La notte dimenticata dagli angeli

Ciao booklovers,

Antonella Maffione ci racconta un capolavoro edito Neri Pozza.

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Natsuo Kirino è la regina dei romanzi gialli giapponesi, i suoi libri sono colmi di dettagli e di colpi di scena tanto che è difficile staccarsi dalla lettura. La sua scrittura crea nel lettore momenti di apprensione tali da fargli mancare il respiro, vivendo in ansia pagina dopo pagina. Una caratteristica particolare dei suoi romanzi sono le protagoniste femminili. Donne talmente abili e potenti che allontanano certi vecchi stereotipi del pensiero maschilista. L’autrice fa ruotare le sue storie intorno alla realtà contemporanea giapponese, corrotta dalla “Yakuza”, la criminalità organizzata, la quale gestisce un giro d’affari impressionante: droga, prostituzione e denaro.
Nella notte dimenticata dagli angeli, rincontriamo la detective Mirino con un caso particolare e delicato da risolvere: deve indagare sulla scomparsa di un’attrice porno dal passato enigmatico; si sospetta che durante le riprese di un film sia stata violentata da tre uomini. Tutto ciò è un oltraggio alle donne e ai loro diritti e proprio per questo la femminista Watanabe assume Mirino.
“Attualmente, in Giappone vengono prodotti oltre trecento film pornografici al mese. Le attrici devono affrontare numerosi problemi, a cominciare dal mancato pagamento del compenso fino ad arrivare alle gravidanze indesiderate. Inoltre, dal momento che non vengono quasi mai stipulati regolari contratti e tutto si basa su meri accordi verbali, la maggior parte di queste donne è costretta a rassegnarsi senza avere la minima possibilità di reagire contro i torti subiti…”
L’investigatrice Mirino, una donna malinconica che agisce in solitudine, cerca in ogni modo di risolvere il caso tanto da buttarsi personalmente in una storia erotico- sentimentale. La detective, dopo aver subito minacce e una tentata violenza, si sente stretta in una morsa di terrore, intrappolata in un incubo, tanto da supporre che “A volte la realtà sia molto più agghiacciante della più perversa delle fantasie”.
I personaggi sono talmente credibili che sembra di toccarli. Natsuo Kirino ci regala un’immagine di donna coraggiosa, determinata e con tanti sogni, spesso da conservare nel cassetto della propria intimità, ma anche una donna che vacilla e che non molla anche quando sente di stare perdendo l’anima guerriera.
“D’un tratto mi sono sentita avvolgere da una tristezza paralizzante, al punto da non riuscire a stare in piedi. Perché ero così triste? Perché era triste tutto quello che era successo in quell’ultimo mese, tutto quello che mi stava intorno e che avevo saputo. Per un attimo ho pensato di andare a vedere il mare nero là davanti, ma poi ho fatto dietro front e mi sono avviata verso la stazione. Le luci artificiali della notte si addicono di più ad una donna come me”.
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Reportage #Venezia74

Ciao Pink readers,

continua il viaggio del nostro inviato, super esperto di cinema, Riccardo Iannaccone nella Laguna delle meraviglie: Venezia.

Tra red carpet, film in e film out, incontri e interviste, sui nostri canali social vi stiamo facendo vivere la magia che solo la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia riesce a regalare.

Ovviamente non possiamo non aggiornarvi con una nuova carrellata di fotogrammi dal reportage in diretta.

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Jane di Lantern Hill, Edizioni Jo March

Come promesso, ecco svelata la prossima uscita dell’Agenzia Letteraria Jo March.

Il nuovo romanzo a essere pubblicato questa volta sarà Jane di Lantern Hill, assolutamente inedito in Italia e firmato da Lucy Maud Montgomery.

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Dopo Il Castello blu, le Edizioni March si dedicano alla riscoperta e alla valorizzazione della scrittrice canadese così poco tradotta e famosa soprattutto per essere la creatrice del personaggio di Anna dai capelli rossi con cui siamo cresciuti da bambini.

Ma come ci insegna la stessa Anna c’è un mondo da scoprire dietro alle apparenze e la definizione di scrittrice per bambini è assolutamente e ingiustamente riduttiva per Lucy Maud Montgomery.

Dopo aver teneramente sorriso con Anna, fantasticato con Marigold e gioito con Emily, sono sicura che ameremo subito Jane di Lantern Hill. È un talento tutto speciale quello con cui Lucy Maud Montgomery riesce a farci innamorare delle protagoniste delle sue storie. Sono sicura che avverrà anche con la piccola Jane Victoria Stuart, una deliziosa ragazzina che vive con l’amatissima madre, la nonna e la zia in una enorme quanto austera casa di Toronto. Jane, che non sopporta la convivenza con l’arcigna nonna, viene a sapere che suo padre è vivo, contrariamente a quanto ha creduto per tutta la vita, e che la vorrebbe con sé per un’estate nell’Isola del Principe Edoardo, il luogo dove vive e dove è nata la bimba: il loro incontro cambierà̀ il suo destino.

Attendiamo quindi con ansia di conoscerla.

Due occhi azzurri

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Si preannuncia romantico questo romanzo che parla di amore e racconta la storia di un innamoramento indotto da un paio di luminosissimi occhi azzurri, quelli di Elfride, giovane signorina di campagna.

Ma Hardy non sarebbe Hardy se ci lasciasse in balia di insulse svenevolezze sentimentali e imbastisce la sua storia secondo il suo stile, tenendo a bada il suo cinismo e il suo fatalismo per un finale beffardo, dei suoi.

A ben guardare il duplice registro entro i cui binari si snoda la vicenda è evidente sin dall’inizio: dal titolo in cui compaiono per la prima volta i “due” occhi azzurri e via via di seguito nella comparsa dei personaggi: due gli amori, due gli innamorati, due diversissime le loro personalità, due i loro modi di corteggiamento. L’ambiguità aleggia su situazioni che sarebbero altrimenti convenzionali e getta un alone di drammaticità annunciata anche grazie alle ricorrenti descrizioni del cimitero con le sue tombe, usato come luogo di ritrovo degli innamorati e i continui riferimenti alla morte.

Dieci anni dopo Gli innamorati di Sylvia, della Gaskell, anche Elfride è oggetto dell’amore di due uomini molto diversi tra loro per ceto e intelletto: il giovane Stephen di umili natali che deve guadagnarsi la sua posizione nella società e l’uomo, lo studioso, che ha votato la sua vita a coltivare la sua mente e la sua cultura, precettore del primo. Ma il differente punto di vista dei due autori è ovvio, oltre che manifesto, e si rispecchia innanzitutto nel modo in cui viene tratteggiata la ragazza. Mentre Sylvia, seppure semplice creatura, è creduta capace di profondi sentimenti, su Elfride incombe una predestinazione caratteriale che le sarà fatale.

Dalle Piccole ironie della vita al grande romanzo che analizza sentimenti e pensieri dei personaggi componenti questo triangolo amoroso avviluppato su se stesso, Hardy affila i suoi dardi acuminati e dipinge a tinte fosche un argomento che altrove avrebbe richiamato fiori e dolcezze. L’indagine introspettiva è condotta con impietoso cinismo: la ragazza è ingenua, fin troppo pura, ma è incostante e volubile; Stephen è un ragazzo devoto e capace ma sprovveduto e inesperto negli affari di cuore, Henry Knight è un valente filosofo ma vittima dei suoi stessi sofismi.

Sullo sfondo rimane un angolo di Inghilterra disegnato magistralmente, come Whitby sulle coste dello Yorkshire ha ispirato la Gaskell per ambientare la sua storia a strapiombo sul mare. Anche Thomas Hardy riesce a ricreare un paesaggio ideale, che al tempo stesso ha salde radici nella geografia locale, con Londra in lontananza, centro di opportunità e interessi. La natura si modella in base allo stato d’animo o all’avvenimento che stanno vivendo i personaggi al momento, sottolineandoli con panorami vertiginosi o distese verdeggianti.

Un grande dramma della gelosia, non sceneggiata ma covata nel livore crescente del sospetto che consuma e corrode ineluttabile, cieca e sorda a qualsiasi spiraglio di ragionevolezza. Un dramma annunciato, una declinazione in chiave sentimentale del suo motto e cioè che gli uomini sono zimbelli del destino. Anche in amore.