Intervista ad Alfredo Nepi, autore di Stivali Blu

Ciao Alfredo,

il tuo libro, Stivali blu, è uscito da poco ma sta riscuotendo molto apprezzamento da parte dei lettori. Per me è emozionante tenerlo a battesimo avendo partecipato alla prima lettura e sapendo quanto lavoro e preparazione ci sono stati dietro le quinte per la sua riuscita. Come autore ne sei stivali-blusoddisfatto?

L’edizione che è stata pubblicata mi piace molto e spero possa piacere a chi la leggerà. Sinceramente per arrivare al testo definitivo ho lavorato molto. Il testo, le frasi, gli scenari sono stati a lungo meditati e rivisti. Per arrivare alla versione attuale ho chiesto la collaborazione di alcune lettrici che mi hanno indicato dove alleggerire il manoscritto e cosa modificare. Poi c’è stato l’intervento della mia editor che nella ultima stesura mi ha aiutato indicandomi le cose da cambiare. 

Vuoi parlarci tu del tuo libro? In questi casi il punto di vista dell’autore è illuminante:

La storia è semplice: Il protagonista principale è un ragazzo che soffre perché il suo corpo non è come egli vorrebbe. Per questo motivo è anche oggetto di derisione da parte dei colleghi di lavoro. Poi c’è la protagonista femminile Silvia, una giovane di buona famiglia che ha un impellente bisogno di libertà mentre i suoi la vorrebbero occupata nello studio notarile del padre. Accanto a loro si muovono Ciro e Anna. Lui è un collega di Pietro, alle prese con i propri tormenti interiori legati a una doppia dipendenza. Lei è responsabile del gattile, con alle spalle una sfortunata relazione sentimentale che l’ha segnata. Stivali blu è un romanzo agrodolce, sofferto e intenso. Per certi versi spietato come i pregiudizi che avvelenano la vita delle persone. A differenza dei precedenti, questo racconto mi ha entusiasmato molto nella fase della ricerca. La parte di studio preparatorio mi ha fornito gli elementi necessari per comporre certe parti. Per alcuni capitoli ho dovuto approfondire le varie tematiche con specialisti del settore. Per esempio, nella stesura della parte della terapia intensiva, ho chiesto collaborazione a un dottore che opera realmente in un reparto di rianimazione ospedaliera. In ogni caso, quello che mi ha colpito di più è stato constatare come la storia, man mano che veniva scritta, riuscisse a intrecciare tutti gli eventi fino al finale che per il lettore si rileverà una vera sorpresa.

Il tuo romanzo ruota tutto attorno all’immagine simbolica ed emblematica degli Stivali blu: che cosa hai voluto esprimere con essi?

All’inizio per il mio manoscritto in testa non avevo un titolo preciso. Un giorno mentre stavo leggendo alcune riviste mediche che mi servivano per documentarmi sul problema del personaggio principale, ho letto un articolo che illustrava alcuni aspetti comportamentali legati al colore blu. Mi sono illuminato. Era come se il titolo fosse venuto a cercarmi e la cosa mi è piaciuta. Alla fine questo aspetto di indossare sempre gli stivali blu sarà spiegato proprio in una delle scene finali del libro, in un dialogo tra i due protagonisti.

A cosa è dovuta la scelta di ambientare gran parte della storia sullo sfondo di un gattile?

Ho diversi amici e conoscenti che operano all’interno del volontariato. Alcuni di essi prestano la loro opera nei gattili o nei canili prodigandosi per rendere la permanenza di tanti animali indifesi in quelle strutture meno triste e meno dolorosa. Lo fanno senza alcun tornaconto, in maniera gratuita e con tanta passione. Li ho visti al lavoro mentre fornivano a questi poveri animali cibo e coccole; in alcuni casi anche cure veterinarie. Mi sembrava giusto dare loro un degno riconoscimento anche se in una situazione romanzata come quella di Stivali blu.

La dedica alle tue figlie è molto bella e tenera: devi a loro l’amore per gli animali?

In realtà è il contrario: l’amore per gli animali fa parte di me, è innato e come tale l’ho trasmesso alla mia famiglia, anche senza volerlo. Ho ricordi molto forti e intensamente felici legati agli animali che hanno accompagnato la mia vita; soprattutto nell’infanzia e nell’adolescenza. Personalmente ho avuto un gatto, due cani, dei pesci rossi, dei criceti e adesso un coniglio nano che è con noi già da 12 anni. Le mie figlie, come me, amano molto gli animali e di conseguenza anche la natura, tanto che una di loro è anche vegana.

Penso si senta molto nel tuo stile la formazione giornalistica che hai avuto, soprattutto nel modo di raccontare i fatti, mentre nell’analisi interiore dei personaggi è evidente l’approfondimento psicologico; la psicologia è un mondo che ti affascina?

Per motivi legati al mio lavoro, prima nel marketing e comunicazione e poi come responsabile commerciale, negli anni ho dovuto approfondire molto la tematica psicologica nell’essere umano. Non ho fatto studi specifici di Psicologia ma la materia mi affascina e ho studiato molti testi. Chi mi conosce afferma che sono una persona molto introspettiva ed empatica; per questo mi affascina scoprire il perché e il per come delle vicende umane. Dicono inoltre che sono un attento osservatore dei cambiamenti sociali. Quando scrivo mi limito a raccontare delle storie caratterizzando per quanto possibile i personaggi anche sul piano psicologico.

Sono convinta che un autore metta sempre del suo e della sua esperienza autobiografica in un libro: è stato così anche per te?

In molti mi hanno chiesto se il romanzo Stivali blu sia nato dalla realtà o dalla mia immaginazione. Il confine non è netto; l’una e l’altra spesso si intersecano creando situazioni che ispirano il racconto. Partendo da luoghi comuni come un semplice gattile o il ricordo di un compagno di scuola, ho cercato di scrivere una trama, dove s’intrecciano vicende esistenziali tormentate oppure di gioia. La cosa che più mi affascina quando scrivo è quella di dotare i miei personaggi di emozioni. Ad alcuni metto in bocca parole che ho sentito da amici. Ad altri assegno gli stati d’animo che personalmente ho vissuto in prima persona. In realtà penso che dentro di sé, ciascuno possa riconoscere un po’ di tutto questo, secondo le situazioni e il contesto.

Nel libro ricorre più volte l’affermazione che il caso non esiste, anche argomentata, come in questo brano: “… è stato il destino. Le storie spesso s’intrecciano per un volere superiore. Il caso è solo il travestimento assunto da Dio che vuole passare in incognito sulle strade del mondo per realizzare i desideri di alcune persone”. Si tratta di un tuo convincimento?

Rispondere a questa una domanda richiederebbe molto tempo. Posso solo dire che questa frase mi appartiene ed è una mia forte convinzione, anche per esperienze personali vissute. Per chi crede, la vita degli uomini sia negli eventi lieti che in quelli tristi, è un disegno -a noi sconosciuto- nelle mani di Dio che non lascia nulla al caso. Non si tratta di un programma da riempire, stabilito al di fuori di noi, senza neppure darci i mezzi per conoscerlo. Non si tratta di avere un’immagine del Creatore ereditata dal deismo che ha segnato la cultura occidentale, dove troviamo un Dio onnipotente, che tutto vede, tutto sa, di fronte al quale la storia umana si svolge come uno spettacolo senza sorpresa. Il discernimento non ci rivela, tali e quali, i progetti di Dio su di noi; esso ci dispone a riconoscere entro i nostri desideri e le nostre attese quello che può richiamarsi a un volere superiore.

Credi nella possibilità che quelli come Pietro abbiano un futuro? Un futuro assistito magari?

Senza addentrarmi nella specifica problematica di Pietro, posso dire che per le persone come lui, afflitte da disturbi alimentari, c’è un futuro. Bisogna capire che certe tematiche legate al cibo sono dovute a fenomeni socio-culturali “esogeni” come le abitudini alimentari della famiglia o l’ambiente in cui si vive, ma anche e soprattutto a dinamiche “endogene” cioè ai conflitti più o meno inconsci con se stessi. La prima cosa da fare, per superare questa situazione, è volersi bene e amarsi di più. Non è facile, ma è possibile.

Stivali blu non è l’unico romanzo che hai scritto: I Sogni non hanno scadenza e Ciao, come Stai? dove in primo piano balzava l’attenzione sui rapporti sentimentali: Stivali blu rappresenta la conferma di un genere o la scelta in un’altra direzione? In quale ti senti più a tuo agio?

Ciao, come stai è un romanzo ormai fuori commercio, uscito in edizione limitata. Diciamo che quel libro ha anticipato di circa una decina d’anni il genere di 50 Sfumature di grigio ma non posso aggiungere altro. I sogni non hanno scadenza affrontava il tema dell’amore dopo i 40 anni e soprattutto l’aspetto dei tradimenti coniugali. Il secondo romanzo è già arrivato alla terza edizione. Vuol dire che l’argomento amore/tradimento, soprattutto da parte delle donne, coinvolge e interessa molte persone. Ancora oggi mi arrivano mail da lettrici di ogni età ed estrazione sociale, che si identificano nella storia. Mi raccontano che certe situazioni descritte nel romanzo, loro le hanno vissute realmente. Stivali blu invece è diverso, affronta il tema della sofferenza per la propria diversità e, nel caso della protagonista femminile, l’aspirazione a condurre la vita che ha scelto, e non quella che gli altri hanno deciso per lei.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Al momento non ho progetti futuri. In questo periodo mi diverto a leggere i commenti dei lettori di Stivali blu che mi arrivano via email o sulla pagina facebook. Non ho un progetto editoriale per un nuovo romanzo perché è ancora presto. Sinceramente i commenti positivi a quest’ultimo racconto mi fanno piacere. Tuttavia fino a quando non ho una storia o una trama che mi interessa preferisco concentrarmi sugli articoli giornalistici legati al mondo dei motori, mia passione da sempre.

Grazie Alfredo per il tempo e le parole che ci hai regalato: le tue risposte sicuramente ci aiuteranno a conoscere meglio Stivali blu e chi lo ha scritto.

Romina Angelici

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