Ragione & sentimento di Stefania Bertola

Non capita spesso di poter sentire parlare di libri una scrittrice, e in particolare proprio di quello attualmente in lettura. Così cercherò di combinare le mie impressioni su questo romanzo con le informazioni che ho appreso direttamente dall’autrice, inerenti la creazione di esso e addirittura la sua copertina.

La prima osservazione che sento di dover fare è che il libro è travolgente, scritto molto bene, mi verrebbe da dire: con una “padronanza di linguaggio invidiabile” che, anche se non fosse diventata un’espressione un po’ abusata, non sarebbe sufficiente a esprimere il carattere effervescente e inesauribile della scrittura e delle trovate proposte, nonché della capacità di coniare neologismi, oltre che del vero e proprio confessato debole per i nomi propri.

L’effetto ottenuto è quello di aver fatto una lunga chiacchierata con l’autrice, il che è esattamente quello che cercava Jane Austen nello scrivere lettere a Cassandra, con la stessa velocità e piacevole sensazione.

Ormai ho acquisito la vera arte epistolare, che come ci hanno sempre detto, consiste nell’esprimere su carta esattamente ciò che si direbbe alla stessa persona a voce; ho chiacchierato con te quasi alla mia velocità abituale per tutta questa lettera. (L29, 3-5 gennaio 1801) [1]

Circa le protagoniste, non capisco la configurazione di Marianna come bionda algida, Turris Eburnea -poi violata- della castità mentre condivido benissimo lo spirito pratico con cui Eleonora sceglie la professione di insegnante a scapito di una carriera legale in cui la volevano proiettata i genitori, per poter guadagnare e avere quindi subito un ritorno economico. Mi sorprende lo spazio dedicato a Margherita che, come una quattordicenne d’oggi, ha una vita affettiva molto intensa, mentre i sospiri della madre, Maria Cristina, mi ricordano tanto i poveri nervi di Mrs Bennet!

L’adattamento è molto ardito e la trasposizione di alcune situazioni forzata (Giulio che deve sposare la nigeriana fuggita dal suo paese) ma il tutto fa parte di un progetto e di un effetto voluto: tanto i riferimenti sessuali sono assenti nei romanzi di Jane Austen, quanto sono espliciti e anche spinti qui, sebbene in questo ambito si debba registrare la prima incongruenza: Eleonora è più disinibita di Marianna, forse perché in questi tempi moderni il sesso è più una questione di testa che di sentimenti?

Lo stile invece è molto somigliante a quello di Jane Austen, sicuramente per l’ironia, ma anche per la presenza dei numerosi dialoghi e personaggi, con un particolare afflusso di personaggi minori, anche caratterizzati, di cui non si sentiva la necessità (cfr. capitolo undicesimo bis). Ma questa è una peculiarità distintiva della scrittrice italiana.

A parte la derivazione autorevole, il romanzo scritto da Stefania Bertola, se è vero che parte da un’antinomia insita nella stessa natura umana, veicola messaggi propri e costringe, pur con il ritmo incessante e trafelato del pettegolezzo continuo, a pause di riflessione: sull’amore, sulla libertà di sbagliare.

(Pensieri di Eleonora…) … Per me l’amore non è così… Non è un tumulto, una mareggiata. E’ placida l’onda, prospero il vento. Amore è un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai. È un segreto, che se ne parli si sbriciola”: come? come? Eleonora che cita Shakespeare?!

In questo caso posso però aggiungere alcune chicche apprese direttamente dall’autrice del libro che ho avuto modo di ascoltare durante una serata organizzata dall’Associazione EWWA per l’iniziativa Non solo rosa a Porto San Giorgio (FM), nelle Marche,  lo scorso 25 marzo.

Stefania Bertola vanta numerose esperienze di scrittura. Si definisce una romanziera, e ci tiene, ma è anche autrice radiofonica, sceneggiatrice e prima di tutto traduttrice, lo sottolinea.

Ha tratto l’ispirazione per questa riscrittura dall’analogo progetto adottato in Inghilterra sui romanzi di Jane Austen e ha scelto proprio Ragione e sentimento perché trova che siano aspetti universali e atemporali sempre validi che proprio per questo si prestano a una applicazione in chiave moderna: “si lotta da sempre e si lotterà sempre, e per questo motivo tra tutti i romanzi di Jane Austen Ragione e sentimento è quello più adatto a essere periodicamente riscritto, scagliandolo dentro il tempo e i secoli che passano”, si legge nella IV di copertina.

Alla domanda se fosse stata intimorita all’idea di toccare un classico, ha risposto: “Dopo Orgoglio e Pregiudizio Zombie, non si possono avere remore di alcun tipo”.

Incassato il benestare di alcuni lettori speciali, tra cui le sacerdotesse-vestali di Jane Austen -e qui starei attenta a non confondere le fanatiche dell’epoca storica con le estimatrici della scrittrice letteraria- il libro è stato dato alle stampe. Non prima di aver scovato una simpatica idea per la copertina che nella sua semplicità e immediatezza comunicativa dobbiamo a un cartello di saldi, oltre che all’inventiva della stessa autrice e del suo, evidentemente, illuminato coniuge.

Non nasconde le difficoltà per ricreare certe situazioni, come trasporre ai giorni nostri, per esempio, il condizionamento che legava Edward Ferrars a Lucy Steele, con una situazione corrispondente che tenesse conto della diversa mentalità e concetto di dovere morale.

Ciascuna sua opera è legata a una colonna sonora che ne ha accompagnato le fasi e sbloccato le pause inventive: difatti i riferimenti musicali sono molto presenti anche all’interno del presente romanzo.

Obbedendo a uno dei consigli letterari basilari di zia Jane che raccomandava alla nipote Anna di scrivere di ciò che si conosce, anche Stefania Bertola dichiara di aver scelto di ambientare il suo Ragione & Sentimento nella Torino salottiera che conosce e che presenta insospettabili analogie con l’ambiente del Surrey di fine Settecento.

L’operazione è riuscita e il merito è tutto dell’ironica penna competente di Stefania Bertola, amica di Jane Austen!

[1] http://www.jasit.it/le-lettere-di-jane-austen/

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