#ApostrofoPink #2

poetry-in-garden-web11

Ciao booklovers,
benvenuti al secondo appuntamento con la nostra #PinkPoetsSociety.

Apriamo oggi con i versi di Ada Luz Márquez

Le dissero:

-Non sarai in grado

di sopportare l’uragano.

E lei rispose:

-Io sono l’uragano.

 

******

Pierino Rinaldi

Il Viaggio

Gli alberi che camminano

sulla strada che porta al mare,

all’incrocio della disperazione

è arrivato il vento insieme alla luna.

 

Non tutti viaggiano su commissione

alcuni lo fanno con esagerazione

altri perché hanno bisogno di un’opinione

io per non  sentirmi un coglione.

 

Volevo vendere e volevo comprare

volevo  prendere e volevo ridare

volevo ridere e volevo scherzare

ma l’obbligo di viaggiare mi ha fatto controllare.

 

E quando dicono che mi devo fermare

le mie mani cominciano a tremare

e inizio a vedere la sera calare

e non so più cosa fare.

 

Ritorno in macchina e inizio ad andare

e penso a quelli che non sanno viaggiare

vorrei tanto poterli aiutare

ma non ho tempo devo scappare.

 

E sulla strada schiaccio il pedale;

tutto il resto, all’indietro, ha da fare,

davanti vedo soltanto la strada,

non so dove porta, ma devo andare.

 

*******

 

Rosalia Fumarola

Ma sei sicura che è tutta farina del tuo sacco?

Farina del mio sacco. Sì, certo! che domanda… È tutta farina del tuo sacco! Che credevi? Oggi ho ripreso a scrivere, un ibrido tentativo poetico. Ma, non credo di saper scrivere poesie, mi vengono meglio pensate. Scrivo e mastico una Big Babol come quando ero alle scuole elementari, dovevo averle sempre con me, le mangiavo di nascosto ed era un modo buono per tenermi la bocca chiusa. Ero una bambina generosa, perché ne offrivo sempre una al mio compagno di banco e alla compagna affianco, con la speranza che anche loro avessero la bocca chiusa, una buona volta. Sì, devo esser stata una bambina molto taciturna grazie alle Big Babol. Masticavo furtivamente e godevo di quel sapore inteso di una fragola artificiale. Me ne stavo buona e zitta a frequentare posti fantastici,unici. Il mio punto di riferimento erano le finestre e le nuvole, farina lievitata nel cielo per me le nuvole. A volte ho anche pensato di darne una alla maestra, perché non contenta ci faceva fare il “Gioco del silenzio”. E non vi stupirebbe affatto, se vi dicessi che vincevo quasi sempre. Sì, adesso che sono grande dispenserei Big Babol a quasi tutti, se bastasse questo per avere un buon silenzio. Ma ora basta con le Big Babol. Ritorno alla farina nel sacco. La farina dei grandi autori che mi capita di leggere, farina che si mischia alla mia, un compostaggio utile solo a me. Farina di noi, dei nostri intenti. I nostri sguardi, in cerca d’amore o di antagonismo. Il nostro “io” spocchioso. Farina di due amanti che si lasciano al mondo, per amore si lasciano. Di loro che sono seduti al bar a tergiversare; e poi la politica. Farina di un vecchio seduto solo, e uno che gioca per tre a carte e vince per i nipoti. Di lei che corre in ritardo e ha una calza smagliata e una suoneria  troppo bassa al cellulare, di lui che sembra impassibile e ardito in giacca e cravatta. Di loro che furono fermi, seduti e in piedi, in corsa, al lavoro e poi al bagno seduti al water. E ancora di loro che verranno, e se verranno e quando verranno io sarò di sicuro al mare per i fatti miei in un febbraio nuvoloso e mite.

Adesso però pensa e poniti a un’altra domanda. Per favore!

**********

 

Marica Argentiero

(Per T.)

Non ho la possibilitá di parlare,
me l’hai tolta.
Parli con qualcun altro, a causa mia.
Cerco di urlare attraverso le immagini, 
di ricordarti la mia esistenza
Ma mi ritrovo a urlare da sola,
senza voce,
incredula,
tra i pochi ricordi
e le troppe speranze.

 

********

 

Marco Perrone

in memory 13/11/15

Silenzio di chi tace

Sorge smorzato il Sole

a illuminar le strade,

il suo profilo duole

sfiorando le vetrate

ed i detriti sparsi,

segni tracciati appena

coi corpi, dai dispersi

e dalla loro pena.

Scese il buio sommesso

a disturbar silente

il vivido riflesso

delle vetrine spente,

gente che per suo vezzo,

o pura coincidenza,

aveva scelto il mezzo

della propria esultanza.

Scene di norma e quiete

lungo le vie del centro,

bande migrano liete

verso quel nuovo evento.

Poi, come se il rumore

potesse arrestare il tempo,

piomba secco il dolore

segnato dallo schianto.

Sfuma tutto il reale,

perde significato

quando viene a mancare

nesso giustificato.

Cadono giù in rovina

i corpi dei presenti,

l’aria si scopre piena

 da grida di passanti,

ma quando tutto esplode

toccando la sua vetta,

e il crudo gesto erode

l’alone di vendetta,

nell’aula della scena

torna la falsa pace,

segno di atroce pena,

silenzio di chi tace.

 

********

 

Fra’ grif’fato

Racconto epico

Avrei voluto mettere in prosa

una favola meravigliosa;

narrare di un valoroso cavaliere

 

senza macchia né nemici da temere,

seduto in sella al suo bianco destriero

con l’armatura lucida, lo sguardo fiero.

 

Il signore dei draghi avrebbe sfidato,

dalle sue prigioni saresti stata liberata

e prendendo le redini di un cavallo alato

sulla luna ti avrebbe portato.

 

Sognava di sfidare i cavalieri in un torneo

e portarti in dono un gran bel trofeo;

regalarti un diadema di brillanti

con la luce dei riflessi dei suoi sentimenti;

 

raccogliere una cesta di fiori

per riempire la tua camera di mille colori;

liberare le farfalle dalla loro voliera

 

e farti vivere la più bella primavera;

ricoprire il tuo letto di petali di rose

ed adagiarti su di esso come la più bella delle spose.

 

Invece non sono stato in grado

di tener il nemico lontano dal fossato;

a difendere il nostro castello.

Tra tutti era il più bello!

 

Un palazzo sontuoso e splendente,

come il nostro amore appassionato e rovente,

che però non ha retto ai colpi ricevuti dall’esterno;

mentre io credevo potesse reggere in eterno!

 

Io, armato da codesta penna soltanto,

assistevo incredulo e sgomento

come lentamente la roccia si sgretolava

ad ogni nuovo attacco che la fortezza subiva.

 

Tante volte ho provato a riscrivere il racconto,

ma ritornavo sempre allo stesso punto.

E mentre strappavo ogni pagina per ricominciare

tutte le cose belle ho finito per cancellare.

 

Rimanevano solo le ferite al cuore,

quelle provocate dall’eccessivo dolore.

Cosicchè alla fine nulla ci resta

di quelle che dovevano essere nobili gesta.

 

Mi rimane l’ultima pagina di questo tomo

per evitare che questo semplice uomo,

agli occhi del lettore nostro,

da eroe si trasformi in un brutto mostro;

 

e la copertina del libro, non più rilegato,

su cui incidere con un carattere dorato

il titolo di questa mia misera opera, dedicata

a colei che è stata la mia dolce amata.

Lasciate un commento qui sul blog o sulle nostre pagine social. E se avete anche voi una poesia nel cassetto, inviatela durante la settimana inviatele all’indirizzo:

ufficiostampa.pinkmagitalia@gmail.com

A mercoledì con #ApostrofoPink

Isabella e Filippo

 

Annunci

Un pensiero su “#ApostrofoPink #2

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...