Una parete sottile

I consigli di lettura di Antonella Maffione #LetturePerLeVacanzePink

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“Per anni… ho vissuto con l’orecchio destro schiacciato contro una parete sottile”. Fin dall’età di tre anni, il giovane protagonista di queste pagine abita con la madre in un bilocale del centro storico di una città di provincia nel nord Italia. Una casa modesta, che è la frazione di un appartamento ben più vasto e nobile nel quale vive una famiglia numerosa, due genitori e quattro figli che sembrano il ritratto dell’esistenza armoniosa. Dal sottile tramezzo che divide le due abitazioni, e che passa proprio per la sua stanza, il ragazzo sente le voci e i rumori della truppa chiassosa e felice che gli vive accanto: le grida dei saluti, del gioco e dei dispetti delle sorelline, le cartelle sbattute, le corse nel lungo corridoio, e poi gli scambi fra i due genitori, che sembrano costanti confidenze, parole sussurrate da vicino. Ma sono soprattutto le note del pianoforte, magistralmente suonato dalla madre dei quattro ragazzi, una signora bionda che per la famiglia ha rinunciato alla carriera di concertista, a invadere la stanza e il tempo del ragazzo. Lui, che è un tipo solitario, legge molto ma non sa nulla di musica, e quell’ascolto involontario lo emoziona e lo turba fino a sconvolgerlo. Quando poi, per un’improvvisa malattia del marito, la pianista resterà vedova e affronterà gli anni del lutto chiedendo aiuto al suo strumento, il giovane sarà costretto a seguirla in un viaggio attraverso il dolore che gli apparirà tanto irresistibile quanto incomprensibile…

“Senza la musica la vita sarebbe uno sbaglio”. Friedrich Nietzsche

La vera protagonista del romanzo è la musica, che trasforma ogni nota in un alfabeto di sentimenti. Attraverso una scrittura poetica e sensibile, l’autore racconta la storia di un giovane, che dall’inizio della scuola elementare fino all’esame di maturità, ha vissuto con l’orecchio schiacciato contro la parete sottile della sua stanza, per ascoltare voci e  rumori che provenivano dalla casa accanto, abitata da una famiglia numerosa. Ma a “paralizzarlo” e a lasciarlo “tramortito” era la musica del pianoforte, che suonava la padrona della casa affianco. Quella musica lo destava dalla sua solitudine, stimolandogli la fantasia e saziando la sua curiosità.
Quando la “dea” del pianoforte prendeva a suonare, le emozioni del giovane prendevano vita, era come se assistesse ad un bellissimo film.

“Quella musica e’ tutto per me, il suo canto mi annulla e mi trascina aldilà della parete…”

Purtroppo, un giorno la pianista viene investita da un forte dolore: la perdita del marito. Il giovane involontariamente si trova ad affrontare con lei questo dolore attraverso la musica. La melodia di colpo diventa malinconica; l’unico e il solo modo per raccontare e confidare le proprie emozioni è il pianoforte. Ogni nota è talmente struggente da affrontare ogni declinazioni della disperazione. Non poteva arrendersi, doveva risollevarsi per proteggere la sua dignità e la vita dei suoi figli.

“Parla per guadagnare tempo, per consentire a qualche istinto vitale di farsi largo dentro di lei e al suo sentimento di rinunciare all’attesa e imparare a ricordare. Era semplice, ma non facile. E lei ce l’aveva fatta così disse la musica aspra”. 

Ecco che avvenne il cambiamento. La pianista non ripetette più la stessa melodia malinconica, ma procedette con determinazione, guardando avanti a sé, e concludendo quel suo viaggio straziante nella musica.
Quella stessa musica triste, era stata un rifugio per l’ascoltatore, era riuscita ad aprire un cuore fragile dietro il quale erano state velate emozioni che non avevano mai preso vita.

 

 

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