.  Per il giovane Gunner il colore nero era motivo di abbandono e disprezzo.  A Hillside, quartiere dove abitano orde di mongoli americani depauperati: latinos, asiatici e negri duri come rocce, la sua esperienza da ragazzo nero, con violenza e azioni poco piacevoli. Man mano che Gunnar diventa grande, più si sente intrappolato nella sua “razza” e inizia a scrivere poesie disperate.  Ma ciò che mi ha più colpito e fatto intristire, è il rifiuto di un’identità, perché non vorrei mai indossare questo disprezzo per la mia radice.

Una potente satira sulle origini e sulla vita in cui ci ritroviamo a vivere, scritto con una vena comica che rende scorrevole anche le scene più dolorose.

Il blues del ragazzo bianco è un libro da leggere e far scorrere dentro, anche se fa male, perché Beatty è un maestro nel mettere a nudo i pregiudizi di razza, denunciando il continuo “mobbing” alla quale sono sottoposti a causa di un colore.

 

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