Intervista a Cristina Amato

Ciao booklovers,

Oggi nel P12744656_746659272145758_3709218307539351603_nink blog ospitiamo Cristina Amato, copywriter e Blogger, ma soprattutto scrittrice con il suo romanzo “Ogni tanto mi tolgo gli occhiali “.

Il Tempo. La percezione del suo fluire, inesorabile, che si ha nella vita di tutti i giorni, nei suoi mutamenti, nella ciclicità delle stagioni, negli occhi degli altri che ci comunicano dei tratti del nostro volto che si modificano; e, ancora più incisiva, la percezione interiore del suo fluire, l’incessante rinascita dei desideri, delle speranze e spesso la scoperta di avere nuovi sogni e nuove speranze, in un continuo movimento, come se fossimo pianeti in orbita attorno al sole. Il Tempo e l’Attesa dunque, perché quest’ultima discende dal tempo, ne è figlia. Il libro “Ogni tanto mi tolgo gli occhiali” di Cristina Amato, ruota attorno a questi due temi fondamentali delle nostre esistenze. Ma la scelta narrativa e stilistica fatta dall’autrice è volutamente lieve, autoironica: se il tempo e l’attesa si prendono gioco della vita, Alice, la protagonista, si prende gioco di loro. E lo fa con garbo e allegria; con una sorta di distaccato disincanto che non le vieta, però, di vivere le sue giornate e le esperienze quotidiane, con uno spiccato umorismo e una lucida visione della realtà, cogliendone gli aspetti, a volte grotteschi, a volte felici, a volte scoraggianti, con il giusto equilibrio tra senso critico e spirito allegro. Ecco perciò spuntare, dispettoso e irridente, il Bianconiglio a ricordarle che il Tempo corre veloce; ecco gli incontri casuali e le passeggiate per negozi dove la merce esposta pare strizzarle l’occhio, ricordandole il ticchettio dell’enorme orologio sospeso sulla sua testa; ecco le capriole nel passato, leggeri morsi di nostalgia, malinconie morbide e accoglienti in cui rifugiarsi ogni tanto, solo per poco, con l’illusione di fermarlo, questo Tempo che non s’accorge del nostro affannato vivere.

Benvenuta Cristina! Parlaci un po’ di te, del tuo lavoro. Qual è il ruolo che senti più rappresentativo di te stessa?

Ciao Isabella, intanto grazie per l’interesse nei miei confronti e nei confronti del mio libro. Da dove iniziare? Ho avuto una vita, almeno fino a qui, abbastanza movimentata. Mio padre faceva un lavoro che ci costringeva a partire ogni 4, 5 anni, si cambiava città, paese e spesso anche continente. Ho quindi dovuto capire molto presto il significato della parola nostalgia e negli anni ho capito che il miglior modo per combatterla era lasciare tracce scritte. Ho iniziato, quindi, a raccontare dei miei trasferimenti, dell’impatto con altri territori e lingue in una serie di quaderni che tutt’ora custodisco gelosamente. Al momento di scegliere l’università non ho esitato: la facoltà di Lettere e Scienze Umane di Neuchatel mi ha accolto a braccia aperte e io ho ricambiato l’amore, mettendo passione e determinazione dietro quei banchi universitari. Dopo la laurea ho scelto di tornare in Sicilia. Da diversi anni lavoro in un’agenzia pubblicitaria, dove mi occupo di trasformare in scrittura i desideri dei clienti. È un lavoro complesso che richiede uno studio continuo e tanta passione, per fortuna quella non manca mai. Mi piacciono i pois, i libri, i quaderni ingialliti e i moleskine. Sulla mia scrivania in ufficio un cartello: “Preferisco di no”, in onore a Bartleby il ‘copista’ di Melville e ho una passione sfrenata per i conigli, i Bianconigli. Non credo che ci sia un ruolo che mi rappresenti maggiormente, ogni cosa che faccio rappresenta un po’ di me piuttosto.

Qual è stato il percorso che ti ha portato alla scrittura?

Come ti dicevo prima, ho sempre sentito l’esigenza di lasciare tracce scritte. Ho sempre immaginato che un giorno qualcuno trovasse in miei quaderni e che questi potessero raccontare tute le storie che ero stata in grado di ricordare. Ho studiato tanto, ma soprattutto letto tanto e, un giorno, di qualche anno fa, ho deciso che era arrivata l’ora di raccontare una storia che poteva essere letta da altri. Ci ho impiegato un sacco di tempo, ho lavorato notte e giorno. Ho letto e riletto il testo per paura di non essere abbastanza, di fallire, ho avuto timore delle critiche. Un giorno mi son detta che se era veramente questo il mestiere che avrei fatto da grande, dovevo rischiare ed è quello che ho fatto e che sto facendo. È un rischio mettersi a nudo, perché chi scrive si mette a nudo c’è poco da fare. Ma ho dimenticato di dirti nella domanda su di me che adoro le sfide e che sono tremendamente cocciuta.

Ti piacerebbe condividere con noi un passo del tuo romanzo che ne rappresenti il senso più profondo?

“Dopo una breve sosta, a contemplare due piccioni che si rincorrevano nell’intento di amarsi, sono andata verso il mare. In quel momento ho capito che, forse, il mio psicoterapeuta non aveva tutti i torti. Forse è vero che qualche volta quando meno te lo aspetti, la vita assume una piega diversa. Basta un dettaglio per metterci in discussione, un ricordo, un’immagine per farci fermare a pensare. Avevo trascorso quelle ore cercando me stessa, ricordando la donna che volevo diventare. Quelle ore di profonda solitudine e introspezione mi avevano fatto capire diverse cose: la prima fra tutte era che il rispetto verso le bambine che siamo state porta ad avere più consapevolezza delle donne che vogliamo diventare, che l’amor proprio è in ognuno di noi, talvolta custodito nel profondo e che, spesso, la vita lo maltratta inconsapevolmente. Poi, pensandoci bene, ho capito che, a volte, oltre ad amarsi bisogna odiarsi, scuotere l’anima dal tepore dei giorni che monotoni scorrono via e che bisogna riconoscere i propri errori e le proprie fragilità, perché solo in questo modo la vita ci rispetterà nella sfida di diventare grandi e ci permetterà di combattere sul ring ad armi pari.” Eccolo lascio a voi l’interpretazione.

Quali sono le aspettative ed i sogni dietro alla pubblicazione di questo romanzo?

Se c’è una cosa meravigliosa che ho scoperto in questi anni e che non bisogna avere troppe aspettative, è meglio lasciar le cose andare. Le faccio perché le sento e perché ci credo con tutta me stessa. Chi scrive ha però, sicuramente un desiderio: quello di essere letto da quante più persone possibili, di regalare ai lettori un attimo di leggerezza, di nostalgia o un sorriso. Spero di riuscirci con il mio romanzo.

Presenterai il tuo romanzo a Palermo, il 5 Marzo, al teatro delle Beffe, che purtroppo rischia di chiudere, che opinione hai in merito?

Credo che teatri come Il Teatrino delle Beffe che sono luoghi di arte cultura e condivisione non dovrebbero mai chiudere i battenti. L’arte, a mio parere, è lo strumento più autentico di relazione tra le persone e chiudere un luogo come il Teatro delle Beffe rappresenterebbe un fallimento delle relazioni prima e della cultura poi. Conosco personalmente Ludovico Caldarera e la sua fortissima squadra di attori e artisti e credo che valga la pena sostenerli in questa lotta contro la chiusura del teatro che, negli anni, ha regalato sogni e momenti di arte davvero senza eguali. È per questo motivo che ho scelto, grazie alla generosità e alla simpatia di Ludovico, di presentare il mio libro proprio al Teatrino delle Beffe in un momento così delicato. Spero di poter dare il mio contributo, affinché questo luogo meraviglioso non chiuda i battenti e possa continuare a far sognare le persone avvicinandole all’arte.

Piccola curiosità da accanita lettrice, che rapporto hai con la lettura? Hai un genere preferito?

Leggo ogni volta che ho un minuto libero. Adoro i libri di ogni genere. Mi piacciono i libri sperimentali quelli che affrontano tematiche inerenti alla letteratura stessa travestendosi da romanzo, amo i classici e ultimamente ho sviluppato una passione esagerata per i gialli. Allenano la mia capacità di analisi, mi spingono a collaborare alla trama attraverso le indagini. Trovo che chi scrive gialli ha una marcia in più.

 

In ogni intervista faccio sempre un giochino: se dovessi scegliere un libro dalla tua libreria e consigliarlo a chi ci legge, quale sarebbe?

Solo uno? Va bene dai scherzo. “Un’aria da Dylan” di Enrique Vila- Matas.

Grazie mille per essere stata con noi Cristina

Grazie a te Isabella!

A presto

Isabella

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