Il Sigillo degli Acquaviva. Intervista a Ornella Albanese     

Lo scorso aprile è tornata in libreria Ornella Albanese, con il suo nuovo romanzo storico Il sigillo degli Acquaviva, pubblicato da Leone Editore e già invitato per il Premio dell’Accademia “Res Aulica”.

Il sigillo degli Acquaviva è un romanzo storico, con una buona dose di mistero e suspense, senza dimenticare la componente romance, genere del quale questa autrice è una delle più stimate firme italiane. Una caratteristica dei libri di Ornella Albanese è quella di essere, in realtà, strutturati attraverso una commistione dei generi: seppure classificato come romanzo storico, di fatto non è etichettabile in maniera cosi rigida e non è un caso che Leone Editore abbia deciso di inserirlo nella collana Sàtura, dedicata “ai romanzi che non sopportano le costrizione dentro le gabbie della narrativa di genere”.

Ritmo incalzante e scrittura senza fronzoli ma sempre in sintonia con il contesto storico. Nulla è lasciato al caso, dalla scelta dei vocaboli alle location, che permettono al lettore di vivere atmosfere ormai lontane da noi. Si ha la sensazione di immergersi nelle pagine, arrivando a calpestare il mosaico pavimentale della cattedrale di Otranto al fianco del monaco Pantaleone e di vivere tra le sale di pietra dei castelli arroccati in Abruzzo, passando dall’azzurro mare della Terra d’Otranto ai versanti rocciosi del Gran Sasso.

Conosciamo meglio Il sigillo degli Acquaviva parlandone con l’autrice.

Protagonista di questo romanzo è Yusuf Hanifa, medico guerriero saraceno che, per chi ha letto i precedenti romanzi di questa trilogia, non è un perfetto sconosciuto. Chi è Yusuf Hanifa?
Il Sigillo degli Acquaviva è la storia del saraceno Yusuf Hanifa e della mosaicista Sara dei Sassi, sullo sfondo di un medioevo sicuramente buio, ma con forti spiragli di luce nel campo dell’arte, della medicina e della cultura.

Yusuf Hanifa è un guerriero crudele ma sempre leale, con lo sguardo più affilato della sua scimitarra. Un uomo che sembra non conoscere sconfitte e che si strappa dal cuore ogni radice, ogni legame e qualsiasi ricordo che lo leghi al passato. Di conseguenza non appartiene a nessuno, né a un sovrano, né a una terra, e neppure a una donna. Fin quando non incontra Sara dei Sassi.

La storia comincia nell’antica Otranto, dove il misterioso mosaico della cattedrale è stato appena stato completato. Poi si sposta nel deserto dei Padri in Terrasanta, un mondo di dune sabbiose e di bivacchi, di sole abbacinante e di notti fredde, di donne velate e di padri inflessibili. E si conclude nella valle dei feudatari, alle falde del Grande Sasso, dove c’è un mistero da svelare nell’antico castello degli Acquaviva.

Figura femminile protagonista in Il sigillo degli Acquaviva è Sara dei Sassi, giovanissima nobildonna e abilissima artista che si muove controtendenza per seguire i suoi sogni, da dove nasce l’idea di questo personaggio?
Dalla necessità di delineare una protagonista che non fosse oscurata dall’innegabile carisma di Yusuf Hanifa. Credo di esserci riuscita con la mosaicista Sara, una giovane donna bella e intrepida, che svela pian piano i suoi misteri e che fa della ribellione la sua forza. Lei è divisa tra quelli che sono i doveri filiali di una giovane donna del XII secolo e la belva che le ruggisce dentro spingendola invece a ribellarsi. Era l’unica che potesse incrinare l’impenetrabile corazza di Yusuf Hanifa.

Nel romanzo si rileva una documentazione approfondita, con fatti e personaggi storici ricostruiti all’interno della narrazione, accanto a figure di fantasia, oltre a una minuziosa descrizione della quotidianità e delle pratiche di tempi ormai lontani. Come precedi per documentarti?
Alla base di un romanzo storico c’è sempre una corposa ricostruzione perché solo così la storia inventata può assumere una credibilità che altrimenti non avrebbe. Quindi edifici e paesaggi ricostruiti come dovevano essere quasi mille anni fa, personaggi storici colti in situazioni che li rappresentino, come Pantaleone di Casole, il Saladino, Boemondo, il leone di Antiochia, e anche il gruppo dei feudatari della valle del Gran sasso, tutti realmente esistiti.

Ma il lavoro di ricerca coinvolge anche ogni aspetto della vita quotidiana. In un romanzo storico, si può scrivere che il locandiere “versò del vino nei boccali”, ma è sicuramente più ricco di suggestioni scrivere che versò: “vino profumato dell’isola di Lemno”. Una breve frase che è il risultato di una ricerca. E se mi serve una tintura per capelli, mi viene in aiuto, con un’antica tintura saracena, Trotula De Ruggiero, che nell’XI secolo operò nell’ambito della scuola medica salernitana. E potrei citare infiniti esempi.

Il Sigillo degli Acquaviva: come in genere le tue opere, sono romanzi collettivi, dove i tanti personaggi secondari non sono marginali, bensì tutti essenziali per lo svolgimento della storia. Tra loro qual è quello/a che hai amato di più mentre prendeva vita sulle pagine? A quale dedicheresti una nuova storia?

Questo perché i miei personaggi non sono mai secondari. Nel momento in cui mi occupo di loro, diventano protagonisti, sia pure di una pagina o di un solo paragrafo. Da qui il ruolo chiave che quasi tutti si trovano a ricoprire. Inoltre mi piace giocare con un intrigante dualismo, che dà loro spessore e mistero: infatti non sono quasi mai come sembrano.

Il mio personaggio preferito, per la sua capacità di essere protagonista ogni volta che appare, è Rainaldo il folle, un giovane uomo dagli occhi diversi, molto temuto perché dotato, forse, di oscuri poteri.

Un’ultima curiosità, riguardo alla struttura della narrazione. Come accade in genere nei tuoi romanzi, i fili della trama si annodano finché le situazioni non vengono svelate poco a poco e sempre con una certa dose di mistero: è una tua tecnica?
A me piace far perdere e poi far ritrovare il lettore nel corso della narrazione, e mi piace anche sorprenderlo. La struttura narrativa a mosaico risulta quindi perfetta allo scopo. Si deve prestare attenzione ai minimi dettagli, cioè i piccoli tasselli da inserire al posto giusto, e allo stesso tempo non perdere di vista il disegno generale. Si procede con colpi di scena, rendendo mutevole la realtà, ogni tassello aggiunge qualcosa e anche quelli che sembrano trascurabili si rivelano poi decisivi per comporre l’immagine finale.

Permettetemi di citare una frase del romanzo:

“I colori si aggregavano ai colori, le linee si chiudevano armoniose, le tessere di pasta vitrea si alternavano a quelle di calcare affinché il loro splendore illuminasse l’opacità delle altre”.

Ed è proprio questo che ho cercato di fare nel romanzo: dare un risalto luminoso a un secolo definito buio e a personaggi spesso tenebrosi.

L’autrice – Ornella Albanese. Ha cominciato a pubblicare giovanissima. È stata inizialmente autrice di otto romanzi contemporanei, prima di passare allo storico. Parliamo di quattordici romance storici e due riedizioni per Mondadori periodici, tra cui 2 trilogie. Per Leggereditore ha pubblicato nel luglio 2011 L’anello di ferro e nel 2012 L’oscuro mosaico, ripubblicato anche da Fanucci. Per quest’ultimo romanzo ha ricevuto molti riconoscimenti, tra i quali il Premio Internazionale Castrum Minervae.

 

Sara Foti Sciavaliere

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