L’ultima estate e altri scritti di Cesarina Vighy

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Arrivano dirette come pugni allo stomaco le parole di Cesarina Vighy.  Fluiscono i suoi ricordi, le immagini accostate per associazione di idee in una confessione autobiografica, non mediata da alcuna cifra stilistica. Cinica e anche un po’ antipatica risulta questa misantropa affetta da SLA che non cerca compassione, anzi la vuole scacciare.

Dicono che si nasca incendiari e si muoia pompieri. A me è successo il contrario: brucerei tutto, adesso.

Eppure, nelle pause del racconto, tra un’osservazione casuale e un’invettiva, ci sono momenti strazianti che ghiacciano il sangue.

Restano l’inutile pollice sovrapponibile e l’insopportabile coscienza di me.

La vita di Amelia è straordinariamente simile a quella di Cesarina Vighy. Nata a Venezia da una madre di umili origini e un padre intellettuale socialista, la ragazza approda a Roma ufficialmente per motivi di studio: l’amore dei genitori non le hanno risparmiato i primi dolori e le prime infide esperienze. Lascia il nido per la capitale che elegge subito a sua città d’adozione e qui inizia a costruire la sua felicità, grazie all’amore, alla famiglia costituita, alla figlia, al lavoro che ama. Tutto finisce quando le viene diagnosticata la malattia.

È coraggioso raccontare la propria storia e quella della sua malattia senza veli o falsi pudori. Diventa quasi incredibile possedere una simile lucida premonizione del proprio futuro fatale.

Non siamo tutti ugualmente inermi di fronte alla morte? Non è forse la sentenza gravosa che ci accompagna sin dalla culla e che si presenta a esigere il conto quando meno ce lo aspettiamo?

Come diceva Charlot, la vita vista in primo piano è una tragedia, in campo lungo una commedia.

Una donna che racconta la sua storia mettendosi a nudo perché ormai non ha più nulla da perdere urlando la sua ribellione, finisce per dare la ricetta della felicità e nonostante tutto grida il proprio attaccamento fisiologico alla vita.

Eccoci qua dopo anni di quiete che si potrebbero chiamare anni felici se solo sapessimo, mentre la si vive, che quella è la felicità.

Autentico atto di dolore e di attaccamento alla vita.

Questa rinnovata edizione Fazi , in uscita oggi, de L’ultima estate, vincitore del Premio Campiello opera prima, contiene anche altri scritti cioè un’anticipazione di quello che sarà l’ultimo romanzo di Cesarina Vighy intitolato: Scendo, buon proseguimento.

Si tratta di una collettanea di email scritte a familiari e cari amici in cui la scrittrice o meglio la donna, la madre, l’amica prende duplice e conflittuale congedo dalla vita e dalla malattia.

Queste lettere e poesie scritte al computer, nonostante la perdita dell’uso delle altre facoltà, rappresentano l’ultimo ponte verso un’illusoria parvenza di normalità.

L’ultima estate non è un libro verso cui si può restare indifferenti.

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Augustus di John E. Williams

Ciao booklovers,

esce oggi la bellissima edizione Fazi Editore di un vero capolavoro del padre di Stoner.

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Il poeta contempla il caos dell’esperienza, la confusione del caso e gli insondabili regni del possibile – vale a dire il mondo in cui siamo così abituati a vivere da esaminarlo solo di rado. I frutti di questa contemplazione sono la scoperta, o l’invenzione, di qualche piccolo principio d’ordine e armonia, che possa astrarsi dal disordine che lo nasconde, e l’asservimento di tale scoperta alle leggi poetiche, che finalmente la rendono possibile. La cura con cui il generale addestra le sue truppe, nei loro complessi schieramenti, è la stessa con cui il poeta sceglie le sue parole, obbedendo alle necessità della metrica; l’astuzia con cui il console schiera una fazione contro l’altra, per conseguire i suoi obiettivi, è la medesima impiegata dal poeta, quando bilancia i suoi versi per esaltare la verità; e l’attenzione con cui l’imperatore ordina le sue province, in modo che compongano un insieme, è la stessa con cui il poeta pondera i dettagli, affinché un altro mondo, forse più reale e solido di quello che abitiamo, ruoti nell’universo delle menti umane.

 

Uno dei migliori romanzi storici di tutti i tempi e un capolavoro della letteratura americana contemporanea, Augustus è uno scavo psicologico profondo e intimo che fa riflettere sulla solitudine che si nasconde dietro al potere.

Sono le Idi di marzo del 44 a.C quando Ottaviano, diciottenne gracile e malaticcio ma intelligente e ambizioso quanto basta, viene a sapere che suo zio, Giulio Cesare, è stato assassinato. Il ragazzo, che da poco è stato adottato dal dittatore, è quindi l’erede designato, ma la sua scalata al potere sarà tutt’altro che lineare.
John Williams ci racconta il principato di Ottaviano Augusto e i fasti e le ambizioni dell’antica Roma attraverso un abile intreccio di epistole, documenti, diari e invenzioni letterarie da cui si scorgono i profili interiori dei tanti attori dell’epoca, i loro dissidi, le loro debolezze: l’opportunismo di Cicerone, la libertà e l’ironia di Orazio, la saggezza di Marco Agrippa, la raffinata intelligenza di Mecenate, ma soprattutto l’inquietudine di Giulia, una donna profonda e moderna, che cede alla lussuria quanto alla grazia.
In Augustus, che valse all’autore il National Book Award nel 1973, protagonista è la lingua meravigliosa di Williams che ci restituisce a pieno lo spirito della Roma augustea.
Un capolavoro della narrativa americana che, fra ricostruzione storica, finzione e perfezione stilistica, non manca mai di dialogare con il presente, e in cui la grande storia è lo spunto per riflettere sulla condizione umana, sulle lusinghe del potere e sulla solitudine di chi lo esercita.

Cosa si può dire di più di questo capolavoro letterario? L’impeccabile traduzione ci permette di cogliere pienamente la bellezza della scrittura di Williams e l’abilità con cui interseca verità e finzione romanzata ( attraverso l’utilizzo di documenti, lettere e pagine di diario create quasi interamente ad hoc) per regalarci nuovamente un personaggio immortale.

L’unicità della penna di Williams risiede nella sua capacità di definire i personaggi in tutte le loro sfumature, entrando nel profondo di sensazioni e emozioni.

Uno scritto poetico e profondo che ci racconta prima di tutto un uomo e poi l’Imperatore.

Come in ogni romanzo di Williams, il protagonista diventa lo strumento per far riflettere il lettore e portare il livello del racconto a una complessità superiore.

Sono ormai convinto che nella vita di ogni uomo, presto o tardi, giunge il momento in cui egli prende coscienza, più chiaramente che mai, e a prescindere da quanto riesca ad ammettere, della terribile realtà della sua condizione; del fatto che è solo, e separato dagli altri; e che non può che essere la misera creatura che è.