Non parlare con la bocca piena

Ciao Pink readers,

oggi vi segnaliamo il romanzo d’esordio di Chiara Francini edito Rizzoli.

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Bello sapere che si può tornare. Che a ogni passo falso, nella vita, i genitori sono pronti a riabbracciarti con un calore che gli anni non hanno mai attutito né tanto meno spento.Per Chiara, questo calore profuma di caffè e canta sulle note della Vedova allegra. Perché i suoi genitori sono così, loro che l’hanno tirata su in amorosa allegria, le hanno costruito attorno un mondo da fiaba e hanno trattato la vita come una partita a tombola a Natale: leggera.Chiara ha appena lasciato Federico, il loro nido e i gatti. Il suo essere una donna fallica le ha impedito di portare avanti pure questa storia. E sì che stavolta si era impegnata. Ora il dolore le morde il cuore. Anche le donne come lei soffrono. Ma niente, non ce la fa, ed eccola a suonare il citofono a papà, a trascinarsi su per le scale i due trolley, ad addolcire la vita masticando Galatine per consolarsi un po’. Come le hanno insegnato fin da piccola.Meno male che, a casa dei suoi, Chiara ritrova tutto com’era, la cameretta rosa da principessa, l’albero di Natale acceso a ogni stagione, le riviste anni Novanta, gli amici di famiglia chiassosi e colorati. E naturalmente la matura armonia d’amore fra i suoi genitori. Un amore che ha superato tante prove, un amore coraggioso e per nulla convenzionale, un amore disinteressato e forte che ha sconfitto i pregiudizi, spesso con il fendente di una risata. Ma anche un amore buffo e capace di curare le ferite della vita (pure quelle che non si rimarginano perfettamente e lasciano la cicatrice).Una vera scuola d’amore, da cui Chiara avrà ancora molto da imparare. Commedia sentimentale e romanzo di formazione, Non parlare con la bocca piena è una storia sospesa tra ironia ed emozioni. Scritto con una penna fulminante, originalissima, qua e là impertinente, fa ridere grazie a un’irresistibile galleria di personaggi e, allo stesso tempo, commuove parlando con saggezza di amore e amicizia, tolleranza e (non sempre) lieto fine.

Link di approfondimento: Non parlare con la bocca piena/ Chiara Francini

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Dentro l’acqua di Paula Hawkins

Ciao booklovers,

oggi Rosaria Russo ci racconta uno dei thriller del momento edito Piemme.

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Quando il corpo di sua sorella Nel viene trovato in fondo al fiume di Beckford, nel nord dell’Inghilterra, Julia Abbott è costretta a fare ciò che non avrebbe mai voluto: mettere di nuovo piede nella soffocante cittadina della loro adolescenza, un luogo da cui i suoi ricordi, spezzati, confusi, a volte ambigui, l’hanno sempre tenuta lontana. Ma adesso che Nel è morta, è il momento di tornare. Di tutte le cose che Julia sa, o pensa di sapere, di sua sorella, ce n’è solo una di cui è certa davvero: Nel non si sarebbe mai buttata. Era ossessionata da quel fiume, e da tutte le donne che, negli anni, vi hanno trovato la fine – donne “scomode”, difficili, come lei -, ma mai e poi mai le avrebbe seguite. Allora qual è il segreto che l’ha trascinata con sé dentro l’acqua? E perché Julia, adesso, ha così tanta paura di essere lì, nei luoghi del suo passato? La verità, sfuggente come l’acqua, è difficile da scoprire a Beckford: è sepolta sul fondo del fiume, negli sguardi bassi dei suoi abitanti, nelle loro vite intrecciate in cui nulla è come sembra.

Questo libro l’ho cominciato con grande curiosità. Avevo letto il precedente thriller “La ragazza del treno”,  che mi aveva colpito particolarmente e ero convinta che sarebbe stato lo stesso con questo. Invece non è andata proprio così . La storia è interessante, misteriosa e ha tanti punti di vista. Gli eventi sono narrati da diversi personaggi come la sorella di Nel, la donna trovata morta nel fiume. Poi c’ è Lena, sua figlia, adolescente dal carattere forte. Sean, ispettore di polizia, un’altra poliziotta, il padre di Sean. Ma forse proprio tutti questi personaggi che raccontano mi hanno creato un po’ di confusione. Almeno all’inizio, poi col tempo imparando i loro nomi è risultato semplice capire i fatti. La storia affonda comunque le sue radici nel passato. Sia quello antico, narrato nel libro di Nel, di tantissime donne che accusate di stregoneria, o macchiate di brutti crimini, venivano gettate nel fiume, in un processo di purificazione, ma anche in un passato più recente che vede persone legate ai protagonisti.

Il tutto contornato da questo luogo, Beckford, che appare chiaro agli occhi del lettore. Ti sembra di essere lì a guardare i fatti da un punto di vista preferenziale, che ti fa scorgere ogni piccolo elemento. Questo è molto interessante e importantissimo.

Il personaggio di Julia, la protagonista, è molto enigmatico. Fin dall’inizio si comprende il suo distacco dalla città dove è cresciuta e da sua sorella. Un odio apparentemente incomprensibile, ma che pian piano verrà snocciolato al lettore e che mostrerà tutta la sua fragilità di adolescente derisa e bullizzata e anche della sua attuale difficoltà a accettare se stessa. Un percorso lungo e tortuoso da percorrere. In lei c’è però una gran voglia di comprendere quale sia la verità. Sua sorella non si è suicidata, di questo è sicura, e farà di tutto per scoprire chi sia stato a mettere fine alla sua vita.

Tornando all’uso dei diversi punti di vista, credo che abbiano influito negativamente, disperdendo il punto centrale della storia. Non abbiamo un unico filo conduttore e mentre questo da un lato rende il tutto molto più misterioso, dall’altro crea attese e aspettative e anche qualche ingarbugliamento. Nonostante tutto però, ogni nodo giungerà al pettine e non mancherà il colpo di scena finale.

Storie di Città: la app delle poesie geolocalizzate

Ciao booklovers,

oggi vi parliamo di un bellissimo progetto letterario. Un sito e una app ” Storie di Città” che permette di inserire scritti inediti che parlano di luoghi del nostro Paese permettendo una geolocalizzazione di storie, emozioni e suggestioni.

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Un viaggio letterario eccezionale e personalizzato. Un’opportunità di espressione e comunicazione per gli scrittori, ma anche un grande portale di esperienze di lettura per tutti noi.

L’applicazione permette inoltre di portare le storie sempre con voi e soprattutto di scegliere le storie ambientate nei luoghi in cui vi trovate.

Scoprite tutti i dettagli qui: Storie di Città

Ecco una poesia che ho scelto per voi ambientata alla Stazione Termini di Roma

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Il potere del cazzeggio

Ciao booklovers,

oggi vi segnaliamo una lettura davvero imperdibile.

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Sbloccare le nostre capacità cognitive, migliorare memoria e resilienza, superare gli ostacoli emotivi e aumentare la creatività e l’efficienza: sì, ma come? Semplice, basta cazzeggiare. Ci sono precise ragioni neurologiche per cui quella che ci appare come disattenzione è in realtà una risorsa che potenzia le capacità cognitive: nel cervello opera infatti un complesso sistema che si attiva solo quando la mente è a riposo, e soltanto un’alternanza di concentrazione e distrazione ci permette di trovare il nostro «ritmo cognitivo». Molti studi dimostrano che fantasticare stimola i circuiti cerebrali del movimento; che immaginare qualcosa riscalda il cervello in vista dell’azione e rafforza la volontà; che-fare esercizi di mindfulness stimola le regioni del cervello responsabili dell’empatia e della comprensione sociale, e aiuta i bambini affetti da deficit dell’attenzione. Un recente esperimento ha evidenziato che persino gli elettroni cazzeggiano, quando non li guardiamo! In un libro ricco di esempi pratici, studi curiosi, storie di premi Nobel, atleti e professionisti che hanno imparato a «lasciarsi andare» e hanno raggiunto la grandezza, Srini Pillay dimostra quanto il tempo che consideriamo perso sia effettivamente tempo guadagnato. Concentriamoci su noi stessi, perdendo di vista i nostri obiettivi, di tanto in tanto: è il modo migliore per raggiungerli.

“Concentrazione e cazzeggio non sono altro che due impostazioni diverse. La prima corrisponde allo stretto e potente fascio di luce che illumina il percorso davanti a noi. Il secondo invece è un fascio di luce che illumina in profondità e in modo diffuso, rendendo possibile la visione periferica. Entrambe le modalità, se considerate da sole, sono utili a raggiungere scopi specifici. Combinarle non solo farà durare più a lungo le vostre batterie, ma vi permetterà anche di ritrovare più facilmente la strada.”

Un libro eccezionale! Una lettura stimolante non solo per i contenuti e per gli esempi proposti, ma anche per l’approccio comunicativo utilizzato. Una lettura che ci permette di guardare alla vita quotidiana con occhi diversi, con una nuova prospettiva. Per arrivare davvero alla meta a volte il modo migliore non è correre più veloce possibile, ma fermarsi e dedicarsi a qualcosa che ci sa ricaricare l’anima. Cazzeggio is the way! Dedichiamo più tempo a dire stop e fermiamoci a ascoltare noi stessi.

Abc make-up: focus occhi!

Si dice che gli occhi sono lo specchio dell’anima!

Verdi, castani, celesti, neri: gli occhi sono il mezzo attraverso il quale osserviamo il mondo.

Ognuno di noi ha gli occhi di un colore e una forma diversa; per valorizzarli dobbiamo capire a che forma appartiene il nostro.

Esistono varie forme di occhi:

Occhi infossati: in cui predomina la parte sopracciliare, la palpebra mobile risulta poco visibile.

Occhi sporgenti:  in cui la palpebra mobile  è molto rotonda e all’infuori.

Occhi all’ingiù: in cui la parte finale dell’occhio tende a scendere.

Occhi con  palpebra cadente:  in cui la palpebra mobile è poco visibile.

Pink lovers, nei prossimi articoli vi svelerò come valorizzarli.

Munitevi di uno specchio  e osservate bene la vostra forma, presto scoprirete come rendere indimenticabile il vostro sguardo.

Se avete domande o suggerimenti contattarmi all’indirizzo:

pinkmagazineitalia@gmail.com

A presto!

Mr. Darcy e altre novità da Iacobelli!

Sorelle di sangue, sorelle d’elezione, sorelle di carta: una relazione complessa ma ricca di implicazioni e di emozioni. Relazione amorosa, conflittuale, memoriale – ma spesso inquieta, instabile, continuamente da ripen­sare. Perché è uno dei terreni d’elezione per analizzare i rapporti tra donne nelle loro infinite diversità – a volte nella triangolazione con la potente figura materna o con l’incombente figura paterna. Marina Giovannelli, con la fi­nezza di un linguaggio cesellato dalla sua attività di poeta, ci accompagna in un percorso che tira in ballo Simone de Beauvoir e Emily Dickinson, Jane Austen e Virginia Woolf, Marian Cvetaeva e Wislawa Szymborska. Ma anche le sorelle dei miti (le Grazie, le Gorgoni, Clitemne­stra, Elena, Arianna) e quelle immortali della letteratura, dalle piccole donne di Louisa May Alcott (e le sue molte riscritture) alle figlie di King Lear fino alle sorelle sag­ge di Angela Carter. Un libro gustoso, frizzante, sapiente senza alcuna pedanteria perché parte da sé e dalle do­mande che a volte la vita non smette di riproporci.

Postfazione di Helen Brunner.

Marina Giovannelli, poeta e scrittrice, è nata e vive a Udine. Fa parte del Comitato friulano DARS (Donna Arte Ricerca Sperimentazione) collaborando con artiste e scrit­trici nel lavoro di confronto fra i diversi linguaggi dell’arte. Autrice di numerosi testi di poesia, narrativa, saggistica, conduce corsi di Scrittura creativa e ha fondato nel 2007 il Gruppo di Poesia Anna Achmatova.

 Marina Giovannelli

Variazioni sulle sorelle

Si possono raccontare una città e un secolo attraver­so le storie di personaggi senza Storia? Sì, si può. Lo ha fatto Carla Zanardi attraverso le vite di otto donne, non eroine, sul filo della loro e della sua memoria. La Milano dei Navigli e delle case di rin­ghiera viene fuori così attraverso una narrazione che va dai primi anni del Novecento, passando attraverso due guerre mondiali, il fascismo, la ricostruzione e il boom economico, fino all’alba degli anni Due­mila. Storie che si intrecciano, famiglie che dividono gli stessi drammi e che nonostante difficoltà e peri­coli, non rinunciano a progetti di vita, ad anniversa­ri festeggiati utilizzando minime risorse. Anno dopo anno leggiamo delle fatiche, della povertà (e della fame), delle paure, delle complicate vicende familiari, dell’impatto con gli anni del cambiamento. Un cam­biamento accompagnato da dubbi, scelte sofferte tra tradizione e nuovi stili di vita.

Carla Zanardi, giornalista, collabora da oltre trent’anni a testate del gruppo Mondadori. È al suo esordio narrativo con questi racconti che, come tasselli di un unico disegno, si configurano come un memoir familiare.

Carla Zanardi

Donne a Milano

 

 

 

Quale donna non vorrebbe trovare (e magari sposare) un uomo come Mr Darcy? Un uomo bello e ricco, maschio e nobilissimo? Il personaggio inventato da Jane Austen – di cui il 18 luglio 2017 cade il bicentenario della morteha attraversato il tempo senza che la sua immagine di perfetta proiezione dei desideri femminili venisse scalfita dalle centinaia di rifacimenti, letterari e cinematografici, televisivi, teatrali e a fumetti, che sono stati prodotti. Certo, nell’Ottocento se l’è dovuta vedere con l’imperfetto Rochester, l’eroe romantico di Charlotte Brontë, ma dalla seconda metà del Novecento regna incontrastato nelle fantasie femminili, anche quelle ormai contaminate dall’hardcore. Perché, in fondo, è un duro con il cuore tenero, uno che sa ascoltare e capire, e rispetta l’autonomia e l’intelligenza della sua compagna. Giovanna Pezzuoli ce lo racconta attraverso film e serie Tv che, alla ricerca di Mr Darcy, hanno riscritto e reinterpretato Orgoglio e Pregiudizio.

Giovanna Pezzuoli, giornalista esperta e appassionata di cinema, ha a lungo lavorato prima a Il Giorno e in seguito al Corriere della Sera e attualmente collabora con il blog del quotidiano milanese la 27esimaOra e con la rivista Leggendaria. Tra le sue recenti pubblicazioni, la cura (con Luisa Pronzato) del volume Questo non è amore: venti storie raccontano la violenza domestica sulle donne (Marsilio 2013). 

Giovanna Pezzuoli

Alla ricerca di Mr Darcy

 

E come un sogno la vita vola

È l’ultimo nato, per la collana Windy Moors, in casa Flower-ed.

Quella che andrete a leggere è l’intervista ad Alessandranna d’Auria, traduttrice e curatrice dell’epistolario di Patrick Branwell Brontë, relativo al periodo 1835-1848, anno della sua morte, che ha cercato di illuminare le numerose zone d’ombra che avvolgono ancora la vita di questo artista travagliato e appassionato, che amava definirsi un poeta maledetto.

Accanto a ogni blocco di lettere, tradotte e raggruppate per anni, è stato compilato un esaustivo commento esplicativo di spiegazione e informazione, oltre che di collocazione nel dovuto contesto di riferimento. Alla fine del volume le osservazioni sono convogliate in un approfondimento bio-bibliografico sull’autore dell’epistolario, poi arricchito dalle preziose appendici.

Ma cerchiamo di saperne di più da Alessandranna stessa che ha curato tutto questo eccellente lavoro.

Difficilmente la citazione intratestuale scelta come titolo avrebbe potuto esprimere meglio il percorso terreno dell’uomo e dell’artista Patrick Branwell Brontë. Alcuni versi composti da lui stesso si sono rivelati purtroppo tristemente premonitori del suo tragico destino, vero?

In ogni parola c’è una parte di lui e questa è la più grande abilità di uno scrittore di talento, sapersi dare in ogni riga. Mentre leggevo le poesie originali mi ero prefissata di cercare un verso che lo rappresentasse in ogni suo aspetto, ma non per il titolo, mi serviva per concludere la parte saggistica. Avevo appena girato pagina per passare alla poesia successiva a Misery II, quando qualcosa mi spinse a tornare indietro. Era quello, il verso che racchiudeva speranze andate, amarezze, sogno, vita… quel verso era Branwell, era il titolo che doveva avere questo libro.

Che la famiglia Bronte non fosse una famiglia ordinaria abbiamo avuto modo di rendercene conto e costatarlo in diverse occasioni e in questo le sorelle Charlotte, Emily e Anne ce ne hanno offerto più conferme. In occasione del bicentenario della nascita la casa editrice Flower-ed decide di rendere omaggio al componente più eclettico, travagliato, incompreso, e cos’altro?

Ci siamo dedicate a un ragazzo prima, a un uomo poi ed è diventato, almeno per noi, il simbolo di tutti quelli che pur dannandosi a raggiungere un obiettivo, falliscono, perciò abbiamo dedicato questo libro a chi nella vita non ce la fa. Non siamo tutti uguali, non possiamo realizzare i sogni o le attese di altri, ognuno di noi sa perdere o vincere a modo proprio, questo non deve sottometterci al giudizio altrui. Branwell subì tutto questo e perciò abbiamo voluto onorarlo offrendolo al lettore per come era veramente e non per come la storia o altri scrittori hanno voluto presentarcelo.

Può essere definita un’altra peculiarità della famiglia Brontë, e nello specifico del Reverendo, quella di aver proiettato il figlio Branwell alla carriera pittorica, che non era esattamente quella più scontata per i maschi: il vizio cioè era all’origine che questo figlio talentuoso fosse destinato a priori a una vita fuori dall’ordinario?

Il Reverendo era un uomo molto intelligente ma poco portato per la comprensione. Era un uomo del suo tempo col difetto di credere che un figlio maschio (specie se l’unico) dovesse a prescindere raggiungere il successo. Lo sbaglio fu cercare quel successo con la sicurezza di realizzarlo. Branwell era un bravo narratore, ma il peso dello sguardo di un padre lo schiacciò. Se vediamo che contemporaneamente, in silenzio, nell’anonimato, senza obiettivi paterni, le tre sorelle raggiunsero il successo, allora è chiaro di chi fu l’errore.

Bronte, Patrick Branwell; John Brown (1804-1855); Bronte Parsonage Museum; http://www.artuk.org/artworks/john-brown-18041855-20981

“Le lettere non danno pane”, dici a un certo punto per spiegare la ricerca di un lavoro remunerato da parte di Branwell, a fronte della constatazione che la traduzione dei classici, greci e latini, non avrebbe garantito il sostentamento né tanto meno fatto la sua fortuna; ma è anche vero che dalla sua insistenza, a volte presuntuosa a volte ostinata, nelle richieste di un impiego, così come nelle lettere a scrittori o poeti famosi per avere un loro parere sui suoi componimenti, si intuisce un’educazione di certo alimentata non a pane e modestia che poi però si è dovuta scontrare con l’amara realtà fatta di ignoranza e aspettative deluse?

Il Reverendo sbagliò sul carico delle aspettative, il figlio sul convincersi che la fama gli era dovuta; era inevitabile apparire presuntuoso, ma era la presunzione giovanile, se vediamo il suo comportamento nei confronti del Balckwood’s Magazine quando era ragazzo e poi da adulto si nota una grande differenza: prima si pone con superbia, poi con timoroso rispetto, quasi rassegnazione. La citazione latina mi fu ricordata anni fa, mentre scrivevo un libro di archeologia, da un signore ormai novantenne con la passione della scrittura e della lettura. Aveva ragione, la letteratura non fa mangiare, nel senso che solo a pochi garantisce il successo e di conseguenza l’auto-sostentamento, ma per quella gran massa di aspiranti scrittori tutto finisce nel vuoto. Eppure io sono convinta che in quel vuoto anonimo ci siano voci che meritano di essere ascoltate e altre famose che dovrebbero tacere. Lo stesso era all’epoca dei Brontë, la letteratura assicurava a pochi una vita degna. Non ci abbaglino i circoli letterari, i salotti londinesi dove si discorreva di lettere tra nomi già famosi, noi sappiamo che quanto guadagnò Charlotte coi suoi romanzi non sarebbe bastato a mantenerla nella previsione di restare sola.

Apprezzo molto la scelta di allargare lo sguardo a tutti i fratelli Brontë, ognuno a suo modo, espressione di genialità pur con le sue peculiarità caratteriali; a ben pensarci, ogni volta che si parla delle sorelle Brontë la presenza di Branwell aleggia intorno a loro senza approfondirne il ruolo e il grado di influenza reciproca. La storia del ritratto -che spieghi in appendice al volume- è emblematica di questo gioco delle parti in atto nella canonica?

Quel ritratto racchiude consapevolezza e profezia, entrambe nefaste. È come se, cancellandosi per insoddisfazione grafica, Branwell in realtà accettasse la sua inadeguatezza umana rispetto alle sorelle. È la nostra interpretazione moderna ma quanto è vera e suggestiva per chi conosce la loro storia?

Il rapporto con le sorelle è invisibile ma alla base di tutto: inizialmente il sodalizio con Charlotte perché vicini d’età, poi nella difficoltà Emily è quella che gli dimostra più comprensione. Ma non si pensi che Anne rimanga sullo sfondo, perché è direttamente coinvolta nella faccenda di Thorp Green. Vuoi parlarcene meglio?

La complicità con Charlotte era nata nello scrivere le storie di Angria, inevitabilmente tra loro c’era quell’affinità elettiva e intellettuale che li unì da piccoli. Crescendo, affrontando la vita da adulti, tutto cambiò. Emily era diventata la donna di casa, la matriarca che gestiva in silenzio con devozione atavica la famiglia e nei loro momenti da soli, certo si confidarono molte cose. Ma secondo me fu Anne la vera spalla sicura di Branwell. L’improbabile storia romantica di Thorp Green era sotto gli occhi della sorella minore. Sono certa che il fratello non dovette confessarle niente, Anne aveva occhi per vedere, orecchie per sentire e cuore per capire. Voglio credere che bastarono degli sguardi per comprendersi, quelli che ormai erano lontani dall’intransigente Charlotte e dalla silente Emily. Thorp Green fu la parentesi più amara di una vita già afflitta. Era inevitabile insabbiare tutto per la vergogna. La vergogna di avere un figlio con una relazione adultera? O un figlio che la segnò al punto di offuscare la verità con l’immaginazione? Il segreto rimase nelle mura della Canonica, ma credo che la verità fu custodita solo da Anne.

Sicuramente è diverso il rapporto che ciascuno di loro aveva nei confronti di Haworth, di casa, della brughiera. Branwell lo descrive come una specie di prigione?

Haworth era una prigione per tutti tranne che per Emily, lei era diventata lo spirito tutelare della quella brughiera. I fratelli potevano farne a meno, Charlotte voleva scappare ovunque potesse, Anne lo stesso, Branwell si sentiva schiacciato tra quelle persone senza cultura e se ne era andato per poi costringersi a tornare. Eppure, a parere comune, nessuno di loro avrebbe scritto un capolavoro lontano da Haworth.

La carriera artistica di Branwell però non fu del tutto inconcludente perché comunque fu pubblicato; il problema semmai fu la dispersione di energie verso troppi obiettivi e sue abitudini voluttuarie? Il suo desiderio d’azione lo penalizzò in eccesso?

Branwell pubblicò su giornali locali, non raggiunse quelli delle grandi città, dove vivevano autori famosi. È vero, desiderava agire, di un’azione che presupponeva scrivere romanzi di successo. Tuttavia in una famiglia quasi povera e da unico figlio maschio questo non poteva essere il suo destino, specie se inadeguato per ogni lavoro di fatica fisica e con un talento letterario che a differenza delle sorelle andava guidato. Sì, troppe opzioni, o se vogliamo, troppe “carriere” lo deviarono dal porsi un unico obiettivo per dedicarcisi completamente.

La depressione in cui cadde Branwell negli ultimi tre anni fu la più grave e di fatto gli fu fatale, ma c’erano stati altri episodi in precedenza?

Possiamo individuare due momenti critici, forse non proprio di depressione, ma di insofferenza, quando lavorò come tutore e poi alla ferrovia. Nessuno dei due impieghi era fatto per lui. Forse nemmeno lui sapeva cosa doveva essere giusto per chi voleva solo scrivere. Rischio, e dico che se fosse nato donna, le cose sarebbero andate diversamente.

Nei riconoscimenti finali ringrazi l’editore per il supporto e a ragione secondo me, perché i volumi Flower-ed sono sempre più curati e difficilmente gli epistolari in genere recano un commento esplicativo così puntuale e ricco. Parlavi di difficoltà nel reperire le fonti? Le stesse lettere di Branwell sono di arduo reperimento?

L’intero corpus delle poesie di Branwell attualmente esiste solo in lingua originale e venduto a prezzi molto alti. Le biblioteche italiane che ci hanno aiutato a rendere meno difficile la ricerca sono state un’ancora di salvezza. Anche le lettere sono pubblicate solo in inglese (tranne qualcuna in raccolta mista) ma ho potuto comprare l’intera pubblicazione per il mio compleanno. A quarant’anni dovevo farmi un regalone!

Ho scorso la nutrita bibliografia: quale testo consiglieresti a chi volesse approfondire la conoscenza di Patrick Branwell Brontë? Mi incuriosisce molto il testo di Daphne du Maurier e il tipo di ricostruzione biografica che lei sulla base di una affinità elettiva, cerca di fare.

Copyright York Museums Trust / Supplied by The Public Catalogue Foundation

Dici bene, per chi conosce inglese o francese il libro della Du Maurier secondo me ha il giusto tono di un saggio leggero e romantico, fornisce notizie storiche velate da una vena di condivisione di sentimenti che l’autrice non nasconde mai. Come casa editrice però abbiamo voluto tradurre la biografia scritta da Alice Law, tra poco in uscita, dai toni solenni e soggettivi tipici del primo Novecento e che mantiene un tono affine al libro della Sonnino dedicato alle tre sorelle. Una sfida, anche questa. La flower-ed prosegue con coraggio, traducendo quello che altri editori di fama maggiore sembrano disdegnare.

Ti lascio con un “grazie” per il prezioso lavoro fatto e un “arrivederci”, perché il mondo dei Brontë merita di essere conosciuto meglio e per intero, nel bene e nel male.

Il tuo grazie vogliamo amplificarlo, la flower-ed vuole dare voce a chi non ne ebbe, per vari motivi, ma soprattutto se può regalare al lettore quella parola che lo mette in sintonia con un autore, allora siamo noi che diciamo grazie a chi ci dà fiducia.

Aspettiamo quindi nuove pubblicazioni e nuovi motivi per ribadire una fiducia già ben riposta e ripagata!

 

ABC make-up: Il fard o blush!

Beauty lovers, oggi vi parlerò del blush!

Il blush o fard è un prodotto che viene applicato sulle guance e sfumato verso le tempie. Il colore più adatto è sicuramente il rosato ma in linea di massima scegliete la colorazione più vicina al vostro incarnato.  In commercio esistono moltissime colorazioni e texture: polvere compatta, polvere libera, crema; insomma a ognuno il suo! Visto che stiamo in estate potete optare per una formulazione in crema, perché è molto resistente.

Se scegliete una formulazione in polvere potete applicare il fard con un pennello angolare che facilita la stesura, quello cremoso invece potete applicarlo direttamente con le dita con movimenti circolari dalle guance fino alle tempie.

Se volete potete  contattarmi: pinkmagazineitalia@gmail.com

Alla prossima! Non perdete di vista i segreti di bellezza, presto online le lezioni  per valorizzare gli occhi.