Il castello blu

Il castello blu, Lucy Maud Montgomery. Edizioni Jo March

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Valancy Jane ha tutto per non essere considerata un’eroina: brutta, scialba, magra, insignificante, sfortunata. Avviata a diventare una zitella di ventinove anni, non ha attrattive fisiche né patrimoniali da proporre a un eventuale pretendente. Ammesso sempre che ce ne sia uno.

Una vita relegata a casa per via della sua salute cagionevole, repressa in ogni desiderio, istinto, minimo pensiero diverso da quello imposto dalla madre, una figura arcigna, dispotica, anaffettiva fino all’inverosimile.

Quella che ci propone Lucy Maud Montgomery è quindi una protagonista molto diversa dalla simpatica Anne o dalla incantevole Marigold, ma quando scrisse questo romanzo, verso la fine della sua carriera tra l’altro, l’autrice si proponeva di rivolgersi a un pubblico più adulto rispetto alle sue storie per ragazzi precedenti. E come Lucy Maud, avendo conseguito il successo e non avendo nulla da perdere, osa inventare un personaggio del tutto originale, sopra le righe, molto poco accattivante, così Valancy, quando scopre di essere affetta da angina pectoris, decide di non porsi più freni, di non autolimitarsi, stanca di assentire e sottomettersi a battute umilianti e cerimonie avvilenti.

Da sua abitudine, Lucy Maud Montgomery ha dotato anche Valancy, nonostante sia una ragazza più cresciutella, di una fervida immaginazione che funga da valvola di sfogo alle angherie quotidiane cui viene ingiustamente e, devo dire in qualche caso, cinicamente sottoposta.

La sua immaginazione disegna per lei un castello avvolto nella luce dello zaffiro, dove tutto emana bellezza e l’amore, di cui a Deerwood non c’è traccia, regna sovrano!

I suoi compagni inseparabili sono i libri e gli alberi del lago Mistawis, che sarebbe poi la trasposizione del lago canadese Muskoka:

Il bel vento umido che soffiava tra i boschetti di alberi selvatici dalle giovani foglie, le sfiorò il volto come la carezza di un saggio, tenero, vecchio amico. Alla sua sinistra, i pioppi nel giardino di Mrs Tredgold -Valancy riusciva a scorgerli tra la stalla e il vecchio negozio di carrozze- si stagliavano con le loro silhouette color porpora scuro contro il cielo terso, e una palpitante stella bianco latte si ergeva sopra uno di loro, come una perla viva sopra un lago verde argentato. In lontananza, oltre il Lago Mistawis gli indistinti boschetti ammantati di viola (p. 95).

La grande recriminazione di Valancy è quella di non aver avuto nemmeno un’ora di felicità per cui valesse la pena morire:

Non ho mai avuto un’ora veramente felice in tutta la mia vita… neppure una” pensò. “Sono sempre stata un’infelice incolore nullità. Ricordo id aver letto una volta da qualche parte che c’è un’ora grazie alla quale una donna potrebbe essere felice per tutta la vita se soltanto riuscisse a trovarla. Io non ho mai trovato la mia ora -mai, mai. E adesso non potrò più farlo. Se soltanto avessi trovato quell’ora, adesso sarei pronta per morire” (p. 68).

È molto ingenua Valancy, ma allo stesso tempo molto decisa a trovare la sua felicità, ingenua perché non sa che un’ora non le potrà mai bastare e perché la fame d’amore che nutre è troppo grande. Ugualmente smaniosa è la ricerca della felicità da parte di Lucy Maud Montgomery che sceglie di regalare alle sue eroine ciò che lei non potrà mai avere: con un matrimonio non riuscito alle spalle e una famiglia sfaldata, forse condensa in Barney le caratteristiche dell’uomo ideale che non è riuscita a trovare.

Un’opera di chiaro-scuro questa, che se non fosse basata su descrizioni crude e realistiche, sarebbe pervasa di aurea sognante, e se non fosse basata su una tragica sentenza, potrebbe concedere all’umorismo di certe situazioni e battute più di un sorriso.

Il tema della ragazza nubile avviata a diventare zitella e la cerchia di parenti gretti e prepotenti cui l’autrice non risparmia tramite l’irriverente Valancy i suoi strali ironici, una volta liberatasi da tutte le inutili ipocrisie, ha riportato per un attimo certe atmosfere di Jane Austen, specialista nel mettere in berlina vecchie matrone dall’alito cattivo o gentiluomini duri di comprendonio.

Nella prefazione leggo che questo libro si può considerare il manifesto poetico di Lucy Maud Montgomery che oltre a sublimare la sua condizione personale di infelicità coniugale, cercò qui di trasporre il ricordo veramente piacevole di una vacanza trascorsa a Bala, sul lago Muskoka, nell’Ontario. Le emozioni di quel soggiorno entrano prepotentemente nel libro, con delle descrizioni intense e suggestive di scenari incantevoli in cui dimenticare le sofferenze quotidiane e coincidono con i momenti più lirici della storia in cui Valancy acquisisce consapevolezza di sé e senso di appartenenza al creato.

Alla luce di tutte queste considerazioni, la storia rivisitata de Le signore di Missolungi di Colleen McCullough è uno stravolgimento che destabilizza e sconcerta, per le accuse di plagio, ma anche per una sorta di travisamento e stortura delle intenzioni dell’autrice.

Tra contaminazioni varie, comprese incursioni dal soprannaturale, la poesia de Il castello blu è svanita, evaporata insieme alle nebbie sospese sul lago.

Poesia a cui la giovane regina del castello blu è decisissima a non rinunciare:

nessun posto o luogo o casa in tutto il mondo avrebbe mai posseduto la magia del suo castello blu.

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Ci vediamo un giorni di questi

Quando l’amicizia è infinita come il mare

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A volte per far nascere un’amicizia senza fine basta un biscotto condiviso nel cortile della scuola. Così è stato per Ludovica e Caterina, che da quel giorno sono diventate come sorelle. Sorelle che non potrebbero essere più diverse l’una dall’altra. Caterina è un vulcano di energia, non conosce cosa sia la paura. Per Ludovica la paura è una parola tatuata a fuoco nella sua vita e sul suo cuore. Nessuno spazio per il rischio, solo scelte sempre uguali. Anno dopo anno, mentre Caterina trascina Ludovica alle feste, lei cerca di introdurre un po’ di responsabilità nei giorni dell’amica dominati dal caos. Un’equazione perfetta. Un’unione senza ombre dall’infanzia alla maturità, attraverso l’adolescenza, fino a giungere a quel punto della vita in cui Ludovica si rende conto che la sua vita è impacchettata e precisa come un trolley della Ryanair, per evitare sorprese al check-in, un muro costruito meticolosamente che la protegge dagli urti della vita: lavoro in banca, fidanzato storico, niente figli, nel tentativo di arginare le onde. Eppure non esiste un muro così alto da proteggerci dalle curve del destino. Dalla vita che a volte fortifica, distrugge, cambia. E, inaspettatamente, travolge. Dopo un’esistenza passata da Ludovica a vivere della luce emanata dalla vitalità di Caterina, ora è quest’ultima che ha bisogno di lei. Ora è Caterina a chiederle il regalo più grande. Quello di slacciare le funi che saldano la barca al porto e lasciarsi andare al mare aperto, dove tutto è pericoloso, inatteso, imprevisto. Ma inevitabilmente sorprendente.

Fino al 21 settembre, potete partecipare al contest ispirato al libro.

#amichedaunavita – L’amicizia è un sentimento da coltivare con dedizione ogni giorno. Un legame che ti accompagna in ogni scelta. Un’unione che può rendere più forti, resistere al tempo, alla distanza, ai silenzi… Condividete con noi il ricordo più importante o spiritoso che spartite con la vostra migliore amica
I 3 vincitori, scelti a insindacabile giudizio della redazione, saranno premiati con una cornice ispirata al romanzo e la copia fuori commercio autografata. Per saperne di più ecco l’articolo.

 

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Io e te come un romanzo

Data di uscita: 19 settembre

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Ci sono ferite che non si rimarginano, giorni che non si dimenticano. Come quello in cui il cuore di Rachel si è spezzato per la prima volta. È una notte d’estate, e lei sta per trasferirsi dall’altra parte del Paese. Nelle ore che restano prima della partenza vuole dire addio a tutto ciò che sta lasciando: la scuola, gli amici e, più di ogni cosa, Henry Jones, il ragazzo che conosce da sempre, con cui ha condiviso le letture, i sogni, le paure e le passioni. Così, Rachel entra furtivamente nella libreria gestita dai Jones e infila una lettera tra le pagine del libro preferito di Henry. Una lettera in cui gli confessa il suo amore, un messaggio in bottiglia lanciato in un oceano di parole, a cui lui non risponderà mai. Sono passati tre anni, e quel giorno sembra appartenere a un’altra vita perché Rachel, nel frattempo, ha perso il fratello; e lei non è che l’ombra di quel che era. Il dolore la soffoca, e sembra che l’unica via d’uscita sia tornare a casa e riavvicinarsi alle cose che ama di più: la libreria e Henry. I due iniziano a lavorare fianco a fianco, circondati dai libri, confortati dalle voci senza tempo di scrittori e poeti. E, mentre tra gli scaffali impolverati si intrecciano le storie di un’intera città, Henry e Rachel si ritrovano. Perché non c’è posto migliore delle pagine di un libro per ritrovarsi.
Toccante come Raccontami di un giorno perfetto, un romanzo indimenticabile che parla dell’amore in tutte le sue forme. L’amore per chi non c’è più, l’amore per chi ci ferisce e per chi ci guarisce. E poi l’amore più puro di tutti: quello per i libri.

 

Io e te come un romanzo

 

Tutto Cambia: ultimo capitolo della saga dei Cazalet

Ciao booklovers,

oggi per i veri amanti dei libri è un giorno eccezionale: arriva infatti in libreria il tanto atteso capitolo conclusivo della saga familiare che ha tenuto incollati alle pagine centinaia di lettori.

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…E alla fine sono arrivati gli anni Cinquanta. Il capitolo conclusivo della saga dei Cazalet si apre con una perdita significativa: la Duchessa viene a mancare. Andandosene, porta via con sé gli ultimi frammenti di un mondo che sta scomparendo: quello della servitù domestica, della classe sociale, della tradizione. È quel mondo polveroso, dalle atmosfere d’altri tempi, che ci aveva conquistati all’inizio di questa appassionante storia. Molti anni sono passati, molte vicende ci hanno fatto sorridere e commuovere, molte cose sono cambiate. Il mondo moderno si dimostra pieno di insidie, e gli uomini Cazalet si rivelano poco equipaggiati per affrontarlo e incapaci di seguire le orme del padre: la gestione dell’azienda di famiglia non è cosa facile, e ogni certezza viene meno. Nel frattempo, le donne cercano di farsi strada, ognuna a modo suo. Louise, ormai divorziata, resta invischiata in una relazione con un uomo sposato, mentre Polly e Clary faticano a conciliare il matrimonio e la maternità con le loro idee e ambizioni lavorative; Villy, da tempo abbandonata dal marito, alla fine deve imparare a vivere in maniera indipendente. Ma sarà Rachel, che ha sempre vissuto per gli altri, a dover affrontare la sfida più difficile… Nelle commoventi pagine finali, una nuova generazione Cazalet si ritrova a Home Place per Natale. Solo una cosa è certa: niente sarà mai più lo stesso.

Con questo ultimo capitolo della storia la Howard conferma la sua scrittura unica e mirabile. Ogni personaggio, ogni istante, ogni sensazione vengono raccontati con dovizia di particolari, con l’intenzione di costruire un legame diretto tra lettori e protagonisti. Sul palco del romanzo, il lettore diventa attore, parte integrante, amico, parente, confidente del membro della famiglia che di volta in volta si racconta “sulla scena”. Abbiamo accompagnato questa famiglia tra gioie e dolori, spensieratezza e timori, adolescenza e maturità, orgoglio e sentimenti. Ogni momento di questo percorso è stato un po’ anche dei lettori. Ciascuno di noi ha sentito empatia per l’uno o l’altro membro di questa famiglia dalle mille sfaccettature. La scomparsa della Duchessa è la chiave del cambiamento degli equilibri della famiglia, soprattutto per Rachel che ha sempre svolto il ruolo di collante tra tutti.

“Era rimasta seduta con le mani intrecciate a un piccolo fazzoletto bianco. Era incapace di mentire o anche solo di dissimulare, ma era decisa a non palesare il suo terrore di fronte alle incertezze che l’attendevano.”

Il tempo delle responsabilità, della maturità vera è proprio arrivato. Una nuova storia sta per iniziare per la famiglia Cazalet, una storia che i protagonisti dovranno vivere da soli, senza noi lettori che li abbiamo accompagnati per un ventennio di avvenimenti e sentimenti.

“La casa si andava svuotando: i passi su e giù per le scale erano più radi, così come le porte che venivano aperte e chiuse di scatto.

Seguiremo i consigli di lettura nascosti nella storia, nell’attesa della serie televisiva che presto ci regalerà di nuovo le emozioni provate durante la lettura.

“Si era rifugiata nei polverosi volumi dalle copertine di cuoio che aveva trovato in una libreria in salone. Al momento stava leggendo una biografia di Caterina Sforza, un capitolo molto affascinante sui veleni preferiti da Caterina a seconda che volesse che la sua vittima morisse immediatamente oppure solo dopo aver lasciato il palazzo.”

Perché entrare nel mondo letterario della saga dei Cazalet? Ogni pagina che sfoglierete vi farà provare l’emozione che solo la letteratura, nel senso più universale, sa regalare. La Howard ha donato a noi lettori il più grande classico moderno della storia della letteratura internazionale.

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Quale pennello usare per stendere il fondotinta?

Per realizzare un make-up a opera d’arte bisogna munirsi dei pennelli, strumenti essenziali per stendere i vari tipi di prodotti.

Per la stesura del fondotinta in commercio ne troviamo molteplici tipi:

  • Pennello da fondotinta: si presenta con setole piatte con punta tonda o quadrata con setole sintetiche.
  • Oval brush: si presentano a forma di spazzolino con setole piatte e compatte.
  • Beauty blender: una spugnetta a forma d’uovo che facilità la stesura del fondotinta con la sua particolare forma.

E inoltre vi sono le spugnette in lattice di varia forma e dimensione, insomma c ‘è davvero l’imbarazzo della scelta.

Vi tocca solo sperimentare per capire quale sia il vostro preferito.

Se volete ulteriori consigli contattatemi su pinkmagazineitalia@gmail.com