Otto mesi a Ghazzah Street

Ciao booklovers,

abbiamo letto per voi questa bellissima uscita di oggi per Fazi Editore: un nuovo romanzo della straordinaria Hilary Mantel. (Pubblicato in Gran Bretagna nel 1988)

Dopo il successo di WolfHall e Anna Bolena, una questione di famiglia  che hanno ricevuto entrambi il Man Booker Prize, (prima volta per una donna) la brillante scrittrice ci regala un vero e proprio capolavoro storico- culturale.

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Arabia Saudita, Gedda, Ghazzah Street. Uno strano posto. Un luogo senza passato, un luogo di passaggio dove nessuno si ferma per più di qualche anno e dove la gente, in casa, tiene le sue cose negli scatoloni. Anche la terra e il mare, laggiù, sono in continuo mutamento: ci sono ville costruite da pochi anni con vista sul mare che oggi si affacciano su un muro.
Frances Shore è una cartografa, ma quando il lavoro di suo marito la porta in Arabia Saudita si ritrova come una prigioniera sperduta, incapace di orientarsi nelle zone oscure del paese. Il regime che impera è corrotto e inflessibile, molti degli stranieri che incontra non sono che avidi faccendieri in cerca di denaro accompagnati dalle mogli e i vicini musulmani si muovono furtivi ma hanno occhi per ogni cosa. Le strade non sono il posto adatto per le donne, e Frances – il marito Andrew è spesso assente – si ritrova confinata nel suo appartamento cercando di dare un senso a tutto ciò. Ma la battaglia è ardua. Le giornate diventano un susseguirsi di vuoti e di silenzi, interrotti soltanto dagli inspiegabili rumori provenienti dal piano superiore, che però, a quanto le è stato detto, dovrebbe essere disabitato. Quello dell’appartamento al piano di sopra diventa un mistero tutto da sciogliere, che obbligherà la protagonista a scontrarsi con le mille contraddizioni di un mondo infernale: un mondo asfittico, fatto di sofferenze celate, silenzi strazianti, segreti inconfessabili. Un mondo di cui le donne sono vittime ma anche complici.

La scrittrice riesce a tessere le fila di un racconto intenso e pieno di sfumature. Come sempre, nel suo stile inconfondibile, la caratterizzazione di luoghi, personaggi e situazioni e accuratissima e dettagliata tanto da riuscire a vedere strade, persone, oggetti come se fossero delle istantanee fotografiche.

Il tema trattato è molto complesso: la difficile situazione socio-politica della società saudita, la definizione dei ruoli tra i sessi, le restrizioni sociali, il peso delle linee guida religiose; il tutto tra stereotipi, convinzioni e realtà dei fatti.

La scrittrice ci conduce in punta di piedi in questo mondo, lasciando che la protagonista rappresenti perfettamente il lettore: ogni domanda, ogni dubbio, ogni perplessità è proprio quello che viene in mente durante la lettura. Pagina dopo pagina, insieme alla protagonista, anche il lettore si pone delle domande, cerca delle risposte e riflette su se stesso e sulle contraddizioni che gli si pongono davanti.

La bravura di Hilary Mantel risiede nella capacità di dipingere dei quadri attenti e pieni di sfumature che il lettore osserva come in una galleria d’arte cogliendone ogni tratto. In questo caso si aggiunge anche l’elemento del mistero e del giallo da svelare.

Il tema più interessante e predominante è quello del ruolo della donna in un assetto socio-culturale e religioso che si scontra con la visione “occidentale” della protagonista che si sente ingabbiata in uno status che non le appartiene, ma che allo stesso tempo la incuriosisce, tanto da scavare sempre più in profondità nelle relazioni ( soprattutto con le vicine) per aggiungere dei tasselli al suo puzzle di impressioni e interrogativi.

Una lettura che vi consigliamo fortemente, un romanzo contemporaneo nonostante sia stato scritto decenni fa, ma soprattutto coinvolgente come pochi.

Per approfondimenti, consultate il sito dell’editore qui: Fazi Editore-Otto mesi a Ghazzah Street

 

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Primavera senza sole di Maria Messina

Il piccolo grande incanto che opera Maria Messina è presto tracciato, con pochi, semplici e sapienti tocchi: la femminilità impregna questa storia a partire dal getto gentile di una penna leggera e immalinconita, che induce all’identificazione solleticando corde remote dell’animo.

Se questo è il tratto distintivo della scrittrice, che proprio qui palesa il suo debito con Verga, non può non colpire la rivendicazione d’appartenenza alla terra siciliana fatta rivivere attraverso ricordi d’infanzia.

Un racconto che, introdotto e racchiuso da un titolo in cui nonostante due termini di accezione positiva, l’attenzione è polarizzata sulla preposizione privativa centrale del “senza”, si avvia lento e inesorabile verso il compimento di un destino già segnato. L’idea evocata dal titolo non è solo quella di un grigiore logico e consequenziale -suggerito dalla circonlocuzione di una “primavera senza sole”-, ma rimanda all’innaturale scenario della mancanza di un elemento vitale, indispensabile alla fioritura, se non addirittura alla sopravvivenza delle speranze giovanili.

Già subito, con indefinita tenerezza, ci vengono dischiuse le imposte sulla semplice vita condotta da Orsola, che studia per prendere “la patente” per diventare maestra e allo stesso tempo dà lezioni ai cugini ricchi per assicurare favori alla propria famiglia indigente. È forse questo il germe della sua condanna alla perdizione in quanto viene additata come una ragazza troppo libera, mal vista, perché lo studio distingue e rende emancipati, liberi, troppo liberi di uscire, di frequentare maschi e femmine, di sapere, di conoscere.

Come schermati da una persiana, impariamo a coglierne impercettibili moti dell’animo tra un sussulto e una parola taciuta e attraverso i suoi occhi cerchiamo, nelle case che visita e che osserva, non la ricchezza, ma l’affetto che, più del cibo, nella sua, le viene negato.

Assistiamo quindi a uno strano parallelismo stabilito tra il cibo e l’affetto: il primo simboleggia (come per la roba di Verga) e stabilisce anche una certa differenziazione sociale, e di fatto su di esso si insiste per sottolineare la quantità e l’abbondanza in quanto espressione di benessere mancato nella casa di Orsola, laddove si registra la carenza di un altro elemento indispensabile in quella famiglia: l’affetto che faccia sentire amati e rinsaldi i legami familiari.

In questo libro si sente palpitare la vita dei vicoli siciliani colta e rappresentata attraverso vivide immagini che stimolano la percezione sensoriale; le scene di vita quotidiana nel “baglio” – gli scambi dal balcone con la canna, la nettatura del frumento, il pesce nel canestro, la ricamatrice sull’uscio – che proposte nella loro rassicurante ripetitività – come ciclico è l’arco di tempo che copre la storia – contengono già la loro vocazione all’immobilità che può diventare claustrofobica o reclusione (non a caso la protagonista del racconto Le pause della vita, Paola, sceglie la vita monastica come atto estremo di rinuncia alla vita).

Il grande pregio, fatto da una sottile arte di contrappunti, è quello di esprimere stati d’animo e indefinibili sensazioni accanto a descrizioni realistiche e immagini plastiche che assumono una loro corporeità alla vista e all’olfatto. Oltre a Orsola, è nella mimica facciale e gestuale e nella parlata che i personaggi manifestano i loro pensieri e modi di essere. Quelle frasi spezzate, lasciate a metà, nei dialoghi già mozzi e infarciti di espressioni gergali, li caratterizzano molto più delle loro descrizioni fisiche, che diventano solo accidentali.

All’uso della similitudine va riconosciuto il potere evocativo che rende tangibili emozioni e pensieri inconfessati sottraendoli all’indefinitezza di uno stato confusionale, inconsapevole, affermati così nella loro consistenza reale.

Donna Serafina respirava più liberamente, poi che la confessione scacciava i neri dubbi che le avevano offuscato la vista, così come il sole distrugge la nebbia che copre le montagne (p. 38)

 

E quell’amore frenato, vigilato dalla madre accorta, quell’amore che si manifestava negli sguardi furtivi, nel tono della voce, come un aroma che si sprigiona da una fiala chiusa… (p. 54).

 

In questo ristretto microcosmo matriarcale in cui l’unico affare sociale in cui confluiscono sforzi e sacrifici di macchinazioni e strategie è il matrimonio, l’unico bandito è l’amore che pure palpita dagli ingenui cuori giovanili ma è già destinato a soccombere:

Pensare all’amore quando in casa, spesso, non si prepara da mangiare, e quando non si ha un abito adattato alla stagione? Bella cosa sposarsi, quando si è poveri, per poi piange re e abbrutirsi tutta la vita dietro la miseria come sua madre! (p. 50).

Una concezione questa che richiama quella degli Amori senza amore del primo Pirandello e quel mondo di sentimenti negati da considerazioni materialistiche, opportunità mancate e sprecate.

Due volte la malattia coglie Orsola allo stremo delle forze; due volte la catarsi non può compiersi perché lo sfinimento è interiore, troppo profondo.

L’impronta verghiana è più evidente nel senso di tragicità e di abbandono: gli eventi apicali della storia vengono glissati, fatti immaginare con la drammaticità delle loro conseguenze, e anche il finale è lasciato sospeso, come se richiedesse un enorme sforzo da parte della stessa autrice.

 

“La vita è bella! Essere infelice, essere misera, essere l’ultima delle creature, ma vivere, ma potere ascoltare, poter vedere! È bello, vivere senza altro scopo che lo scopo di vivere, come le rose che si schiudono nelle albe estive, come le rondini che passano nel cielo del “baglio” e forse gridano di felicità… (p. 64). 

 

Come non rimanere commossi dinanzi a una così accorata dichiarazione d’amore alla vita? In queste parole struggenti può sentirsi la voce vibrante della giovane Maria Messina che nel 1920 cominciava a pubblicare i suoi romanzi e ad affacciarsi alla speranza.

 

Primavera senza sole è il terzo titolo pubblicato da Edizioni Croce nell’ambito del progetto curato da Salvatore Asaro che, di questo volume in particolare, cura l’introduzione con una nota preziosissima e particolareggiata, di sostegno alla comprensione e alla decodificazione del testo. La copertina del romanzo è un capolavoro di estetica e semiotica: mentre veicola con immediatezza ed efficace impatto l’immagine di una giovane ragazza tutta candore e pensosità, predispone in un ideale invito grafico e cromatico alla lettura con le giuste aspettative.

I semi gettati non possono non germogliare in uno stimolante appetito di nuove conoscenze e approfondimenti dell’opera di Maria Messina, scrittrice delicata e concreta, semplice e complessa.

Juvenilia, Jane Austen, Edizioni Rogas

Una ventata d’aria fresca i componimenti giovanili di Jane Austen. Sketches, canovacci, piani di lavoro, esercizi, comunque denominati, sorprendono per la loro carica umoristica e per le potenzialità espresse da un’autrice che poteva avere dai 12 ai 18 anni, esperta conoscitrice già a quell’età del panorama letterario della sua epoca.

Sono esercizi stilistici, primi esperimenti, anche favole a volte, che difficilmente avrebbe potuto scrivere solo per se stessa quanto per divertire la cerchia dei familiari ai quali sono rivolti: lo attestano non solo le espresse dediche, ma anche tutta quella serie di ammiccamenti e riferimenti a situazioni o caratteristiche oggetto di ilarità condivisa in famiglia e che ora lei mette in risalto nella loro ridicolaggine, estremizzandoli o enfatizzandoli cercando la complicità degli altri a cui sembra strizzare l’occhio. E a noi oggi con loro.

C’è tanto materiale, tanta sostanza, per una ragazzina di soli 12 anni, anche se sono stati rimaneggiati e rivisti stilisticamente più tardi; si sperimentano i nomi di quelli che diventeranno poi i grandi protagonisti dei romanzi scritti da grande, ci sono i topoi della letteratura sentimentale sonoramente beffeggiati e dissacrati con quegli svenimenti “a turno sul sofà” o i pianti a dirotto “attaccati alla bottiglia”.

Questa ragazzina quindi riusciva a stigmatizzare con occhio critico debolezze e difetti altrui e a volgerli in divertimento e contemporaneamente imbastiva le trame di quelli che sarebbero stati o sarebbero potuti essere i suoi capolavori.

Come ho scritto altrove, l’autobiograficità secondo me non consiste nel preciso riferimento a circostanze reali della sua vita, quanto a quel senso di complicità familiare che si presuppone e si sprigiona dal loro tono confidenziale. Una complicità basata su opinioni condivise, discorsi pregressi scambiati, avvenimenti o notizie commentate insieme e poi rielaborate e trasposte sulla carta per la loro incontenibile forza umoristica.

La sua del resto era una cerchia familiare intellettualmente vivace, che evidentemente era in grado di capire al volo quale romanzo di recente lettura (collettiva, ad alta voce) venisse riproposto o chi fosse la conoscenza comune che aveva prestato il suo colorito acceso alla sfortunata e avvinazzata Alice!
Il volume delle Edizioni Rogas è arricchito da uno scritto di Virginia Woolf, che per prima ha evidenziato come si possa conoscere uno scrittore proprio dalle sue opere secondarie che hanno il pregio di mostrare, se non il risultato compiuto, il metodo di lavoro che c’è nel durante, la composizione e il getto dell’ispirazione. A noi questi Juvenilia lasciano l’amara considerazione di quanto abbiamo perso.

Sempre affascinante è la disinvolta competenza con cui Beatrice Battaglia parla di Jane Austen e ci introduce alla giusta considerazione dei lavori giovanili di una scrittrice più umorista che moralista, come ha voluto far credere la critica che ha adottato l’interpretazione vittoriana di una Jane Austen “tutta casa e chiesa”.

La raccolta Juvenilia comprende ventisette componimenti, divisi in tre volumi, e mostra come la sperimentazione sia ovunque  (e consapevole): nei temi, nel genere (anche se la forma epistolare è quella che prevale data l’epoca) e nello stile; anche la sintassi è infarcita di figure retoriche ridondanti. Le allitterazioni, le iperboli, i casuali nonsense, il sarcasmo sottinteso, a volte anche l’eccessiva ovvietà di una banalità ne fanno una spassosissima fucina di ironia e ingegnoso diletto.

Una nuova indagine per il commissario Lolita Lobosco

Tra brume padane e nostalgia di casa, la prima trasferta al Nord del commissario Lolita Lobosco

Dal 7 settembre in libreria

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Lolita Lobosco è stata promossa questore e deve trasferirsi a Padova. Ma gli inizi non sono facili: l’ambiente si rivela più intollerante del previsto, la nebbia confonde i pensieri e mortifica i capelli, l’orizzonte d’acqua di Bari è troppo lontano per curare la solitudine. Anche il lavoro stenta a decollare, e poi, con i nuovi colleghi, proprio non riesce a legare. Solo grazie all’aiuto e ai consigli di Giancarlo Caruso, affascinante vicequestore di origini siciliane, le cose migliorano, mentre un caso di bullismo – la scomparsa, nell’omertà generale, di un ragazzo da uno dei licei più in vista della città del Santo – mette a dura prova il talento investigativo di Lolì. Dopo tanto freddo, intorno e nell’anima, la commissaria più bella del Mediterraneo riesce finalmente a farsi richiamare nella sua amata Puglia, dove pure l’attende un mistero da risolvere: una sensuale arpista è stata massacrata in un appartamento. I sospetti sono tanti, ma c’è uno strano testimone… Alle due estremità della penisola, tra panzerotti e pettole di Natale, la passionale poliziotta barese torna a ricercare la verità, sui luoghi di delitti efferati e nel fondo stropicciato del proprio cuore.

“Erano tante le mancanze che avvertivo come un peso sul petto: il sole, l’odore della focaccia a tutte le ore, il blu oltremare di Bari. E il rumore bianco della mia città lontana, una sequenza di note fatta di onde, clacson e sirene di navi giù al porto, delle grida al mercato del pesce, dei ragazzini all’uscita di scuola e dei troppi motorini con la marmitta truccata. Senza questa ninna nanna che cullava le mie notti, non riuscivo neppure a sognare”

I consigli di lettura Neri Pozza di Antonella Maffione

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Pagina dopo pagina, l’autrice dipinge una realtà difficile: quella della donna nipponica inserita in un contesto sociale prettamente maschilista.
“Sayoko poteva anche fare l’impossibile per la sua famiglia e sfiancarsi fino a stramazzare al suolo, ma il risultato non cambiava, perchè il suo impegno e il suo lavoro, anziché essere considerati di più, valevano meno di zero”. 
La freddezza e poca presenza del marito unite all’invadenza della suocera scuotono Sayoko, ormai prossima al baratro e alla depressione, dandole la forza per rialzarsi e rimettersi a lavorare.
Dopo svariati colloqui, incontra Aoi, che le offre un lavoro di per sé banale, ma al contempo dignitoso e rispettabile: quello dei lavori di pulizia domestici. Nonostante le due donne abbiamo caratteri differenti, se non agli antipodi, tra loro nasce un saldo legame di amicizia; la possibilità di esprimersi in totale libertà rende la loro malinconica vita più leggera.
L’autrice oltre a regalarci dettagli di vita quotidiana giapponese ci  fa riflettere su alcuni punti: “A cosa serve crescere e diventare adulti? Non a rifugiarsi nella routine quotidiana e a sbattere la porta in faccia alle persone, bensì a puntare a nuovi incontri. A tendere la mano e a scegliere di incontrare gli altri. Ad andare di buon grado verso il luogo a lungo cercato”.
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Un romanzo meraviglioso che pagina dopo pagina ci immerge nella Parigi dell’800. Attraverso un giro in carrozza o sul bateau-mouche, Parigi sfoggia la sua bellezza grazie a monumenti e abitazioni lussureggianti, ma oltrepassato il centro le strade strette ci conducono a una realtà più tangibile, dove la povertà è sconcertante.

“I vicoli più in basso sapevano di vino inacidito e aria viziata, del tabacco della sera precedente e del piscio del mattino.”

Cait è una donna sola che per far fronte a una situazione economica ristretta, decide di fare da chaperon a due ragazzi scozzesi. Durante il loro soggiorno a Parigi, Cait decide di volare in mongolfiera nonostante sia terrorizzata dall’altitudine e resta incantata dai paesaggi mozzafiato, “tutto sembra più bello come se fosse dipinto dalla più bizzarra fantasia.”  

Nascosta tra uomini in cilindro e donne con abiti eleganti Cait si tiene lontana dal bordo della mongolfiera, ma a catturare la sua attenzione è Émile Nouguier, il progettista della Tour Eiffel.
“La Torre Eiffel è “levità e aria”.. dalla cima in un giorno limpido, si riuscirà a vedere tutto. È tutto avrà una trasparenza magnifica.” 
Una costruzione ardita che avrebbe permesso ai parigini di guardare la città in tutte le direzioni.L’amore che legherà, Cait ed Émile, ci farà battere il cuore fuori tempo, ci travolgerà, ci permetterà di frequentare e di assaporare l’atmosfera dei cafè bohemien, luogo d’incontro di poeti, pittori e intellettuali del tempo. Meta preferita da questi artisti che davanti a un bicchiere di vino e nuvole di fumo discutevano di arte, scambiandosi idee e pensieri, menti impegnate alla continua ricerca del “bello”: non si tratta solo di catturare l’apparenza effimera, ma l’essenza della bellezza… l’eterno.

Pink a Venezia 74

Sta per iniziare l’evento cinematografico più atteso dell’anno e noi di Pink abbiamo un inviato d’eccezione Riccardo Iannaccone che vi farà vivere in diretta giorno dopo giorno le emozioni di Venezia.

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La 74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica è organizzata dalla Biennale di Venezia e si terrà al Lido di Venezia dal 30 agosto al 9 settembre 2017.

La Mostra vuole favorire la conoscenza e la diffusione del cinema internazionale in tutte le sue forme di arte, di spettacolo e di industria, in uno spirito di libertà e di dialogo.

La selezione ufficiale dei film comprende le sezioni Venezia 74, Fuori Concorso, Orizzonti, Cinema nel Giardino, Venice Virtual Reality, Biennale College – Cinema, Venezia Classici, Proiezioni Speciali. Le sezioni autonome e parallele comprendono le sezioni Settimana Internazionale della Critica e Giornate degli Autori.

Il programma giornaliero delle proiezioni per il pubblico è consultabile qui: Programma Film

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Novità Newton Compton Editori

Da non perdere le prossime uscite firmate Newton Compton Editori, ecco la nostra wish list per voi! In uscita il 31 agosto!

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Silvia ha quasi quarant’anni, vive e lavora a Parigi e ha una relazione difficile con Alain, un uomo sposato che da mesi le racconta di essere sul punto di lasciare la moglie. Dopo tante promesse, sembra che lui si sia finalmente deciso, ma la fatidica sera in cui dovrebbe trasferirsi da lei, le cose non vanno come previsto. E Silvia, in una spirale di dolore e umiliazione, decide di farla finita con quell’uomo falso e ingannatore e di riprendere in mano la sua vita. Alain però non si dà per vinto, e Silvia non è abbastanza forte da rimanere indifferente alle avances dell’uomo che ama… Dopo giorni e notti di disperazione, viene convinta dalla sua migliore amica a fare visita a un bizzarro terapeuta, il signor O’Flahertie, che sembra sia capace di curare le persone con la letteratura. Grazie ad autori come Oscar Wilde, Italo Calvino, Gustave Flaubert, Mary Shelley, e al potere delle loro storie, Silvia comincia a riflettere su chi sia realmente, su quali siano i suoi desideri più profondi e su cosa invece dovrebbe eliminare dalla sua vita…

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Kitty Cartwright ha sempre risolto i problemi ai fornelli. I libri di cucina sono la sua vita, e non c’è un problema per cui il suo libro culto, Cucinare con la gelatina, non abbia una soluzione. Adesso però il suo unico desiderio sarebbe un libro di ricette per superare l’abbandono del marito… Quarant’anni dopo, a Rosemary Lane, la via principale di una piccola cittadina dello Yorkshire, Della Cartwright è in procinto di aprire una libreria molto speciale. Non sapendo cosa fare con le centinaia di libri di cucina che la madre le ha lasciato, ha deciso di condividere le sue ricette con il resto del mondo. Ma la sua famiglia non è convinta che sia una buona idea e Della inizia a chiedersi se quella della libreria non sia stata in effetti una decisione sbagliata. Una cosa è certa: quello che sta per scoprire va al di là di qualunque previsione…

 

 

Novità Leggereeditore

Ciao Pink Readers,

Siete rientrati dalle vacanze? Noi sì e abbiamo tantissime novità da proporvi. Ecco le uscite Leggere Editore del 31 agosto!

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Cosa ho fatto per amore 

Due esistenze coincidono in una sola vita. Due passati ritornano in un solo presente.

Per Georgie York, un tempo la protagonista di una delle sitcom preferite dagli americani, è proprio un periodo no. La sua carriera cinematografica è in stallo e dover badare a suo padre la sta facendo letteralmente impazzire. Per di più, suo marito l’ha appena lasciata… Un bel danno d’immagine per una delle attrici più amate dal grande pubblico. In un momento del genere, andare a Las Vegas e imbattersi nel suo ex collega, il detestabile ma fascinoso Bramwell Shepard, sarebbe stata per chiunque la peggiore delle soluzioni. Ma Georgie non è una donna come le altre, la sua vita è uno straordinario e inestricabile groviglio di guai. Quando ai suoi però si aggiungono quelli di Bramwell Shepard, la situazione diventa a dir poco esplosiva, perché i destini dei due ex rivali sono più legati di quanto loro stessi avessero mai sospettato. Dalla penna di una delle grandi maestre del romance internazionale, intrighi amorosi, vanità, ripicche e gelosie, per una commedia romantica indimenticabile, raccontata con la giusta dose di ironia e sensualità, sullo sfondo della città più pazza e trasgressiva d’America.

In ebook (€4,99) e in cartaceo (€14,90)

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Le cose da dimenticare

Due mesi prima di sposarsi, James Donato scompare in mare, in Messico, impegnato nelle ricerche di suo fratello Phil, invischiato in traffici illeciti. Sei anni più tardi, lo stesso uomo dato per disperso riemerge dal suo stato di fuga dissociativa in cui era piombato quel maledetto giorno, per ritrovarsi protagonista di un’altra vita, con un nuovo lavoro e un nuovo nome. Vedovo e padre di due figli, vive a Oaxaca insieme a sua cognata Natalya, un’ex surfista professionista, con cui ha condiviso gli anni più bui. Di colpo le due esistenze parallele collidono e torna vivido il ricordo di Aimee, il suo grande amore, e con esso l’esigenza di ritrovarla. Ma anche Aimee si è rifatta una vita, si è sposata e ha avuto un bambino. A James rimangono i suoi due figli e Natalya, l’unica persona su cui può contare, soprattutto ora che suo fratello Phil, appena uscito di prigione, è disposto a tutto pur di impedire che James riveli quello che ha visto in Messico, quel lontano giorno di sei anni prima… Una storia emozionante, che racconta la perdita più dolorosa e il coraggio di un uomo che con ogni mezzo cerca di ricostruire la propria vita.

In ebook (€4,99) , in cartaceo uscirà a settembre.

Il libro dell’estate di Michelle Gable

L’estate è la stagione della spensieratezza che nell’immaginario collettivo è sinonimo di vacanza e nel bagaglio personale di ognuno diventa collezione di ricordi legati a un luogo particolare e all’infanzia.

E allora a chi non piacerebbe ritrovare gli stralci e i brani delle esperienze di tanti anni passati, fissati in un libro, Il Libro dell’estate?

L’idea su cui nasce questo romanzo è molto bella ed evocativa: sollecita tenerezza e nostalgia allo stesso tempo. Al di là della cover ammiccante, salvare una casa che crolla da una scogliera è uno scenario tutt’altro che rasserenante, ma il registro linguistico energico usato impedisce vacui sentimentalismi.

Una grande casa costruita sulla scogliera di Sconset, ritrovo della famiglia Young, voluta e preservata fortemente dalle donne della famiglia: è lei, Cliff House, lo scrigno di tutti i ricordi delle vacanze, di tutti i brandelli di felicità che sembravano eterni e immutabili, e che ora deve lasciare spazio letteralmente all’impietosa erosione del mare e del tempo, che non accetta rifiuti.

Dolce-amaro è allora sfogliare quel Libro dell’estate che la capostipite della progenie femminile, la bisnonna Sarah, costringe gli ospiti e i frequentatori abituali a vergare di proprio pugno, soprattutto per l’ultima discendente di tutte loro, Bess.

Come sarebbe bello poter conservare, per poi farli rivivere, tutti i ricordi di famiglia, le emozioni impresse delle vacanze trascorse accanto a genitori, nonni, fratelli, quei ricordi che quando si cresce si perdono doppiamente e per sempre.

Una volta superato il reticolato dell’albero genealogico di Bess, sottolineato dal ricorso a tecniche narrative diverse, si entra nel vivo della storia delle quattro donne che hanno fatto di Cliff House la loro casa, la loro tana in cui crescere i propri figli e attestare il loro amore per l’isola di Nantucket e che affonda le sue radici nella mentalità matriarcale americana per cui le case sono delle donne. Sarah, Ruby, Cyss e Bess: ognuna di loro esprimerà il suo amore per Cliff House a modo proprio.

Potrebbe sembrare apparentemente una lettura spensierata, tra cene al club, partite a golf e ricevimenti nel parco della villa, in realtà i temi attraversati sono piuttosto duri e crudi: c’è l’urgenza dell’attualità (la storia è ispirata a un fatto vero e all’articolo pubblicato su Vanity Fair) con cui si apre e chiude il libro e che diventa metafora di una posta in gioco molto più importante che è quella di salvare una famiglia, mentre dai flashback introdotti delle pagine de Il Libro dell’estate entra prepotentemente la forza distruttrice e destabilizzante della grande guerra. Arduo è resistere indenni a quella furia devastatrice che ha falciato non solo vite umane, ma anche certezze ritenute incrollabili e Cliff House sembra rappresentarne la simbolica roccaforte.

Ma, come la vita con i suoi errori e le sue imperfezioni ci lascia spesso con l’amaro in bocca, anche il finale qui riserverà delle sorprese.

Buon Libro dell’estate!