Mani sempre in ordine, in pochi passaggi!

Le mani, strumenti della mente, senza i quali il pensiero è una chimera. Alain Aslan

Oggi vi spiegherò come avere mani sempre in ordine. La prima cosa da fare è di procurarsi:

-limetta di cartone.

-bastoncini d’arancio.

-buffer a due fasi.

-olio per cuticole.

-smalto indurente.

-smalto colorato.

-scrub per le mani.

-crema alla glicerina.

Procedimento :

Prendete l’olio per cuticole e applicatelo, fatelo agire per un paio di minuti e, con l’aiuto dei bastoncini d’arancio, spingere le cuticole, passate poi il buffer a due fasi  sulle unghie che andrà a eliminare le cellule morte e a lucidare l ‘unghia; infine date con la limetta una forma in base alla lunghezza che desiderate.

Fatto ciò passate sulle unghie dello smalto indurente,  fatelo asciugare bene,  quindi procedete con lo smalto: optate con il colore che più vi piace ma se volete apparire semplici e  raffinate scegliete un bel rosa latte.

Lasciatelo asciugare per bene.

Ora passiamo alla cura della pelle delle mani, passiamo l’esfoliante su tutto il dorso, non ne avete uno in casa? Niente paura, ne prepariamo uno noi, ciò che ci occorre è :

-zucchero di canna.

-miele.

-ciotola.

Miscelare il composto quanto basta e passarlo sulle mani, risciacquate con acqua tiepida e infine massaggiate una crema alla glicerina.

Spero di esservi stata utile, alla prossima, e se volete potete sempre contattarmi: pinkmagazineitalia@gmail.com

Pretty Little Liars: la nuova vita degli adolescenti

Per chi come il sottoscritto è cresciuto negli anni ‘90, il teen drama è un genere televisivo intoccabile, il genere che ci ha fatto appassionare alle serie tv, che ci ha fatto ridere, piangere, immedesimare, capire, e alle volte idealizzare, il mondo adolescenziale.

Crescendo abbiamo capito ben presto che non avremmo avuto come migliori amiche Kelly e Donna (Beverly Hills 90210), non avremmo vissuto per sempre di sogni come Dawson (Dawson’s Creek), non avremmo mai amato un vampiro (Buffy The Vampire Slayer) e non tutti saremmo diventati campioni di basket (One Tree Hill), e soprattutto, difficilmente avremmo avuto l’armadio di Serena o il fascino di Nate (Gossip Girl).

I teen drama ci creavano delle aspettative enormi, che però ci permettevano di sognare, e forse ci hanno reso quello che siamo oggi, una generazione che crede sempre più in se stessa (troppo alle volte?), e che fa di tutto per raggiungere i propri obiettivi.

Un giorno, però, tutto è cambiato. I teen drama sono passati di moda, i vampiri hanno avuto strada libera (Twilight, The Vampire Diaries, Moonlight, True Blood), e i personaggi adolescenziali, con i loro problemi, i loro sogni, e le loro insicurezze hanno lasciato spazio alla lotta tra il bene e il male, o semplicemente alle sgomitate per salire sul palco e splendere più degli altri (Glee).

Nessun produttore televisivo era in grado di portare più sul piccolo schermo la realtà degli adolescenti, oggi molto diversi da quelli degli anni ‘90, i cui unici problemi erano avere l’ultimo giacchetto di pelle o andare a una festa nella villa con piscina del compagno di classe. Nessuno voleva tentare di raccontare cosa stava cambiando, nessuno voleva parlare dell’accettazione del proprio corpo, della ghettizzazione di nerd e geek, dell’omosessualità tra gli adolescenti, del bullismo.

E qui, da questi punti, nasce una nuova idea, tratta dai romanzi di Sara Shepard. Qui nasce Pretty Little Liars.

Nonostante la presenza dei classici ingredienti del teen drama, ovvero le storie d’amore, i conflitti con i genitori, le amicizie, e le disavventure tra i corridoi del liceo, Pretty Little Liars riesce a distaccarsi da tutti i suoi predecessori grazie a nuovi ingredienti: il giallo e la rivincita dei reietti. L’ideatrice, Marlene King, riesce a dare nuova vita a un genere ormai scomparso dai nostri teleschermi, rendendolo attuale e fonte di ispirazione per tante nuove serie tv degli ultimi anni.

La storia.

Alison, l’ape regina di un gruppo di amiche, scompare in una notte d’estate, e da allora l’ombra dei suoi errori, e le colpe delle azioni commesse dalla ragazza, ricade sulle sue inseparabili amiche, viste come la sua corte, le sue aiutanti, le uniche che dovranno pagare per tutto ciò che è successo prima di quell’ultima estate. Questo però è solo l’inizio, il primo giallo da svelare, la scomparsa della bionda più famosa, e più odiata di Rosewood. Perché qualcuno inizia a perseguitare Aria, Emily, Hanna e Spencer, e il loro nemico avrà molte facce, tante quante le persone che Alison, e infondo anche loro, hanno ferito. Non mi soffermo a svelarvi il resto, forse già lo conoscete, o lo scoprirete quando inizierete a vedere la serie, perché credetemi, prima o poi la vedrete, tutta d’un fiato, e salterete sulla sedia, a ogni colpo di scena.


I personaggi
e le dinamiche.

Uno dei punti forti della serie sono i personaggi, ovvero le Liars (bugiarde), termine utilizzato per denominare le protagoniste, i loro fidanzati, spesso messi in discussione dalle dinamiche della narrazione, e dagli imprevisti posti sul cammino delle ragazze, le loro famiglie, la fonte principale dei loro segreti e delle loro bugie, i personaggi secondari, senza i quali buona parte della storia non avrebbe spiegazione, e poi, ovviamente loro, gli antagonisti, i nemici, i cattivi, che poi forse così cattivi non sono, o almeno alcuni di loro.

Le liars fronteggiano nemici sconosciuti, che le ricattano continuamente, per le loro bugie, i loro segreti, i loro scheletri negli armadi. Ma quale adolescente non ha dei segreti? Quale adolescente non nasconde qualcosa ai suoi genitori? Qui nasce l’innovazione della serie. Tralasciando le esagerazioni televisive (anche quelle necessarie alla riuscita del telefilm) l’argomento su cui si punta è il bullismo, quello reale e quello virtuale. Le offese, le ghettizzazioni, i ricatti, le foto rubate, le aggressioni, stralci di vita usati come armi, come qualcosa che ci rende potenti/prepotenti, come se la vita degli altri ci appartenesse.

-A, l’eterno antagonista, usa ogni angolo buio delle protagoniste a suo vantaggio, ogni loro debolezza diventa un coltello pronto a ferirle, ogni bugia diventa una trappola. Con le dovute proporzioni questo accade nelle scuole odierne, dove bullismo e cyber bullismo sono usati contro chiunque per raggiungere il proprio scopo. E non solo. Lo stalking, le violazioni della privacy, le ossessioni, sono veri protagonisti della serie quanto della nostra vita quotidiana, e nessuno aveva avuto il coraggio di narrare tutto questo in tv fino a questo momento.

Arriva un punto in cui, pur condannando le azioni degli antagonisti, ci viene il dubbio su cosa sia giusto e cosa sbagliato. I cattivi sono davvero così cattivi? Il loro comportamento è solo una reazione a quello che hanno vissuto? Sì e no. La vendetta non è certo la reazione giusta, non lo è mai, ma non è difficile immedesimarsi nei reietti, in quei personaggi che dopo essere stati scherniti per anni, decidono di prendere il sopravvento, distruggendo la vita di chi ha a sua volta distrutto la loro. Una rivincita che forse molti di noi avrebbero voluto prendersi durante i temibili anni delle superiori, ma che ovviamente abbiamo scacciato via per l’insensatezza dell’azione.

Eppure alcuni di loro ci riescono, ci riescono talmente bene da diventare personaggi prima odiati e poi amati dal pubblico, come Mona, che da looser diventa burattinaio della vita di tutti, fino a diventare fonte indispensabile per risolvere qualunque mistero (ammettiamolo, nonostante tutto, senza Mona, le Liars non sarebbero mai arrivate a capo di nulla).

Siamo arrivati davvero a questo? Chi si sente perdente, per colpa degli altri, si crede autorizzato a distruggere gli altri? Forse, purtroppo, sì.

Il pubblico.

L’ultimo fondamentale tassello, che rende questa serie quella di maggiore tendenza degli ultimi anni, è la partecipazione attiva del pubblico alla storia. Come? Staremo pur parlando di un teen drama, ma non dimentichiamoci che Pretty Little Liars è un giallo, forse il più intricato mai apparso sugli schermi televisivi. La genialità degli autori è stata quella di rendere il pubblico partecipe, di rendere ogni telespettatore un piccolo investigatore.

Tracce, indizi, indovinelli, un sottotesto nascosto, cura nei dettagli, nei riferimenti letterari e artistici, indizi pop su film e canzoni, tutto serve a risolvere i gialli che le Liars devono risolvere. Nascono così pagine e blog di teorie scritte dai fan, spesso vincenti, perché in tanti siamo riusciti a scoprire il finale di stagione prima degli stessi protagonisti. Storie intricate, ma con grande intelligenza e attenzioni risolvibili dai telespettatori, una serie televisiva ‘interattiva’, dove il pubblico si sente partecipe delle vicende narrate. La dimostrazione sono i record social della serie, i cui finali di stagioni sono persino tra i momenti televisivi più twittati di sempre.

Tanti i temi trattati con naturalezza, come l’omosessualità di alcuni protagonisti adolescenti, narrata con spontaneità e trattata al pari dell’amore degli altri, come è giusto che sia, o le difficoltà reali per entrare nei college, oppure il contrasto con i genitori, oggi all’oscuro delle vere vite dei propri figli. La depressione, e i disturbi mentali, tema caldo della serie, un lungo viaggio in ciò che turba i ragazzi di oggi, problemi molto seri, spesso ignorati dagli adulti che li circondano. Non per ultimo il tema della transessualità e del cambiamento di sesso in età adolescenziale, argomento molto discusso negli Stati Uniti, anch’esso trattato con l’adeguato rispetto.

Pretty Little Liars unisce un genere televisivo con un glorioso passato, all’oscuro mondo adolescenziale dei nostri giorni, spesso una vera e propria lotta per la sopravvivenza.

Tutto questo, unito al thriller e alla partecipazione attiva dei telespettatori, hanno reso Pretty Little Liars una delle serie che hanno cambiato la scena televisiva moderna, dimostrando che il pubblico oggi non è più spettatore, ma sempre più protagonista.

Dior festeggia i suoi primi 70 anni!

Dior compie 70 anni, e non è mai stato così giovane, affascinante e alla moda! La magia della casa di moda più famosa al mondo nasce nel 1947 con il suo fondatore il mitico Christian Dior, che ha reso celebre il marchio lanciandolo in tutto il mondo! Dior gestisce la casa di moda per dieci anni, conquistando anche la copertina del Time, impresa senza precedenti prima di allora, fino alla sua morte nel 1957 a Monetecatini Terme. Monsieur Dior ha ridato dopo la guerra la gioia di vestirsi di nuovo alle donne senza paura di mostrare la loro prorompente femminilità con l’uso smodato di tessuti drappeggiati e tagliati per le famose e celeberrime gonne e vestiti a ruota, cifra stilistica del suo lavoro. La prima sfilata venne fatta a Parigi, al 30 di Avenue Montaigne, alle dieci e mezzo di mercoledì 12 febbraio del 1947, la prima indossatrice si chiamava Marie-Thérèse, fino a pochi mesi una segretaria in cerca di impiego che aveva risposto alla richiesta di un giovane couturier siano ad allora sconosciuto che cercava modelle, le signorine che rispondevano all’annuncio erano signore esperte in un altro tipo di lavoro e spesso rispondevano perché credevano che in quell’annuncio e in quella richiesta si celasse la ricerca di donne per una casa di appuntamenti, ma il destino le aveva premiate trasformandole in modelle Dior! Basta quel défilé per creare una leggenda e a battezzare la sua cifra stilistica come “New Look” che conquisterà il mondo! Alla sua morte nel 1957 subentra il suo allievo giovanissimo, aveva solo 24 anni, Yves Saint Laurent che con la sua collezione “Trapeze” salva la casa di moda, anche se il suo posto come direttore della casa di moda dura solo tre anni, fino al 1960, per la sua ricerca incessante di piegare il rigore del passato della casa di moda con le atmosfere eccitanti e tumultuose del presente. Viene sostituito dal più rigoroso e formalista Marc Bohan, che ha gestito la casa di moda dal 1961 al 1989, per quasi vent’anni con uno spirito conservatore attento alla tradizione del passato a costo di rigettare la contemporaneità e il nuovo! Nel 1989 sbarca a Parigi Gianfranco Ferré che resterà fino al 1996 e che si limiterà a rendere omaggio al celeberrimo Dior dando alla casa di moda un’ immagine fastosa e monumentale! Nel 1996 c’è una piccola rivoluzione in casa Dior con John Galliano, che innova moltissimo il marchio anche con campagne pubblicitarie geniali che aiutano tantissimo a vendere magliette, bijoux e accessori e lingerie. Manda in passerella donne di malaffare della Shangai anni ’20, clochard di lusso, attirandosi l’ira praticamente di tutti, insomma ribalta la figura del marchio, anche se verrà licenziato dalla casa di moda per alcuni video xenofobi e lanciati sul web.

Nel 2012 si cambia di nuovo ed è la volta di Raf Simons, che fonda la sua cifra stilistica sullo studio dei tessuti, delle forme e delle fantasie del fondatore Dior, creando un linguaggio sofisticato e sognante che all’inizio funziona però poi rischia di diventare un po’ troppo asettico e intellettuale. Adesso tocca alla italiana e finalmente donna Maria Grazia Chiuri che prima interprete femminile del gusto Dior si rivolge direttamente alle donne, regalandole eleganza, libertà e grazia con un’eleganza senza tempo. Lo stile di Christian Dior rimarrà indelebile in tutti i suoi successori, quella voglia di eleganza, femminilità senza tempo delle donne, l’uso smodato dei tessuti, ma anche il total look, il primo che lanciò il life style interamente Dior, che imponeva una visione totale e appagante non solo del guardaroba della donna ma anche del profumo, accessori, bijoux , che resero ricco e famoso il marchio anche oltreoceano, tutti questi elementi rimangono a tutt’oggi la grandezza e la cifra stilistica della divina casa di moda Dior.

Vanessa Aresu

Adaline L’Eterna Giovinezza – Lasciatevi andare all’amore

Freddy Mercury creava un’atmosfera eterea, destinata a fare da colonna sonora al film Highlander l’Ultimo Immortale, ponendoci un unico grande interrogativo: chi vuole vivere per sempre se l’amore è destinato a morire?

E se fosse così? Se accadesse, per uno strano e incomprensibile incidente, che la nostra vita fermasse il suo naturale processo di invecchiamento, consegnandoci all’eternità, chi ci assicura che la formula della vita eterna potrebbe davvero darci la felicità? È un dilemma a cui risponde la meravigliosa storia di Adaline – L’Eterna Giovinezza, interpretata da Blake Lively.

Siamo nel 1937 e Adaline Bowman sta per annegare a causa di un incidente automobilistico. Il destino ferma la sua corsa e, quello che doveva porre fine alla sua vita, consegna Adaline all’eternità. Smette di invecchiare. Smette di crescere. Smettere di vivere come tutti gli altri esseri umani. Tutto si ferma, tutto tranne il cuore. Il cuore che ama, il cuore che soffre, che sente la malinconia del tempo che passa, delle persone che naturalmente, giorno dopo giorno, invecchiano, proprio come sua figlia

Una donna immortale desta sospetto e la sua vita, mai incrinata dal passare del tempo, può essere pericolosa. È per questo motivo che Adaline ogni decennio si trasferisce e inizia una nuova vita.

Tutto sembra essere perfetto, fino al giorno in cui conosce il giovane Ellis e ogni cosa viene messa in discussione. Chi è davvero Ellis e perchè la sua presenza implode nella vita di Adaline così profondamente? Impossibile immaginare di svelargli la sua vera natura, così Adaline, in un primo momento cede al cuore e si lascia amare, finalmente. Ma è un attimo, una parentesi di vita in un lasso di tempo immortale. Non può restare, lei che ha dimenticato come si fa a non andare via, a non fuggire da tutto.

Un magistrale Michiel Huisman, presta il volto all’interpretazione di Ellis, giovane uomo innamorato perdutamente di Adaline; un uomo inconsapevolmente legato al passato e al futuro della ragazza immortale. Adaline cerca di allontanarsi da lui. Cerca di allontanare ogni respiro di Ellis dal suo cuore. Eppure lui non si tira indietro, così come non l’ha fatto già dal loro primo incontro:

– Lo sai, è stata una mossa un po’ rischiosa.
– Quale scusa?
– Non esserti presentata prima di andartene.
– Io amo il rischio.
– Io sono Ellis, molto piacere.
– Come l’isola?
– Nessun uomo è un’isola

Adaline vorrebbe essere amata. Ecco che il bisogno d’amore, e la mortalità dell’essere umano, vincono sull’atavico desiderio di tendere a una vita immortale. Adaline farebbe di tutto per tornare un essere umano e lasciarsi amare. Lo spera. Lo spera più di ogni altra cosa, anche in quei momenti in cui , con Ellis, respira la normalità di un amore intenso.

– Ti prego dimmi qualcosa che possa portare con me per sempre.
– Lasciati andare!

L’unica persona al mondo che conosce il suo segreto è sua figlia, ormai anziana. Ed è proprio sua figlia che desidera per la madre l’abbandono di ogni paura e la possibilità finalmente di sentirsi parte di una coppia. Ma Adaline ha paura, vivrebbe un amore al di fuori delle regoli comuni e, come dice lei stessa: “Non è la stessa cosa quando non si può invecchiare insieme.”

Il cast della pellicola vanta il nome di Harrison Ford nel ruolo di William, padre di Ellis. William irrompe letteralmente nella trama. Un segreto lo unisce ad Adaline e, nel momento in cui si rende conto che il figlio ama davvero quella donna, spera che Adaline stavolta resti, che combatta la sua paura, che si lasci amare

– In tutti questi anni hai vissuto ma non hai avuto un vita… ti prego per te stessa, per Ellis, resta Adaline!
– Non so come si fa!

Una pellicola densa di significato, che affronta un tema quasi fra le righe, un tema che coinvolge molti di noi: scappare dall’amore, dai sentimenti, dalla passione. Non importa quale paura nascondiamo, molti di noi è questo che fanno di fronte all’amore… scappano, perchè hanno imparato a gestire il cuore, hanno imparato a controllare il destino, a non dipendere da nessuno. Mettere il proprio destino nelle mani di un’altra persona significa esporsi, rischiare e, forse, soffrire ancora.  Cosa conviene davvero fare? Cosa vince davvero tra una modesta vita di certezze e di tranquillità, lontana da ogni sentimento, e una vita in cui scegliamo di rischiare, una vita in cui accettiamo di lasciarci andare, di essere noi stessi e, cosa ancora più importante, ci lasciamo amare?

Adaline scappa. Stavolta però il suo destino cambia per sempre. Amare qualcuno significa concedergli la verità, renderlo partecipe di un quadro dipinto solo per noi, un quadro che ci ha reso ciò che siamo, in ogni sfumatura di colore. Solo quando l’altra persona avrà davvero in mano le chiavi di tutto ciò che siamo, solo allora potrà decidere se entrare nella nostra vita o se lasciarci andare per sempre.

Che cosa deciderà Ellis?
Che cosa ne sarà di Adaline?

Interrogativi evasi in un emozionante finale.

The Age of Adaline, titolo originale della pellicola, è diretto da Lee Toland Krieger ed è stato distribuito in Italia il 23 aprile 2015 da Eagle Pictures. I protagonisti, Blake Lively e Michiel Huisman, sono stati candidati ai Teen Choise Award per il miglior bacio in un film.

 

Un’oasi di benessere: il massaggio!

Cerca l’equilibrio del corpo nell’armonia dello spirito, scegli di volerti bene e dedica del tempo a te stessa.

Il massaggio è un recupero psico- fisico;trasmissione di sentimenti profondi: intuizione e ascolto, è un ritorno a una comunicazione primordiale. Il massaggio è la più antica forma di terapia fisica, il suo nome deriva dal greco “massein” che significa “impastare”, “modellare”.  Utilizzato nel tempo da diverse civiltà,  dona a chi lo riceve numerosi benefici:

-stimola il metabolismo, e riattiva la circolazione.

-distende e rilassa i muscoli.

-aiuta a liberare il corpo dalle “scorie”.

-migliora ossigenazione dei tessuti.

-riequilibria I livelli ormonali.

Il massaggio è un arte, non richiede solo abilità manuale ma anche amore il mio consiglio è di affidarsi in mani esperte!

Se vuoi consigli più approfonditi o vuoi semplicemente capire qual è il massaggio  giusto per te, non esitate a contattarci: pinkmagazineitalia@gmail.com

 

Il movimento creativo di Giovanna Barbero

MOVIMENTO CREATIVO

Elaborare linguaggi espressivi personali.

Un laboratorio inteso come luogo di crescita personale, di espressione libera e creativa delle proprie emozioni. Un luogo fertile di esplorazione e apprendimento attraverso stimoli ed esperienze dove ognuno ha la possibilità di far emergere il proprio linguaggio espressivo e potenziarlo in un contesto non giudicante. Il corpo riprende la sua forma naturale di strumento da esplorare e conoscere per incentivare la fiducia in se stessi, la capacità di relazionarsi con gli altri e l’apertura allo spazio che ci circonda. Un ambiente che non giudica facilita il potenziale creativo ed espressivo personale.

Gli obiettivi sono:

-Sentire me stesso attraverso la sensazione.

-Riscoprire il mio strumento corporeo.

-Relazionarmi con me stesso con l’altro e con lo spazio.

-Potenziare la mia vita emozionale ed espressiva.

-Disegnare lo spazio con il mio corpo ed i suoi ritmi e suoni.

La metodologia si colora su di un percorso sensoriale partendo da una ricerca individuale per evolversi ad una costruzione di relazione e scambio collettiva. Lavorare con la creatività del movimento permette di coinvolgere le personalità molteplici e differenti in una composizione guidata che nasce da un’interazione spontanea durante il lavoro insieme.

 

LABORATORIO DI TEATRO e IMPROVVISAZIONE

CONOSCERE SE STESSI E LIBERARE LA PROPRIA CREATIVITÀ.

Tutti possono fare teatro a prescindere dall’età e dalla condizione. Il teatro è un opportunità per mettersi in gioco e scoprire le proprie potenzialità, anche nella vita futura, nelle relazione sociali e nel lavoro.

Il laboratorio mira a far vivere a tutti i partecipanti il teatro come un’occasione spazio/temporale per mettere in gioco e scoprire le proprie potenzialità. Saranno proposte modalità espressive differenti e nuove affinché i modi per comunicare diventino uno, cento, mille e senza confini tra loro passando dal movimento allo spazio, dal ritmo alla voce fino ad arrivare ad una scrittura.

Gli obiettivi del laboratorio sono:

-raccontare quelle storie che sono già insite nell’intimo umano di chi vi prende parte

-sviluppare quella coscienza creativa e naturale che ognuno di noi ha

-raggiungere una conoscenza maggiore di se stessi per potersi meglio relazionare all’altro e all’ambiente che ci circonda.

La metodologia utilizzata dell’improvvisazione offre ad ogni partecipante la possibilità di potersi esprimere facendo nuove e diverse esperienze delle proprie abilità, andando oltre i confini dell’abitudine. L’improvvisazione stimola la curiosità e l’apertura all’ascolto, stimola a liberarsi dalle abitudini ed espandere il nostro potenziale espressivo. L’arte dell’improvvisazione si costruisce e si identifica sul lavoro di gruppo, la comunicatività, la creatività la capacità di correre dei rischi su ciò che non si può prevedere.

Giovanna Barbero

 

Un omaggio a zia Jane

Ciao booklovers,

oggi vi proponiamo una bellissima novità editoriale da non perdere.Jane Austen donna e scrittrice-500x500

Il volume si compone di quattro sezioni con le quali si vuole ricostruire il mondo di Jane Austen come donna, nei suoi interessi, legami, affetti, e come scrittrice, esaminando le tematiche e lo stile con cui ha lasciato un segno indelebile nella letteratura inglese di primo Ottocento. Lo sguardo si allarga poi a considerare i rapporti con gli altri scrittori e le loro opere, cercando di stabilire influenze, collegamenti e commenti. Si offre, infine, una panoramica sui derivati e gli inspired usciti in italiano e una rassegna bibliografica di tutti i contributi critici esistenti, dalle monografie agli articoli, frutto di un lungo lavoro di ricerca bibliografica.
Jane Austen. Donna e scrittrice vuole essere un omaggio, maturato nel tempo attraverso le riletture e gli approfondimenti, a una scrittrice che si desidera far conoscere e amare con le sue emozioni, i suoi segreti taciuti, le sue battute, i momenti tristi e felici, come una donna qualsiasi e allo stesso tempo molto speciale.

Carissime lettrici e lettori, è questo un momento molto importante della mia vita di cui voglio mettervi a parte con piacere ed emozione. Finalmente sono riuscita a coronare il mio sogno che è quello di pubblicare un saggio su Jane Austen la quale è da sempre la mia scrittrice preferita. Poiché sin da subito ho iniziato a dolermi dei pochissimi romanzi che è riuscita a lasciarci, ho cercato di approfondirne la conoscenza tramite altri scrittori e studiosi che mi parlassero di lei arrivando così a comporre una specie di summa di tutto ciò che è stato pubblicato e che la riguarda, che è stato ispirato dalle sue opere, che è stato studiato dalla critica. Ho quindi pensato che il mio modo di renderle omaggio poteva essere proprio una raccolta del genere che mi permettesse di avere il piacere di scrivere di lei e allo stesso tempo leggerne. Il lavoro ha richiesto molto tempo, frutto sia di una ricerca bibliografica durata anni, sia del mio amore incondizionato per Jane Austen che ho scoperto condiviso da tante altre lettrici come me. Ecco dunque che, grazie a Jane Austen, dalla biblioteca al web, mi si è aperto un mondo di collegamenti, nuove conoscenze, associazioni e amicizie. Ovviamente, Jane Austen. Donna e scrittrice non ha la pretesa di essere un saggio dottrinale ma un contributo -spero- utile a chi voglia approfondire la conoscenza di Jane Austen, a chi necessiti di riferimenti bibliografici, a chi voglia documentarsi sui derivati, a chi voglia semplicemente sentir parlare ancora un po’ di lei. Oltre a tutte le janeites che ho conosciuto tramite facebook, devo ringraziare i soci fondatori di Jasit per tutti i suggerimenti e i consigli preziosi che in diversi modi mi hanno prestato, e inoltre due persone in particolare: Michela Alessandroni che ha reso possibile tutto questo e mi ha accolto incondizionatamente e Cinzia Giorgio per avermi spronato e aver sempre creduto in me. Sono impaziente di ricevere i vostri commenti e le vostre impressioni per poter chiacchierare insieme della nostra cara zia Jane. Romina

Link di acquisto: Jane Austen

Novità Graphofeel edizioni

Ciao booklovers,

Oggi vi presentiamo alcune novità editoriali Graphofeel da non perdere.

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“Nel mio Paese c’era la guerra, non potevo più giocare a calcio per le strade, perché da un momento all’altro cominciavano a sparare e noi ragazzi non capivamo perché.”

Nel mio Paese c’era la guerra è una raccolta di racconti sul fenomeno della migrazione umana, realizzati dagli studenti durante un laboratorio di scrittura creativa in una scuola romana, a partire da fatti di cronaca realmente accaduti. Il libro rappresenta un esempio di scrittura collettiva di estremo fascino per  chi voglia riflettere e sorprendersi della ricchezza e freschezza dell’immaginario degli adolescenti.

Link di acquisto: ( sino al 7 maggio utilizzando il codice coupon 003SCHOOL sconto del 15%)  Nel mio paese c’era la guerra

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“Ogni giorno vado a Roma con il treno. Passo almeno tre ore della giornata su quel mezzo, conosco molta gente, ne ascolto i discorsi, ne osservo i volti, le espressioni, i gesti. Incontro quasi sempre le stesse persone, ormai riesco a notarne i nervosismi, i cambiamenti di umore, le stanchezze, le gioie. Entro senza volerlo nel loro privato, a cogliere briciole di vita, spaccati di situazioni familiari, appuntamenti con amici, tresche o contatti di lavoro. Un microcosmo misconosciuto, trasportato tra disagi e ritardi sulle rotaie che portano al lavoro e riconducono a casa, giorno dopo giorno, viaggio dopo viaggio”.

Andrea, bibliotecario pendolare, ha due passioni: la scrittura e il jazz. La sua esistenza tranquilla, scandita dai viaggi, dal lavoro, dalla vita familiare, dalla frequentazione degli amici di sempre, viene un giorno scardinata dall’irrompere del sogno di ogni persona che scrive: la fama. E niente è più come prima; o magari sì?

Link di acquisto: Lo scrittore non ha fame

Chiara Samugheo, un’amazzone della fotografia

Ciao booklovers,

Oggi per la nostra sezione #HerStory vi consigliamo questo bellissimo volume dedicato ad una grande donna edito Les Flaneurs Edizioni.

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Chiara Samugheo, la fotografa delle stelle, ma anche prima donna fotografa in Italia. Universalmente nota per i ritratti delle grandi star, detiene anche un altro primato: quello di aver immortalato, negli anni del Dopoguerra, il fenomeno delle tarantolate in Puglia. Il suo obiettivo ci ha svelato un mondo arcaico, quello del Sud d’Italia, ancora impregnato di superstizione e miseria e ben lontano dalla ripresa economica che stava interessando il resto del paese. È proprio sulla produzione “neorealista”, forse meno nota, della fotografa barese che si concentrano i saggi raccolti in questo volume: delle vere e proprie istantanee sul percorso umano e professionale della Samugheo, in cui analisi critiche e ricordi personali si alternano in maniera coinvolgente.

A cura di Daniela Ciriello, Germana Ciriello, Piero Fabris e Renato Longo. Prefazione di Denis Curti. Postfazione di Claudio Pastrone.
Interventi di: Giacomo Annibaldis, Paolo Barbaro, Angelo Cherchi, Daniela Ciriello, Germana Ciriello, Cesare Colombo, Piero Fabris, Guido Harari, Cosmo Laera, Mauro Raffini, Sergio Torsello e Italo Zannier.

Link di acquisto: Chiara Samugheo

Cambia pelle, scrub al caffè fai da te!

Prendersi cura del proprio corpo è una pratica sana e antica.

Cleopatra, per esempio, utilizzava il latte d’asina per nutrire la pelle del suo corpo e miscela semi e fango delle acque del Nilo per  rinnovare la pelle.

Al giorno d’oggi sarebbe impossibile creare da sole il nostro beauty case; ma visto che la bella stagione sta per arrivare perché non divertirsi a creare un prodotto semplice e efficace, scrub al caffè.

Ingredienti:

  1. -POSA DI CAFFÈ
  2. -OLIO D’OLIVA
  3. -UNA CIOTOLA

Procedimento :

  • Prendete la ciotola, versare quattro cucchiai da cucina di olio d’oliva e aggiungete il caffè finché non si crea un composto.
  • Fatto ciò il vostro scrub è pronto da usare sotto la doccia.   Prendete il composto e passatelo lo con movimenti roteanti dal basso verso alto e risciacquate.
  • Completate la vostra beauty routine con la vostra crema corpo preferita.

Volete consigli più specifici? Contattatemi scrivendo a pinkmagazineitalia@gmail.com